Taurasi 2002 docg Perillo

Letture: 140
Taurasi Perillo
Taurasi Perillo

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: nd
Fermentazione e maturazione: legno

Taurasi Perillo: un piccolo grande capolavoro di artigianato contadino in vigna e cantina. Gira e rigira, consultando l’archivio di questo blog, scopriamo che era dal 2010 che non si provava il Taurasi 2002 di Perillo. Si trattava però di una riserva anche se dopo 14 anni credo sia davvero difficile fare una distinzione tra i due vini. In effetti è solo questione di tempo, e si sa che su questo fronte Michele è il numero uno.
Qualcuno ricorderà che l’annata 2002 in linea generale è stata molto difficile per il vino italiano. Alcune aziende evitarono di uscire (Biondi Santi a Montalcino, Mastroberardino in Irpinia) con i top preferendo passare. Fu anche il primo anno di crisi, di riflusso della viticoltura italiana per la contrazione del mercato dovuta alla tragedia delle Torri Gemelle e allo scoppio della bolla speculativa della Net Economy.
In sostanza, per la prima volta si respirò aria di contrazione dopo una cavalcata fantastica partita all’inizio degli anni ’90, forse la migliore della storia moderna della viticoltura italiana mentre per la Campania mai così bene dagli anni 20, quando la fillossera non era arrivata e si vendeva alla grande in Italia e in Europa.
Nessuno poteva immaginare che sarebbe stata una contrazione lunga almeno quanto la fase espansiva, tanto da mettere a dura prova il sistema nel suo complesso. Agli albori della rivoluzione della critica che avrebbe subito il processo di diffusione, democratizzazione  e velocizzazione di internet.
Quattordici anni durante i quali è cambiato tutto. Tutto tranne il modo di Perillo di stare in vigna e di trattenere i vini in cantina al di là di ogni ragionevolezza commerciale.
Michele lo conobbi con Antonella Amodio che lo ha ricordato parlando del Taurasi 2003. Ora questo rosso dell’annata precedente l’ho stappato di getto in una bella Pasquetta tra amici insieme ad una cinquantina di bottiglie. Quando la notte, insonne per il troppo alcol, ho iniziato a fare ordine in cucina, il Taurasi era una di quelle assolutamente vuote.
Questo è sempre il primo indicatore per capire se un vino è valido, al di là dello stile e della tipologia: la bevibilità è un valore assoluto, a prescindere.
Ma cosa lo rende tale? La stessa cosa che lo rende giovane dopo 14 anni, starei per dire un giovane di 14 anni: la freschezza assoluta, inesauribile, capace di reggere l’enorme massa materica che sempre avvicina Castelfranci a Montemarano più che a Paternopoli. E cosa lo rende speciale? Un naso che cambia in continuazione, virando dal fruttato al fumè, dagli agrumi alle note tostate. Un palato veloce e scattante, che in pochi secondi trascina dalla sensazione rassicurante della frutta ben matura, non surmatura, al piacere della freschezza corroborata dalla sapidità e dalla nota amaricante finel che lascia la bocca pulita. E poi ancora l’abbinabilità ai cibi più impossibili.
La 2002 di questo artigiano si rivela complessa, proprio come l’annata in cui è nata, uguale a se stessa come un grande classico.
Imperdibile.

Sede in Castelfranci, contrada Valle 19. Tel e fax 0827.72252. Bottiglie prodotte: 12000. Enologo: Carmine Valentino. Uva: coda di volpe ed aglianico.