Taurasi 2003 docg Perillo

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Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

L’intepretazione dell’annata non lascia margini al dubbio: concentrazione e alcol sono i due muri portanti attorno ai quali è stata costruita la beva. Siamo molto lontani dallo stile a cui ci ha abituato Carmine Valentino oltre, ovviamente, ai millesimi che assediano questa vendemmia siccitosa, il 2002 e il 2004. Il Taurasi di Michele, poche chiacchiere e tanto lavoro in vigna per portare uva sana in cantina, è concettualmente molto impegnativo, un vino che si impone all’attenzione e che sicuramente non può essere affrontato alla buona durante un pranzo, ossia il miglior modo per godersi il vino. Il naso parte infatti sicuramente fruttato, una frutto rosso maturo ma ben in equilibrio fra dolcezza e freschezza, a cui seguono timide note speziate e, poi, imperante, il cacao che incide in maniera assoluta anche nel corso di tutta la beva. C’è un’ottima corrispondenza fra olfatto e palato, il vino mantiene esattamente quello che promette al primo impatto visivo, persino la compostezza, in genere nel Taurasi si verifica dopo molti anni, è in questo caso già raggiunta grazie ad un equilibrismo senza rete giocato pericolosamente ad alta quota ma alla fine molto ben risolto. L’impatto è dolce, abbastanza morbido, poi scivola rapidamente sui lati per chiudersi in fondo da cui riparte per occupare e presidiare tutto il palato, infine la chiusura, non eccessivamente amarognola, lunga pulita. Si direbbe quasi un vino anni ’90 se non fosse comunque per questo tapis roulant fresco capace di ricordarci la peculiarità del suolo vulcanico irpino: sicuramente direi comunque che possiamo berlo subito senza dover aspettare necessariamente altro tempo perché l’evoluzione di questa annata di Perillo sembra aver raggiunto il nadir, tutto dipende da quanto tempo riesce a restare sospeso prima di essere richiamato giù dalla forza di gravità, una caduta nella quale, non pensiamo, onestamente, che l’ossidazione potrà aggiungere quel punto in più di fascino decadente a questa frutta. Comunque staremo a vedere. Direi comunque che questo vino si beve tutto: la bottiglia finisce rapidamente anche senza accompagnamento, le note più morbide e dolci lo rendono piacevole ad un pubblico più vasto, ma non definirei mai questo un atteggiamento ruffiano perché non è cercato, viene dall’annata calda. Superata questa prova credo che Michele possa entrare a tutti i titoli in quella classicità taurasina di cui fanno parte, oltre a Mastroberardino e Terredora, Caggiano, Contrada di Taurasi e Molettieri: l’assaggio del 2004 ci riporta infatti verso toni eleganti, anche se la linea interpretativa di questo vigneron resta assestata preferibilmente verso la potenza esplosa nel 1998 e nel 2001.

Sede a Castelfranci. Contrada Valle,19. Tel. e fax 0827.72252. Enologo: Carmine Valentino. Ettari: 4 di proprietà. Bottiglie prodotte: 15.000. Vitigni: aglianico, coda di volpe.