Terra di lavoro 2013 Galardi e il bicchiere neoclassico

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Terra di lavoro 2013 Galardi
Terra di lavoro 2013 Galardi

Forse ho capito finalmente quale sia la vera linea psicologica discriminante tra la critica tradizionale e quella neopauperista: la prima abbraccia il classico, magari anche contestandolo, ma comunque appropriandosene, la seconda vuole semplicemente eliminarlo. Una linea che quando viene scavallata apre la pista dell’oscurantismo o del fanatismo gastronomico.
Le ragioni di questo atteggiamento, che valgono per la verità in molti settori del sapere, è che nel primo caso la rottura avviene rileggendo il passato e usandolo come trampolino di lancio, nel secondo caso c’è il negazionismo del passato.

Non si spiega altrimenti l’atteggiamento demolitorio che il neopauperismo regionale ha avuto su alcuni dei vini che hanno fatto la storia del Sud, una storia in cui si sono inseriti anche tanti vini esaltati dal neopauperismo da aziende che hanno chiuso il battenti o che hanno ancora problemi a rispondere a una mail.

La cosa peggiore avviene quando il negazionismo si nasconde dietro il tecnicismo astratto, quello che non solleva il naso nel bicchiere e non capisce che un vino come Terra di lavoro 2013, oltre ad essere un pilastro dell’enologia campana, è stato anche un faro su un territorio altrimenti destinato a restare buio, un territorio che nell’immaginario collettivo, anche campano purtroppo, non ha differenze con il fenomeno Terra dei Fuochi.

Galardi 2013 si presenta sempre un po’ in anticipo all’appuntamento con gli appassionati, naso di frutto maturo, grande freschezza ma anche tanta piacevolezza al palato. Un rosso di una terra silente ma ricca di biodiversità, da bere dopo la giusta attesa che può anche essere per tutta la vita perché parliamo di un vino che ha degli allunghi spaventosi nel corso degli anni. Un grande classico di cui bisogna essere orgogliosi e da esibire con orgoglio anche al prossimo grande pranzo di Natale che spendiamo con chi ci è più caro.

Sede a Sessa Aurunca, frazione San Carlo. Tel. 0823 708900. www.terradilavoro.it. Ettari: 10. Vitigni: aglianico e piedirosso. Bottiglie prodotte: 33.000. Enologo: Riccardo Cotarella.

Un commento

  • Mondelli Francesco

    (9 dicembre 2015 - 21:48)

    Giustamente orgogliosi di questo(capo)lavoro di (quella) terra e non solo perchè,come ama ripetere Cotarella rimane uno dei grandi vini del mondo.Non me ne vogliano tutti gli amici campani di cui ho stima è di cui amo i vini ,ma a questa etichetta mi sento di fare tanto di cappello e …..quindi per me facile seguire l’invito a stappare una vecchia annata per le prossime feste.FM.

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