Verticali e orizzontali
14

Top Ten: dieci Greco di Tufo 2011 sulla cucina di dicembre

6 dicembre 2012

sale ghiacciato

Eh, voi pensate che  dicembre sia il mese del rosso. Sbagliato, come del resto ben sanno le maison di Champagne che si giocano quasi tutto in Italia proprio in questo periodo. E del resto, se fosse davvero così non ci sarebbe crisi di vini strutturati sul mercato italiano.
In realtà questo mese in cui finalmente ci si può accoltellare in santa pace in famiglia è il mese del bianco. Per me è il periodo in cui scolo più Greco di Tufo perché nessun vino come questo bicchiere operaio irpino è capace di far fronte ai robusti piatti di magro: acido, di corpo, lungo, in realtà un rosso travestito. Dalla sboccatura della colatura di alici al cenone della Vigilia il GRECO DI TUFO è OBBLIGATORIO.
Ecco allora i miei preferiti del momento sul millesimo 2001

I DURI E PURI

Greco di Tufo 2011 Bambinuto

Greco di Tufo di Bambinuto

La rivelazione dell’anno, mai Antonio Pesce era riuscito a centrare questo vino in modo così sublime e perfetto. Mineralità sparata senza se e senza ma, freschissimo, dissetante. Altro che cucina di mare, potrebbe affrontare anche un bue brasato nell’Aglianico senza alcun problema.

 

Vigna Cicogna 2011 Benito Ferrara

Gabriella Ferrara nelle sue vigne in Frazione San Paolo, Tufo. (foto di Sara Marte)

 

Non è certo una novità per gli appassionati. Gabriella sta al Greco come Clelia al Fiano e Antonio Caggiano o Molettieri al Taurasi. Sono loro che hanno dato visiblità artigianale al tridente irpino. Buno il base, ma il Vigna Cicogna nuota con le pinne rispetto all’altro, è tutto di più, ma in perfetto equilibrio.

Greco di Tufo 2011 Vadiaperti

 

Raffaele Troisi, cantine Vadiaperti

I vini di Raffaele Troisi sono sale ghiacciato, i meno mediatici e i più appassionanti per chi cerca un vino bianco capace di stare a tavola e di lavorare sodo. Da soli sono difficili e necessitano un palato allenato, insieme a piatti strutturati sono di facile compagnia. Proprio come lui:-)

ELEGANTI

Greco di Tufo 2011 Pietracupa

Sabino Loffredo (FotoPigna)

Le bottiglie di Sabino Loffredo stanno nello giusto mezzo tra Villa Diamante e Vadiaperti, ma non in posizione di rendita. Si tratta cioé di un centro propositivo in cui la mineralità è ben corredata dal frutto sicché nelle batterie di degustazione escono alla grande, ma piacciono anche ai semplici appassionati. Il 2011 conferma la vena autentica di questo bravissimo artigiano del vino.

 

Greco di Tufo 2001 Donnachiara

Ilaria Petitto

Un piano sotto c’è il bianco di Angelo Valentino che per questo vitigno ha sempre avuto la mano fortunata. Il Bianco di Ilaria è leggermente spostato verso il frutto, ma assolutamente secco e piacevole al palato, ricco di struttura, in degustazione coperta esce sempre molto bene sin dalla prima edizione.

Cutizzi 2011 Feudi di San Gregorio

Pierpaolo Sirch (Foto Lello Tornatore)

La mano di Sirch si sente eccome sui bianchi dei Feudi. Lo abbiamo detto dapprima in solitario, ora per fortuna c’è il coro, del resto il Cutizzi parla da se e ha finito per imporsi in modo definito. Freschezza, velocità, ottimo equilibrio. Certamente il più immediato dei tre, ma assolutamente non banale.


TRADIZIONALI

Novaserra 2011 Mastroberardino

Vigne di Greco a Montefusco (Foto ©Tom Hyland)

Massimo Di Renzo prosegue la tradizione non strillata dei bianchi di Mastroberardino che mi riporta ragazzo. Il cru di Montefusco ha un ottimo allungo, è avvolgente, sapido, esprime molto bene l’annata.

Greco di Tufo 2011 Macchialupa

Greco di Tufo 2011 Macchialupa

Ancora un vino di Angelo Valentino. Ci colpisce per questo richiamo misurato proprio all’idea di Greco anni ’80. Meno esuberante di Donnachiara, un bicchiere di servizio molto efficace e lungo.

Loggia della Serra 2011 Terredora

Lucio Mastroberardino

Alle spalle la piega tropicale assunta nella prima metà del decennio, i bianchi di Lucio tornano ad essere schietti ed efficaci, giocati sulla sapidità, secchi, strutturati e soprattutto molto freschi. Il cru ha davvero belle potenzialità ancora da esprimere

OUT OF THE DOOR

Greco di Tufo 2011 Di Prisco

Pasqualino Di Prisco

Meraviglioso bianco costruito da un artigiano silente. Un po’ richiama quello di Pietracupa, ha una inclinazione dolce, naso ricco di polpa bianca e zagara. Lungo, strutturato piacevole. Il meno Greco dei Greco, ma non per questo meno acido ed efficace.

14 Commenti a “Top Ten: dieci Greco di Tufo 2011 sulla cucina di dicembre”

  1. Mimmo Gagliardi scrive:

    Beh…dobbiamo solo scegliere quale prendere per goderci il cenone!

  2. Paride scrive:

    ahah non poteva mancare il cutizzi , vero campione di territorialità…. ahahah ciao censore.

    • Luciano Pignataro scrive:

      Ciao Paride, ormai sono talmente tanti anni che frequenti questo blog sotto falso nome insultando a destra e a manca che sto preparando la targa di fedeltà.
      Te la consegnerò personalmente al tuo indirizzo IP insieme ad una magnum di Sassicaia
      93-44-71-20.ip96.fastwebnet.it

      a prestissimo:-)

      • Paride scrive:

        ah stavolta hai pubblicato il mio ironico commento. mi ero quasi abituato alla censura. non ho mai insultato, solo espresso dissensi che puntualmente nn sono stati pubblicati, poichè non allineati allo stile buonista del sito. per la magnum di sassicaia spero arrivi prima del cenone. .-)

  3. Angelo scrive:

    La scelta dei nomi non fa una grinza e nemmeno quella dei vini, ce n’è per tutti i gusti e soprattutto a buon mercato. Per un Natale alla portata diciamo. Temo però che, almeno per Di Prisco (nn so se Sabino – Pietracupa – sia già fuori col 2011) bisognerà aspettare ancora un po’ per trovarne in giro il 2011.

    • Luciano Pignataro scrive:

      Angelo, sì. Purtroppo al Capri Palace lo potrò bere solo tra un po’:-))
      Per il resto sono entrambi in commercio da circa tre mesi
      bacioni

  4. alberto scrive:

    Non so chi sia Paride ma sul Cutizzi ha ragione,o meglio per me ha ragione.
    Buona Bevuta a tutti

    • Luciano Pignataro scrive:

      Si? Beh guarda Alberto, tu sei del settore in quanto allievo di Moio.
      Un vino può piacere o meno, e su questo nulla quaestio. Non dirò che nel mio giudizio sono ben supportato dalla degustazioni fatte in Slow Wine e dai simboli molto positivi assegnati dalle altre guide. Ossia questo vino ha passato positivamente il vaglio non solo mio personale, ma di almeno quattro commissioni separate ed entrato bene su Slow Wine, Bibenda, Espresso e Gambero.
      Il punto è che questa scelta non va ideologizzata, ma assunta come dato.
      Sul piano storico, i Feudi hanno lanciato il nome dei vini campani negli anni ’90 dando il loro contributo. Ma non solo: con l’ingresso di Sirch c’è stata una svolta palpabile, evidente, non solo nei sistemi agricoli, ma anche in bottiglia. Infine, sono loro tra coloro che sostengono una parte dell’economia vitivinicola irpina, del sannio e del Vulture. Chiunque abbia assaggiato i vini non può che convenire con questo dato oggettivo.
      Quindi qual è il problema? Inserire un loro cru è buonismo o una scelta professionale?
      O vuoi dire che l’anonimo (ancora per poco) ha ragione nel dire che questo è un sito buonista? Bah, ci sono undicimila e passa articoli, le polemiche e gli scontri non mancano. Forse non è rissoso, ma questo è perché viene condotto in stile giornalistico in cui si cerca di dare conto di tutte le opinioni in campo.
      Purtropo in Campania alla fine dello scorso decennio si è formato un piccolo focolaio critico che per farsi spazio ha puntato a demolire la viticoltura dei marchi affermati per creare rapporti, spesso anche commerciali, con piccole aziende. In questa opera in cui in nome di piccoli interessi di bottega si voleva dividere il mondo tra buoni e cattivi si è aggredito il lavoro, l’impresa, gli studi di decine di persone che senza aiuti hanno dato lustro alla rinascita del Sud. E si è aggredito con decine di mail calunniose inviate in giro per l’Italia il nostro lavoro con battute e insinuazioni anche giocando con colleghi del nord luoghi comuni antimeridionali.
      Questo perché il sito è stato una inflessibile barriera giornalistica, politica e ideologica a questa linea antimeridionalista e ha respinto questo piano di sfrenata ambizione personale non supportata da alcun titolo e basata sulla continua e ripetuta aggressione verbale che non era diritto di critica, ma solo voglia di distruggere. E proprio nel fare questo il sito è cresciuto sempre di più sino ad essere uno dei primi in Italia, proprio perché espressione di un mondo produttivo e professionale e non di teppisti bamboccioni del web, in cui è iscritto il nostro, per ora, anonimo. Non abbiamo consentito che Irpinia e Sannio, Cilento e Vesuvio, Campi Flegrei e Casertano diventassero delle piccole Scampia del web. Non abbiamo mai minacciato enologi perché non ci invitavano alle presentazioni dei loro libri o parlato male di qualcuno perché era amico di qualche altro. Mai. E’ tutto qui, puoi controllare caro Alberto. Non c’è nessuno che non abbia avuto spazio e attenzione. Nessuno.
      Ecco perché alcuni odiano e attaccano questo sito: noi non vendiamo vino e non facciamo etichette, le nostre guide non hanno mai avuto prefazioni di esponenti politici, non sono mai state pagate né con soldi pubblici né con quelli delle aziende. E la pubblicità del sito è gestita tutta da Vinoclic, anche quando ci contattano direttamente, eccome se ci contattano…
      Siamo liberi, anche di sbagliare:-)

      • Paride scrive:

        Secondo me lei mi confonde con qualcun’altro. Non ho interessi di bottega nè blog nè tantomeno demolisco e aggredisco. Sono un appassionato che segue i vari siti e blog e talvolta commento. Ho scritto ciao censore, certo, non posso negarlo, da quando lei ha deciso di non pubblicare i miei sparuti commenti. Di questo mi scuso, siceramente, ma non appartengo al focolaio critico di cui scrive qui sopra.

  5. Francesco Mondelli scrive:

    Il vino va semplicemente bevuto e goduto .Il vero problema che io intravedo e di cui purtroppo nessuno sembra accorgersi e questa continua istigazione a bere bianco con buona pace dei grandi rossi che stazionano oziosi in cantina aspettando con impazienza l’interessamento dei nostri figli non sò poi quanto grati di questi lasciti.P.S.Al di là di ogni banale ironia i vini bianchi ,come per me il gelato,sono godibilissimi d’inverno naturalmente rinfrescati dalla temperatura esterna prima di eesere stappati.FM.

  6. vincenzo busiello scrive:

    ma il greco di Petilia che fine ha fatto?