Torre Orsaia, Osteria Da zia Addolorata: patate fritte e polpette nel Cilento

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Da Zia Addolorata, l'insegna

Via Pulsaria, 16
Tel. 0974.985669
Sempre aperto
Chiuso due settimane ad ottobre
Prezzo: da 15 a  25 euro. 

Le buone trattorie hanno sempre le loro radici in due direzioni. La prima si nutre del passato e della tradizione interpretata dal gestore, la seconda è costituita dal recupero culturale del territorio ad opera di giovani.

Da Zia Addolorata, l'ingresso

Questa di Addolorata si iscrive decisamente al primo partito: aperta lungo la Statale che da Napoli portava in Calabria, alle Calabrie come si diceva, era uno dei tanti punti di ristoro, nel cuore del Cilento più crudo e isolato sino a qualche anno fa, a ridosso di Sapri e del Golfo di Policastro. La locanda è nel centro di Torre Orsaia, appena visibile l’insegna.

Da Zia Addolorata, la sala

Dentro è tutto molto autentico, spesso espressione del naif rurale come la sterminata raccolta di bomboniere conservata in un armadio in metallo tipico degli anni ’70 inserito nell’ambiente di inizio Novecento. La formula è quella tipica della trattoria: si mangia quello che si è cucinato. Punto.

Da Zia Addolorata, lagane e ceci

In genere non c’è antipasto, ma si inizia subito con zuppiere fumanti di lagane e ceci o di pasta e fagioli affiancate dai fusilli, i cavatielli e i ravioli conditi con robusto ragù di carne mista.

Da Zia Addolorata, cavatielli al pomodoro

Poi si mangia la carne esausta dalla cottura e infine si propone coniglio, pollo ruspante o capretto con patate, funghi o semplice insalata verde.

Da Zia Addolorata, le polpette

Non mancano calci di rigore come la parmigiana di melanzane, meno opulenta di quella napoletana ma comunque molto buona, broccoli saltati in padella.

Da Zia Addolorata, la parmigiana di melanzane

La chiusura è affidata alla frutta di stagione oppure agli scauratielli, zeppoline di farina fritte e addolcite con il miele le cui origini risalgono agli antichi lucani che governavano questo territorio.

Da bere Aglianico del Cilento in bottiglia o Aglianico dall’Irpinia, dove è nato il marito Armando («Il mio primo cliente»).

Bene ha fatto Enzo Crivella a inserire questo posto nella guida 2008 delle Osterie Slow Food: Addolorata ha cucinato per generazioni e generazioni di viaggiatori, ma non ha alcuna intenzione di mollare, anzi. Gira sempre arzilla fra i tavoli con il suo fare finto burbero, tipico degli antichi ristoratori che sapevano riconoscere dal primo sguardo i buoni dai cattivi clienti.

Da Zia Addolorata. Patate fritte

I sapori nel piatto parlano dritti al ventre cilentano, una cucina dai sapori molto robusti e ben delineati, la nostra padrona di casa è un’antica vestale greca del buon gusto, in lei c’è quell’equilibrio che solo le persone ben inserite nel passato e nella loro terra sono capaci di raggiungere. Equilibrio ed eleganza.

Il ritratto di Addolorata


Immersi beati in un silenzio assordante, così lontani dalle paranoie urbane.

 

6 commenti

  • enrico malgi

    (15 giugno 2012 - 19:16)

    Lucià, tu ci riesci sempre…
    Mi dici come ha fatto a convincere Addolorata?

  • giuseppe tassone

    (16 giugno 2012 - 10:06)

    Patate fritte a spicchi,non si vedevono da tempo…

    • Luciano Pignataro

      (16 giugno 2012 - 10:43)

      Vero, le trovi anche a La Diga a Cannalonga

  • Marco Contursi

    (16 giugno 2012 - 11:22)

    E da zia Filomena a Caselle in pittari…….slow cooking cilentana.

  • Antonio Prinzo

    (17 giugno 2012 - 13:41)

    ……e daErsilia a Perito….

  • Giovanna

    (18 luglio 2012 - 12:14)

    Appena rientrata dopo aver trascorso qualche giorno di relax a Torre Orsaia. Ieri ho pranzato da Da zia e sono rimasta deliziata, le pietanze vengono preparate al momento, la pasta è rigorosamente fatta in casa, le porzioni sono abbondanti e i prezzi modici. Il mio stupore più grande è stato quando la cameriera mi ha portato le zeppoline appena fritte, non mi era mai capitato in un ristorante di mangiare un dolce preparato al momento. Sicuramente ci ritornerò.

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