Tre bicchieri 2007, alcune considerazioni

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Numerosi amici hanno scritto sollecitando il mio parere sui Tre Bicchieri assegnati dall’ultima guida del Gambero Rosso-Slow Food.

Questione di metodo
Potrei chiudere il discorso in questo modo molto semplice: aspettate le Corone assegnate a Campania, Calabria e Basilicata di cui sono coordinatore dalla nuova edizione di Vini Buoni d’Italia edita quest’anno dal Touring Club  e vedrete. Io so, come i dodici degustatori professionali che hanno fatto parte della commissione, come sono stati giudicati i vini: assolutamente coperti. Tutti. Quelli che hanno raggiunto un punteggio sono stati portati in finale, una trentina di campani, dodici lucani e tre calabresi e qui, con i curatori Mario Busso e Luigi Cremona sono stati valutati assolutamente coperti all’Enoteca del Lazio con altri coordinatori.
Dunque aspettate per sapere quali sono secondo noi davvero i vini più buoni, o meglio, quelli che ci sono piaciuti di più.
Già, perché l’altro aspetto è che ogni guida è soggettiva, sono diverse le motivazioni che spingono qualcuno a premiare qualcosa. L’importante, dal punto di vista del consumatore, è conoscere i criteri. Quelli di Vini Buoni d’Italia li ho spiegati, anche perchè il Touring ha voglia davvero di fare qualcosa di innovativo per poter allargare lo spazio editoriale di questa guida.

Questione di merito
La guida curata da Cernilli e Piumatti conferma comunque l’ascesa della Campania come potenza vitivinicola: la regione viene dopo i due colossi Toscana e Piemonte, Veneto,  Alto Adige, Friuli e Sicilia, prima di Marche, Lombardia, Emilia, Umbria, Abruzzo e Puglia le cui produzioni sono di gran lunga superiori per quantità. In sostanza la Campania ha vini life style, di tendenza, e accanto ai nomi consolidati vediamo alcune belle scelte tra cui i due Fiano di Montefredane, il Cupo  e Vigna della Congregazione, che il bravo Paolo De Cristoforo ha sempre sostenuto valorizzando così due modelli straordinari di viticoltura moderna. Bene anche la vittoria sia dei rossi che dei bianchi anche se all’appello mancano la Falanghina, il Greco e il Greco di Tufo. Se questa edizione avesse tenuto maggiormente conto di Benevento e Napoli nei riconoscimenti, sicuramente la Campania avrebbe superato agevolmente anche la Sicilia la cui produzione ha buona stampa ma gusto un po’ troppo uniforme.
Quello che davvero non condivido in questa guida è la cronica sottovalutazione della Basilicata che da sempre è stata sottostimata nei riconoscimenti. Eppure vi assicuro che nelle degustazioni coperte i vini lucani escono sempre alla grande e in forti percentuali, ossia la media dei campioni è molto alta sul piano qualitativo. Basti pensare che nella nostra finale è arrivato il 15% dei concorrenti contro il 5 delle altre regioni. Il Vulture è sicuramente la doc più forte del Sud, purtroppo i produttori sono inadeguati nella comunicazione, perdono ancora troppo tempo a guardarsi l’uno con l’altro.

Conclusione
Ogni guida ha la sua filosofia. Sarà il consumatore a scegliere quella in cui ci si ritrova di più.

Arrivano le Guide, occhio ai pacchi!

di Angelo Di Costanzo

L’uscita della guida ai tre bicchieri è divenuto ormai appuntamento da sottolineare in agenda, quasi sempre è foriero della nuova stagione di guide ed almanacchi, insomma un evento da non perdere assolutamente anche per essere tra i primi a concordare o dissentire.
I molti produttori non premiati in attesa di riflettori ben accesi sui propri vini ne usciranno delusi semplicemente facendo “spalline” come se la cosa alla fine non è che li riguardasse più di tanto, altri “bicchierati” invece si daranno da fare nel preparare il vestito buono per le numerose occasioni di presentazione che verranno.
Nel mezzo di tutto questo ci stiamo noi, enotecari, ristoratori, sommeliers ecc… e qui mi piace presentarvi un aspetto, quello commerciale, che sembra sempre passare quasi per scontato e che invece nasconde problemi gravissimi, irrisolvibili, vicissitudini implacabili, e fiumi e fiumi di parole (a volte parolacce) che certo non fanno proprio bene al mercato del vino.
La inguaribile velleità di alcune scelte profondamente discutibili sembra essere sempre il filo conduttore di ogni annata, alcuni vini premiati sono dell’annata appena trascorsa (tra gli altri ad esempio il Manna 2004  di Franz Haas). Nessun clamore accompagna la vendita di questo vino durante l’anno commerciale,l’azienda che nella fattispecie è serissima,colloca il prodotto con dovizia di particolari sul prodotto e gli operatori accompagnano la vendita dello stesso con parole di elogio al vino e non alle guide ove ne parlano.
Il “caso” vuole che il Manna 2004 è finito e proprio mentre scrivo è arrivato in commercio il 2005, qui viene da chiedersi se non sia il caso di cambiare qualcosa.
In altri casi il vino non è in commercio e viene premiato ancora in affinamento (per esempio Fiorduva 2005 di M. Cuomo) Il vino in questione sarà in commercio il prossimo Maggio 2007, cioè quasi fra un anno  e già è stato enorme la difficoltà di lavorare con il Fiorduva ’04 premiato dall’Ais come miglior vino bianco dell’anno 2006 e a nulla sono valse le raccomandazioni che Andrea Ferraioli aveva fatto ai suoi agenti poichè l’azienda è andata completamente in tilt raccogliendo anche alcune brame figuracce per ordini non evasi o prenotazioni non rispettate; una parola odiosa -Assegnazione – ha supponentemente affermato che  miti quali Sassicaia, Ornellaia, ecc… divenissero introvabili, rari, costosi aggiungo io, ma ha altresì creato non pochi problemi a numerosissime altre aziende che sono risultate incapaci nel gestire commercialmente il successo; un esempio per noi dietro l’angolo è  l’ amata Pietracupa che nel gestire il Cupo già dopo il primo tre bicchieri ha perso per strada numerosi clienti che avevano in prenotazione il vino e che non gli è mai arrivato, e non mi si venga a raccontare balle sull’importanza di stare solo nei posti che contano (molto spesso in tali posti ci si è costretti anche a calarsi le braghe, ndr) e l’immagine di una azienda va a farsi benedire.
Quanto ai vini Fantasma, rimango sempre assai perplesso sulle fantasticherie che si raccontano su questo o quel vino, ed anche qui si và giù spediti con “per pochi eletti”, solo formati speciali, griffe ed etichette in oro… e alla fine questi davvero se li bevono solo loro, se li bevono e se li raccontano, e poi se li ribevono anche per premiarli postumi; Attenzione che spesso sono dei veri e propri “pacchi”!!