Trittico a Villa Raiano

Letture: 82

2 novembre 2002

Spesso le grandi aziende di vino decidono di aggiungere un buon olio di oliva extravergine per completare l’offerta all’alta ristorazione. Una tendenza iniziata ovviamente in Toscana, la regione italiana regina del marketing finto-tipico, dove dietro l’etichetta italiana puoi anche bere spremuta di olive arabe, turche e greche. In Campania abbiamo adesso un esempio che va in direzione opposta: una grande azienda di tradizione quasi centenaria ha cominciato a fare vino con ottimi risultati. Parliamo, l’avrete capito, di Villa Raiano (via Pescatore, 19 a Serino. Telefono 0825.592826, sito www.villaraiano.it) fondata da Sabino Basso nel vecchio oleificio di famiglia d’intesa con i fratelli Simone, musicista, e Annarita. Tufo e legno, una elegante e giusta sorpresa proprio al centro del paese alle falde del Terminio. Dopo l’inizio incerto, avvenuto nel 1996, Sabino ha chiamato alle armi il suo antico compagno di scuola Luigi Moio e si è avuta la svolta. 120mila bottiglie da una decina di ettari di proprietà e in commodato per alcune interpretazioni dei tre vitigni classici irpini vinificati come il professore figlio d’arte ha imparato giovinetto a Bordeaux. Il Taurasi viene da aglianico di Venticano raccolto in questi giorni come è tradizione, successivamente elevato in barriques di rovere francese. Il rapporto tra il legno e il frutto concentrato dei 5000 ceppi per ettaro regala al vino poliedricità e potenza: lo ha dimostrato l’abbinamento con un fantastico pecorino di Carmasciano tirato improvvisamente fuori dal cilindro da Giovanni Mariconda, patron occhi di diavolo della vicina Taberna Vulgi (telefono 0825. 673664) ed esponente di questa nouvelle vague irpina ricca di giovani ristoratori tenacemente legati al territorio e alla ricerca così come il grande Alfonso Iaccarino ha insegnato bene a tutti coloro che riescono a crescere soprattutto perché non si sentono incompresi Alain Ducasse. Buono il Fiano di Avellino, ma assolutamente strepitoso il Greco di Tufo che si lascia alle spalle il floreale per scaricare subito frutta matura e miele, ottimo abbinamento con la maggior parte dei piatti dell’Appennino meridionale. Anche grazie a Villa Raiano dunque nessun dubbio, ma chi ne ha mai avuti, sulla leadership irpina nel bicchiere campano.