Un anno di web wine & food

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Il primo compleanno di questo sito
Oggi, 21 gennaio, è passato un anno da quando è stato aperto questo sito. Una esperienza davvero interessante sul piano professionale: pensato all’inizio solo per mettere in rete i titoli dei miei libri, è diventato rapidamente da subito un efficace strumento di comunicazione molto frequentato. Il piccolo successo di questo sito è dovuto al trasferimento in web di alcuni punti irrinunciabili del mio impegno professionale che sono stati immediatamente percepiti da tutti: l’autonomia di giudizio da qualsiasi condizionamento materiale, la grande libertà di intervento, critica e prese di posizioni offerte a chiunque ne avesse voglia, la curiosità verso il territorio meridionale.
Gli obiettivi sono abbastanza chiari e tali resteranno per almeno quest’anno, poi si vedrà: primo, offrire un sito di servizio per chi viaggia nel Sud con punti di riferimenti testati e verificati di aziende, ristoranti, locali, prodotti, una sorta di guida delle guide garantita dall’indipendenza di giudizio; secondo, tenere aperto lo spazio a tutti gli amici che hanno voglia di dire la loro su un argomento, fare una recensione, discutere di un vino, di un prodotto e di un piatto; terzo, dare conto dei libri in uscita e nei prossimi mesi sono davvero numerosi. Tra le novità di quest’anno, qualche incursione nella Capitale: Roma è a un tiro di schioppo e vale qualche suggerimento testato sponsor free. Come ben sapete, c’è il piacere di tutto ciò che è legato al cibo, ma senza mai dimenticare la sostanza legata ai problemi della filiera gastronomica e del rilancio dei territori del Sud.
Voglio anche ringraziare i colleghi giornalisti Diletta De Sio Maristella Di Martino che mantengono con costanza una loro rubrica autonoma: Voglia di birra, L’olio di oliva e Le ricette dei contadini. La speranza più ambiziosa è favorire nel Mezzogiorno la nascita di una buona squadra di giornalisti autonomi, professionali e specializzati, per raccontare un territorio troppo spiegato da fuori. Non riesco ancora ad abituarmi all’idea che in tutto il Sud continentale non ci sono più di dieci professionisti in grado di scrivere di agricoltura, cioé dell’attività principale nel Mezzogiorno, mentre a centinaia tanti vivacchiano per anni come abusivi generici preferendo restare disoccupati cronici e frustrati. Lo specialismo è la ricetta, ma forse molti si specializzano solo nel fare i tappetini tutta la vita per sopravvivere. Ciascuno di noi è fabbro del proprio destino, proprio come le aziende di successo e quelle destinate a fallire.
E allora, buon anno.