Un bicchiere per due / Südtirol Lagrein Kretzer 2013, Klosterkellerei Muri-Gries

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Lagrein Kretzer, Muri-Gries


di Fabrizio Scarpato

Quella sera non aveva voglia di suonare. Non gli era mai accaduto: indossare il tracht tirolese e inforcare la fisarmonica era sempre stato motivo di orgoglio, sicuramente di divertimento. Ma quella sera tutto gli sembrava finto, ad uso e consumo dei turisti ospiti di quella trattoria, e lui all’improvviso si era sentito fuori posto, la sua convinzione era venuta meno, l’animo incrinato da una sottile sensazione di inutilità. Si guardò da fuori: un ragazzo di vent’anni che suona musiche tradizionali sapeva di bamboccio inamidato, mentre i suoi amici, che in lederhosen e schürzen avrebbero avvicendato birre e krapfen davanti al fuoco, con ogni probabilit& agrave; sarebbero apparsi più veri e scapigliati. Sicuramente loro si sarebbero anche divertiti, lui chissà. Per esempio quella ragazza che ora parcheggiava il motorino al limite della piazza, dove sarebbe andata? A mangiare bomboloni, ovvio. La guardò togliersi il casco e rimase colpito dall’onda di capelli lunghi e neri che con un movimento spontaneo quanto sensuale risistemò, con assoluta naturalezza. Lui invece di naturale aveva ben poco, forse nemmeno la lana spessa e grezza dei suoi calzettoni bianchi: si schifò delle sue ginocchia pelose, prese la fisarmonica e si diresse mestamente dall’altra parte del paese.

Si suda un sacco a suonare la fisarmonica, e bere birra è anche una necessità iconografica. Mica sta bene che un musicista tirolese beva banalmente acqua. Nemmeno vino, se è per questo. A lui invece il vino piaceva, lavorava in una cantina sociale, studiava enologia: ecco lui la tradizione la vedeva lì, nel vino, sicuramente molto più che nel suo costume e nella sua fisarmonica. Per esempio quei due signori che avevano ordinato tris di canederli al burro di malga e tagliatelle coi finferli, stavano versando nei bicchieri un bellissimo Lagrein Kretzer: chissà se sapevano del vigneto di lagrein sul retro dell’Abbazia, una specie di miracolo appena oltre il traffico del centro di Bolzano, eppure immerso nel silenzio, punteggiato di rose e alberi di pesco. Rosato, si dice, ma non basta, e la buccia delle pesche nelle infinite varianti di rosso, rosa e arancio avrebbe potuto aiutarlo a definire il colore di quel vino, che a lui piaceva tanto.

Per questo mentre suonava non smetteva di guardare quel tavolo. Le dita andavano in automatico sulla tastiera, mentre lui riusciva a cogliere la limpidezza del vino e lo scarico rosa sull’unghia nel bicchiere, prevedendo persino l’intenso profumo di lampone e bacche silvestri, diritto e indenne, senza indugi caramellosi, senza smalti svolazzanti. Per un attimo, tra un valzere l’altro, si domandò se non stesse esagerando: l’aveva bevuto molte volte quel vino e non avrebbe dovuto destare in lui tutta quella curiosità, per certi versi una sorta di partecipazione affettiva. Ma lasciò fare, tanto non è che avesse pensieri migliori. Prima di cimentarsi in un immancabile jodel si prese il tempo di guardare il tipo al tavolo mentre sorbiva un bel sorso di Kretzer sui suoi canederli e lo invidiò, anche per il vino, ma soprattutto perché probabilmente aveva di meglio da fare rispetto ad ascoltare lui che cantava.

E cantò. Bene, forse, comunque abbastanza da meritare un applauso. Si fermarono anche le cameriere e anche se adesso li teneva raccolti, riconobbe i capelli neri di quella ragazza col motorino. Era lei, e lo applaudiva e gli diceva bravo. Glielo disse anche il signore del Lagrein, che gli offrì un bicchiere: “E’ fresco” gli disse. Lo bevve lentamente per coglierne la sapidità immediata, secca come i sassi del Talvera, per poi lasciarsi andare al gusto dolcemente agro del pompelmo rosa, alla freschezza del ribes di montagna, al refolo di una sfumatura balsamica, forse liquirizia. Lentamente arrivava la desiderata acidità, e subito dopo una sensazione di calore rigenerante. Guardò il vino nel bicchiere e ancora una volta venne irretito da quel colore che forse era il rosso del corallo, venato del rosa e dell’arancio del salmone. Poi guardò lei e ritrovò quei colori miscelati inaspettatamente nel dirndl che indossava.

Dirndl

La ragazza gli sorrise e lui capì che era stato il Kretzer a condurlo fino a lei, una specie di messaggero d’amore. Allora si arrotolò le maniche della camicia fin sopra al gomito e suonò, come mai aveva suonato prima.

3 commenti

  • Marco 50&50

    (28 novembre 2014 - 08:40)

    Verygööd ;-)

  • Mondelli Francesco

    (28 novembre 2014 - 11:35)

    Peccato.Di sicuro avrà più di 35 anni e,per tale motivo, impossibilitato a partecipare al concorso nazionale “bere il territorio “organizzato da Go Wine dove avrebbe di sicuro fatto incetta di premi.Tutto questo per dire grazie e complimenti.PS.Che lei sappia la signora dell’articolo precedente nel secondo incontro non è stata invitata per un cabuchon?FM.

    • Fabrizio Scarpato

      (28 novembre 2014 - 16:08)

      No, perché non è tutto oro quel che luccica. Si sono incontrati, certo, ma un Cuvée Prestige non rientrava nei piani della signora: buono, intenso, ma poco persistente. Grazie e peccato davvero, soprattutto perché effettivamente e implacabilmente non ho più trentacinque anni, anche se tengo a precisare che non amo particolarmente il Cuvée Prestige ;-). Un concorso Master Senior Over?

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