Giro di vite

Una giornata in Paradiso: visita alla cantina Marisa Cuomo a Furore

27 gennaio 2010

Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli

di Giulia Cannada Bartoli
Furore , il paese che non c’è, qui la viticoltura è “scippata” (strappata) alla montagna, eroica, non a caso i viticoltori di queste zone appartengono all’associazione dei vignaioli di montagna. I vignaioli a Furore e in Costa d’Amalfi sono ormai una realtà consolidata e conosciuta in Italia e all’estero.

Tuttavia, il marchio storico “Gran Furor Divina Costiera”  appartiene da quasi alcuni anni a Marisa Cuomo e Andrea Ferraioli, oggi i più grandi della zona, producono su 55 ettari di vigneti, alcuni di proprietà e altri di conferitori ai quali,  Andrea non impone regole o criteri di gestione della vigna, la natura e il territorio vengono lasciati liberi di esprimersi. La storia di Marisa e Andrea è bellissima. Sposi per amore, si sono conosciuti da ragazzi, Andrea appartenente ad una famiglia storica di viticoltori furoresi,  andava a scuola con i fratelli di Marisa. Lei, Marisa, nata a Furore con un passato duro alle spalle, difficile da dimenticare. Sua  madre di origine  slava  arrivò  in Italia dopo aver sposato il  futuro suocero di Andrea, che da  partigiano in  Erzegovina,  durante lo sterminio della sua squadra ad opera dei  tedeschi, si salvò  grazie ai  nonni di Marisa che vivevano a nord di Mostar. Una volta guarito,  si  innamorò della futura mamma di Marisa, dagli occhi azzurri come il mare  e alla fine della guerra la portò con sé  travestita da militare per sfuggire ai controlli. Sbarcarono a Bari e scapparono verso  Furore. Qui il padre di Marisa si arrangiava con la borsa nera, come tanti in quegli anni. In seguito cominciò a lavorare la pietra, l’attività dei furoresi di allora.

Coltivazione a terrazzo tipica della Costiera Amalfitana

Si sposarono ed ebbero  tredici figli, tra cui Marisa. Vivevano in  una casa popolare in quindici persone, nessuna comodità, difficile mandare i ragazzi a scuola, ma sostenuti da un non comune spirito di sacrificio, abnegazione  e senso fortissimo della famiglia.  L’essere cresciuta  in un mondo contadino abituato alla fatica, la  cucina a legna esterna alla casa, maiali e mucche allevati in cortile,  ha reso Marisa una persona forte, umile,  capace di non lamentarsi e di grandi sentimenti. Abituata ad accontentarsi di poco e ad essere felice per piccole cose, Marisa è la dimostrazione che i  valori umani  sono spesso  superiori  agli studi.

Uno spettacolare tralcio di vite nel muro a secco

Tra lei e Andrea un colpo di fulmine, dopo  il matrimonio prende vita il  sogno: acquistano nel 1980 il marchio dell’azienda vinicola e da lì  parte il progetto di produrre vini di grande qualità a Furore. L’impresa non è facile, il territorio è aspro, i vigneti parcellizzati, la viticoltura faticosa, ma la coppia non si arrende, oggi Andrea dice “ ho avuto due fortune nella mia vita, incontrare mia moglie, senza di lei non avrei realizzato tutto questo, e il mio enologo, il consulente ed amico Luigi Moio. I segreti  del successo sono tanti, il territorio magico, la fatica, l’attaccamento alla terra, la capacità di accoglienza, la volontà ferrea e perfezionista  di Andrea e l’umile, silenziosa determinazione di Marisa, vignaiola e cantiniera dalle mani scolpite dal  lavoro in vigna.

Giulia con Marisa nella cantina scavata nella roccia

Una splendida e soleggiata domenica di gennaio fa da scenario al mio primo incontro con Marisa e Andrea, intravisti sempre di sfuggita. Stavolta invece una giornata intera tutta per noi, appuntamento in mattinata a Furore, mi aspettano in cantina, un miracolo di tecnologia strappato alla natura: bottaie scavate a mano nella pietra dolomitico – calcarea, temperatura ed umidità controllate, illuminazione suggestiva, macchine e serbatoi di altissimo livello tecnologico. Adesso sono in quattro in azienda , con loro ci sono i due figli Raffaele e Dora,  il primo in cantina e in vigna con la mamma, la seconda, sommelier plurilingue, si occupa dell’amministrazione e dell’accoglienza. Usciti dalla cantina, Andrea mi  porta verso le vigne rigorosamente a pergola, camminiamo tra i terrazzamenti tipici della costiera, nessun cedimento ai sistemi moderni di allevamento, viti secolari a piede franco radicate nella roccia, a picco sul mare. Pochissimi trattamenti alle viti di  biancolella, fenile, ripoli, pepella, aglianico (qui c’è un clone locale riconosciuto il “Tronto”) e piedirosso, il microclima garantisce la perfetta sanità delle uve. A quest’azienda va il merito, in collaborazione con l’Università di Napoli, di aver riportato in produzione ed ammesso alla doc queste rare varietà autoctone che danno vita ai loro grandi bianchi , Furore Bianco Doc e il pluri celebrato Fior d’Uva.

Lo spaghetto alla colatura di alici di Marisa. Qui con la variante tipica di Furore: i capperi

Passeggiando  si fa ora di pranzo, mi aspetto un invito più formale al ristorante di famiglia, Bacco giusto di fronte alla cantina, invece sorpresa: si sale in casa, Dora ai fornelli, Marisa armeggia tra brace e antipasti di verdure fatte in casa, Andrea provvede a stappare il loro  rosato per aperitivo, a centro tavola troneggia un pezzo di Provolone del Monaco accompagnato da una strana confettura, mi stupisco – Andrea e Marisa amano i gusti semplici – infatti, si tratta di confettura di pere “pennate” una particolare varietà che cresce solo a Furore. Tra assaggi vari si discute di vino, di storie di famiglia, di cibo, un’atmosfera calda e familiare. Intanto Dora porta in tavola la sua prima creazione, spaghetti di Gragnano con olive tritate e colatura di alici, estasi. Mi aspetto il secondo piatto visto che Marisa sulla terrazza dal panorama mozzafiato,  non si stacca dalla brace. No , l’accoglienza è fastosa e semplice allo stesso tempo, arriva ancora un primo piatto, casarecce con pancetta di pesce spada e pomodorini del piennolo di Furore, ancora freschi da agosto. Intanto Andrea stappa la riserva di Furore Rosso, io fremo per assaggiare il Fior d’Uva. Capisco che c’è una progressione stabilita, il rosso sulle salsicce di Agerola  alla brace e il bianco lo beviamo sul Provolone del Monaco, abbinamento strepitoso. Chiudiamo in bellezza con una sorta di babà al limone, ancora opera della silenziosa Dora, tutta mamma Marisa. Ho scoperto una famiglia sempre unita, legata  alle tradizioni e al tempo stesso,  un’azienda moderna, dinamica e famosa in tutto il mondo, il segreto? I valori in cui tutti loro credono, il rispetto del lavoro altrui, l’abitudine alla fatica,  l’amore viscerale  per la propria  terra.

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5 Commenti a “Una giornata in Paradiso: visita alla cantina Marisa Cuomo a Furore”

  1. claudio nannini scrive:

    mi astengo, il mio commento sarebbe troppo di parte. Però c….si vede che chi scrive ci mette il cuore.

  2. patrizia m. scrive:

    conosco Andrea e Marisa da lungotempo e quando leggo qualcosa su di essi sono sempre molto attenta e felice.Sono persone splendide e sempre disponibili aperte al confronto ed al consiglio e
    i loro consigli per me sono stati sempre preziosi ! Dora e Raffaele ,ragazzi “atipici”per i nostri tempi,
    sono un esempio da imitare per le nuove generazioni di vignaioli-imprenditori.
    Un abbraccio affettuoso a tutta la famiglia Ferraioli-Cuomo e complimenti all’autrice dell’articolo
    che ha saputo cogliere e trasmettere ai lettori le caratteristiche salienti di questa grande famiglia
    orgoglio non solo della divina costiera ma dell’intera Campania.

  3. Una famiglia d’altri tempi, con un territorio straordinario, che permette di elargire profumi e varietà senza paragoni. Molto attenti alla qualità, arrivano al cuore del consumatore che, non può che rimanere affascinato.
    A Cetara, con amici di un noto ristorante: l’Acquapazza, abbiamo fatto abbinamenti con bottarga e colatura, con i loro vini. L’esperienza ha dato vibrazioni lunghe. Congratulazioni a loro, che credono in questo patrimonio di cultura ed arte: il vino.

  4. Luciano scrive:

    Credo che questa impresa sia una delle cose nuove della Costiera Amalfitana perché ha dato agli appassionati una motivazione in più per visitarla. Bravi Andrea e Marisa, ma bravissimo soprattutto il sindaco Raffaele Ferrajoli, che conosco da 24 anni ormai, e che ha creato una idea di paese nuova e moderna, in linea con slow food, partendo da posizioni molto arretrate perché prima Furore era solo un borgo di passaggio tra Amalfi e Agerola mentre adesso è un luogo dell’anima.
    Ecco come si può fare reddito, governare un paese, rispettare l’ambiente e fare qualcosa che resta per chi viene dopo di noi
    Bravi

  5. paky scrive:

    ci sono stato lo scorso fine settimana
    veramente emozionante
    http://neapolitancook.blogspot.com/2010/03/gran-furor-divina-costiera.html