Una verticale da non perdere: il Montevetrano di Silvia Imparato

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Commento alle annate 2005-2004-2002 e 2001

di Ugo Baldassarre

Più si va avanti negli anni e sempre più, quando si parla di Montevetrano, inevitabilmente l’accento si sposta sulla contrapposizione (sarebbe più giusto dire dicotomia) vitigno autoctono – vitigno internazionale. Ebbene, con il vino di Silvia Imparato si può dire che da sempre si assiste all’ideale ricomposizione di ogni confronto di questo tipo. Questo vino, composto dagli internazionali cabernet sauvignon e merlot, rispettivamente al 60 e 30 per cento, più la restante percentuale del 10 per cento di aglianico, si è affermato ben prima del “fenomeno” dei vitigni autoctoni campani. Anzi, a detta degli stessi produttori locali, se non ci fosse stato a fare da apri-pista all’inizio degli anni ’90 l’internazionale Montevetrano, probabilmente non si sarebbe creata alcuna ribalta successiva per gli autoctoni cilentani. E la ricomposizione, o forse meglio la “reconductio ad unum” a vantaggio della grande anima del Cilento, è ancora più evidente oggi che c’è spazio per questo vino da vitigno internazionale, proprio accanto ad altri grandi produttori da autoctono, come De Conciliis e Maffini. Infine, mi piace aggiungere che il Montevetrano, se trae ispirazione dalla passione per il vino di Francia, più che essere il più francese dei vini campani, è sicuramente il più campano dei vini fatti con vitigni d’Oltralpe, a dimostrazione che anche da noi, come in altre regioni del Sud – vedi la Sicilia – oltre alla naturale vocazione per il vitigno del luogo, esiste anche un grande spazio per l’acclimatamento dei vitigni alloctoni.
Nelle verticali, si sa, si analizzano diverse annate di un unico vino; nel caso del Montevetrano non potrebbe accadere diversamente, dal momento che questo, oltre ad essere un vino unico è addirittura un unico vino. Già dall’epoca degli incontri romani in enoteca sul finire degli anni ’80, il Montevetrano, frutto delle menti geniali di due grandi appassionati di vino, Silvia Imparato e Riccardo Cotarella, fu concepito allo stesso tempo come l’unico prodotto aziendale, affinché ancor più potesse essere identificabile per un grande vino. E forse anche questa scelta oggi contribuisce a far concentrare l’attenzione su questo rosso esclusivo che, a distanza di più di 15 anni dal suo esordio, riesce ancora a stupire tutti per la sua immensa espressività, per il suo carattere dirompente ma aristocratico al tempo stesso. La sua veemenza si contrappone alla gentilezza, l’impeto all’austerità. La sua eleganza e la sua raffinatezza trascendono dal calice: ci sono dei momenti in cui il Montevetrano possiede la forza di trascinarci in un mondo immaginario, in una sorta di compenetrazione tra l’immateriale e il mondo reale, lì dove si fondono e si trasfigurano la passione dell’uomo e lo spirito del vino…
Nella verticale del 9 novembre scorso all’Hotel Mec di Paestum, Silvia ci ha proposto in degustazione 4 annate di Montevetrano: il 2001, il 2002, il 2004 ed il 2005. Racconterò quindi delle impressioni e delle emozioni che ho vissuto al cospetto di questi grandissimi vini della nostra terra, non senza sottolineare che si tratta di giudizi personalissimi, tratti dalle valutazioni “a caldo”, dalle emozioni vissute al momento.

Annata 2005

Chiuso e un po’ scontroso all’inizio, quasi monocorde sui toni fruttati della prugna matura. Ma basta attendere: ben presto si distende in note calde e vive. Cuoio strofinato, panno caldo che avvolge le caldarroste, nocciola e caffè tostato. Intenso, sempre più intenso, prima si stiracchia, poi si allarga, si protende in lungo e largo, invade la mucosa…Alla bocca mostra un po’ più la sua giovinezza: come un infante impetuoso aggredisce, graffia, scalpita. L’acidità è ancora invadente e un po’ lo rende non ancora troppo dinamico, anche se nel complesso questo vino gira già bene. Piuttosto caldo, il finale è lungo ma anche questo poco dinamico.
Conclusioni: bell’aspetto, grande naso, potenzialità praticamente infinite. Mi piace pensare a questo ragazzo irrequieto ed all’uomo saggio di domani…
Voto 86

Annata 2004

Altro naso intenso, con sentori marcati di marasca, cuoio, umori animali di stalla e di cavalcatura; qui c’è anche la viola, il mirtillo e il carrubo. Bocca piena e carnosa, dinamico e ben suddiviso tra le note morbide e calde che sanno accompagnare fino all’ultimo una trama assai fitta e compatta. Qui il tannino è ben presente, di fino cotone. Nel finale, caldo e molto lungo, torna anche il frutto gustoso.
Conclusioni: ben fatto, molto morbido. Non riesco a provare emozioni: forse è un vino più tecnico, molto pensato e poco sofferto… Voto 84

Annata 2002

Naso abbastanza complesso, anche se non completo (non ampio per usare espressioni di altri). Confettura di frutta, qualche nota di marasca schiacciata, spezie e pepe. Bocca gustosa, sottile e ficcante al tempo stesso, dinamica fino al finale di gusto, di grande equilibrio tra le note morbide e l’acidità ancor presente. Nel finale, lungo e avvolgente, torna il sapore del frutto carnoso.
Conclusioni: questo vino sorprende e fa volare la mente…Non puoi non avvertire nella trama ancora fitta – sebbene al limite di un percorso – tutti gli sforzi, tutto il lavoro di scelta, di selezione e di taglio delle uve, la successiva cura infinita. Oggi vorresti poterlo fermare nel tempo, non consentirgli di invecchiare, perchè non sarà in grado di farlo…Devo assolutamente premiarlo… Voto 88

Annata 2001

Molte note terziarie, con sentori speziati di pepe nero e cannella in bell’evidenza. Frutta molto matura, calda, sentori di melograni lasciati ad appassire al sole. Le sensazioni di frutta, molto concentrate all’inizio, lasciano poi spazio ad altre, come al netto e sempre più insistente aroma della foglia di tabacco ancora umida, prima che si avvolta per farne un sigaro carnoso…Alla bocca il tessuto appena appena non compattissimo lascia che il tannino si distacchi, presente ma non isolato. Finale caldo e avvolgente.
Conclusioni: naso praticamente infinito. Grande armonia complessiva. Seppur rotondo e concentrato, regala anche un bella sensazione tannica, molto sottile e, personalmente, molto gradita. Voto 87