Velletri, Benito al bosco

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Via Morice, 96
Tel.06.96.41.414
Fax 06.96.35.110
Aperto a pranzo e a cena
Chiuso il martedi
www.benitoalbosco.com

Benito Morelli si trova davvero in un bosco, con tanti castagni, alle pendici del monte Artemisio a soli 40 km da Roma. Ambienti un po’ vecchio stampo, una piscina tra gli alberi, un piccolo hotel.
Una cucina ormai storica più che tradizionale, con la sala dedicata a Ugo Tognazzi che qui ha trascorso tante sere in compagnia degli amici con le ricette e il vino dei castelli che adorava.
Alla fedeltà ai canoni della cucina laziale e al rispetto assoluto della materia prima è dovuto il successo costante di questo locale, che riesce miracolosamente a riabilitare due aggettivi come popolare e familiare che farebbero inorridire appena qualche chilometro più in là.
Ma qui tutto è verace, il servizio è professionale con delle attenzioni che solo la lunga esperienza detta, come consigliare la “metà porzione” per un bambino o anticipare la richiesta di un piatto aggiuntivo per consentire l’assaggio a chi fa finta di arrendersi di fronte al dessert.
Da sempre la carta ha due punti saldi: il mercato di Anzio per il pesce e un piccolo allevamento in proprio per polli, abbacchi e maiali. Ed infatti vengono proposti due menu degustazione, uno di pesce (a 40 euro) che cambia a seconda del pescato del giorno e quello tradizionale (a 35 euro), diremmo noi iper-tradizionale: cacio e pepe, carbonara e abbacchio.
Conviene però sempre aspettare il fuori sacco dello chef: da una imperdibile, sontuosa, zuppa di pesce, ad una zuppetta di funghi in autunno, oppure la lasagnetta di verdure, gustosissima, con una sfoglia cotta al punto giusto e i sapori netti, riconoscibili, della bietolina, dei fiori di zucca, dei carciofi.
Si può iniziare con del pecorino del monte Artemisio; una bresaola di cinghiale con dadolata di pomodorini e pinoli; oppure con dei gamberi appena scottati profumati al basilico o, ancora, con una zuppetta di frutti di mare. I primi piatti sono tutti più che collaudati: spaghetti con vongole e orata; riso con fiori di zucca, zucchini e gamberi (che sanno di gamberi); paccheri con melanzane, mozzarella e funghi; riso con due diversi tipi di zucca e provola, le mezze maniche con cernia e bottarga (queste ultime forse un po’ scontate e infatti sono piaciute molto a George Bush che le ha provate a Palazzo Chigi, con Benito chef in trasferta eccezionale qualche anno fa). Anche nei secondi piatti nessuna invenzione, solo abbinamenti sempre rispettosi dei sapori primari: come l’orata in crosta di zucchine, molto buona; il dentice al sale; la tagliata con il balsamico e i funghi porcini. D’altro canto, come – e soprattutto perchè – si dovrebbe innovare, scomporre o sifonare un abbacchio “imporchettato” profumato alle erbe selvatiche con le patate al forno?
I presidi della tradizione hanno senso proprio in posti come questo, dove la prova dei numeri è superata ogni anno con successo, senza sbavature e tradimenti.
Per chiudere questa bella esperienza, ça va sans dire, i frutti del bosco nella mousse, sulla millefoglie, sulla crostata e sul gelato. Da provare assolutamente il dolce di mele profumato al rosmarino, squisito e vero.
Sul vino, dall’inizio alla fine, non avrete che da affrontare la ricca carta – specchio di altrettanta enoteca – studiata da Roberto, sommelier, figlio di Benito. Bollicine italiane e francesi in apertura, rispetto del Lazio anche al bicchiere, sagge e curiose incursioni in tutte le regioni italiane. Anche se per benedire degnamente questa celebrazione dei sapori del territorio non si può non pensare al Frascati, qui proposto dalle etichette migliori.

Virginia Di Falco