Venosa, sulle tracce di Orazio

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Fave e cicorie, un po’ di formaggio fresco, carne di agnello, dolci al miele: non è poi così lontana dai tempi di Quinto Orazio Flacco la gastronomia tipica di Venosa, la grande città bianca ricca di chiese e palazzi nobiliari, con la splendida cattedrale, un grande parco archeologico romano e il Castello federiciano da non perdere. Se il Vulture è la vetrina, Venosa è la cambusa agricola di un territorio fuori dai grandi circuiti del turismo di massa.

Una città ancora oggi di importanza strategica, snodo commerciale tra il vulcano spento e il Tavoliere delle Puglie, sorvegliata dalla statua del poeta del «Carpe Diem» al centro della piazza principale, le cui fortune iniziano con il prolungamento dell’Appia.

E qui, a piazza Orazio, c’è il Winebar Divino (chiuso il lunedì): punto di degustazione con stuzzichini, d’estate si beve all’aperto alle spalle della statua del poeta, d’inverno in locali ampi ed accoglienti. Florida anche nel Medioevo, nacque qui Manfredi figlio di Federico II, fu governata dai D’Angiò, dai Del Balzo Orsini, dagli Aragonesi, dai Gesualdo, dai Ludovisi e infine dai Caracciolo. Ci arriviamo lasciando l’autostrada Napoli-Bari a Candela e immettendoci nella superstrada che da Melfi porta a Potenza. Melfi, lo ricordiamo, durante la dominazione normanna fu capitale e sede di un concilio, qui Federico II promulgò le Costitutiones Augustales. Da Melfi si punta verso Venosa passando per Rapolla, altro centro ricco di storia con una bella Cattedrale da visitare. Quando si arriva al lago Abate Alonia si piega a destra e il paesaggio cambia: i campi di grano prendono definitivamente il posto degli olivi e delle vigne, il terreno diventa argilloso. Si sale e si scende sulle colline che degradano verso la Puglia. Appena ci si avvicina a Venosa, la città di Orazio, la vite torna ad essere la protagonista indiscussa: il centro è circondato dai vigneti a perdita d’occhio. Cosa comprare? In Contrada Bellavista merita una visita Alberto (tel.0972.31988), una azienda di bufale di circa cento ettari. Ecco allora oltre ai classici formaggi lucani anche la mozzarella, le scamorze e gli scamorzoni. Dal Biscottificio Tigre (via Melfi, 68. Tel. 0972.31463 e 0972.35355) si trova una produzione completa di tutta la tradizione dolciaria del Vulture. Un salto alla Macelleria Equina (sempre a via Melfi, 8. Tel. 0972.35274) per comprare solo carne del proprio allevamento. Al Salumificio Sileno (ancora via Melfi, 102. Tel.0972.31580) si trova il pezzente (tipica salsiccia del posto), pancetta, lardo, soppressata: un esempio della rinomata norcineria lucana. Ma in tutto il territorio ci sono buoni affari. Nella vicina Ripacandida ci sono l’olio di Candorla Olearia (via Vittorio Emanuele, 404. Tel. 0972.644242) e i salumi dell’Azienda Agricola Martino (Contrada La Macchia, tel. 0972.645179), lavorati esclusivamente con carne di maiale del proprio allevamento: lardo, salsiccia, salame, capicollo.

Filiano è poi rinomata per il pecorino. Lo troverete al Caseificio Agrituristica del Vulture (Frazione Scalera, Contrada Della Spina. Tel. 0971.808757) e al Caseificio Piano della Spina (Contrada Piano della Spina. Tel. 0971.808500). Atella vale la sosta per il Biscottificio Refalconiere (via Nino Bixio, 15. Tel. 0972.715602) dove si trovano i classici dolci del territorio nel cuore del centro storico vicino al Duomo: castagnette, calzoncelli mandorle e cioccolato, crispelle, gherigli di noce, mostaccioli al vino cotto, torta di noce. Il nostro giro ha poi due soste obbligate.

A Barile per chi vuol mangiare e dormire c’è la Locanda del Palazzo (Piazza Caracciolo, 7. Tel. 0972.771051), uno dei luoghi di eccellenza della cucina lucana mentre a Rionero in Vulture Enoteca wine bar Il Cantinone (via Forcella, 22. Tel. 0972.722443, chiuso il martedì) è stato il primo punto di ritrovo per provare i vini del Vulture senza dover visitare le aziende accompagnati da salumi e formaggi tipici.