Appuntamenti, persone
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Verona, 2-4 aprile. Vini Veri e La Reinassance du Terroir di nuovo insieme a Villa Boschi

13 marzo 2009


Baldo Cappellano era l’anima dell’iniziativa
Vini Veri e La Reinassance du Terroir di nuovo insieme! Villa Boschi, Isola della Scala, nella campagna a sud di Verona, ospiterà il 2, 3, 4 aprile prossimi “Vino Vino Vino 2009”, una grande degustazione con più di 150 produttori da tutto il mondo.
“Vino Vino Vino 2009” è un’occasione per incontrare i produttori, aperta alla stampa, agli operatori e a tutti gli amanti del vino, perché possano godere di un’espressione del fare artigiano. L’identità dei vini, dunque, ma anche filosofia, etica, tradizione, cultura, storia e misticismo. Il credo nella naturalità, ruralità, sostenibilità e sperimentazione, nel biologico e biodinamico e infine nella socialità, di chi con passione e volontà quotidianamente coltiva la terra e crede che il proprio vino debba innanzitutto esprimerne l’essenza.
Vini Veri è un gruppo di viticoltori contadini che condividono l’amore ed il rispetto per la terra che coltivano e che Teobaldo Cappellano, anima del gruppo, riassume così: «Ci dicevano che certe compromissioni con la chimica dell’industria portavano a risultati “veloci” e non ad un impoverimento della terra e delle nostre menti. Non eravamo più capaci di farci sorprendere dalla Natura, non eravamo più capaci di crescere nel “sapere” perché questo ci veniva offerto in un pacchetto preconfezionato con indicate le dosi e le modalità d’uso. Noi ci siamo ribellati, siamo tornati alla conoscenza del passato, siamo tornati a guardare la ricerca con gli occhi di chi vuol comprendere e non solo accettare».
I produttori aderenti a La Renaissance du Terroir, nata nel 2001, sono 152 da 13 diversi Paesi accomunati dalla sottoscrizione di una Carta di Qualità che ne garantisce l’operato in vigna e in cantina: «Il gusto del vino può ricevere naturalmente la sua originalità, diventando inimitabile, soltanto dall’impronta del suo terroir e del suo microclima – spiega Nicolas Joly, viticoltore biodinamico francese -. Quando un’agricoltura sana (biologica o biodinamica) ha ben permesso al terroir di esprimersi, la tecnologia di cantina ed i gusti arbitrari che può generare diventano inutili. Il vino mantiene allora il suo gusto d’origine e la sua capacità di invecchiamento, con una trasparenza totale per il consumatore».

Informazioni pratiche:
Apertura: dal 2 al 4 aprile 2009, dalle 10 alle 18
Luogo: Villa Boschi – Isola della Scala (Verona)

Biglietto per il pubblico: 20 €
(Ridotto a 15 € registrandosi sul sito www.viniveri.net)

La Renaissance du Terroir

Sono 152 i produttori aderenti a La Renaissance du Terroir, nata nel 2001, che può contare oggi diverse collaborazioni nell’organizzazione di degustazioni, su tutte quella con il gruppo Triple A. Provenienti da 13 Paesi diversi, rispettano una Carta di Qualità, un sistema di valutazione che semplicemente definisce le azioni che permettono ad una denominazione di esprimersi pienamente, individuando tre determinati stadi.
Il primo stadio dà basi incondizionabili che devono essere applicate sull’insieme del podere da almeno 3 anni, il secondo stadio è il prolungamento naturale di questa filosofia, il terzo stadio è funzione delle condizioni climatiche e può anche non essere raggiunto ogni anno, senza, per questo, decadere.
«Questo sistema – afferma il viticoltore francese Nicolas Joly, pioniere della biodinamica – incita il viticoltore ad agire meglio ed informa il cliente delle incidenze dei gesti agricoli o di cantina, sull’espressione delle denominazioni. Il nostro spirito non è di classificare ognuno in funzione degli atti che ha potuto compiere, ma al contrario, di ravvicinare quelli che condividono una stessa filosofia agricola, sia che essi siano produttori, distributori o consumatori».
Questa, in sintesi, la filosofia alla base del gruppo internazionale: «Il gusto del vino può ricevere naturalmente la sua originalità, diventando inimitabile, soltanto dall’impronta del suo terroir e del suo microclima. Dappertutto sulla Terra, il rapporto tra i quattro componenti: calore, luminosità, idrometria e geologia, si sposa in modi diversi. Perché una vite possa assimilare bene il proprio terroir dalle sue radici, quest’ultimo deve essere vivo. E per ben captare il clima e le sue multiple varianti le foglie devono essere esenti da prodotti chimici di sintesi. Quando un’agricoltura sana (biologica o biodinamica) ha ben permesso al terroir di esprimersi, la tecnologia di cantina ed i gusti arbitrari che può generare diventano inutili. Il vino mantiene allora il suo gusto d’origine e la sua capacità di invecchiamento, con una trasparenza totale per il consumatore».
Per maggiori informazioni: www.biodynamy.com
La Carta di Qualità
Tutti i viticoltori che rispondono almeno al primo stadio di questa Carta e sulla totalità del loro vigneto, da un minimo di tre anni, possono unirsi a questo gruppo.
Primo stadio: le basi incondizionabili
Aratura del terreno, o inerbamento, dunque esclusione totale dei diserbanti.
Apporto di compost o di concimi organici per sostenere la vita microbica dei suoli. Esclusione dei concimi chimici che disorganizzano i terreni e il metabolismo delle viti. Utilizzazione esclusiva di prodotti naturali per lottare contro le malattie rispettando le norme in vigore in agricoltura biologica. Esclusione totale di prodotti chimici di sintesi che siano di contatto, penetranti o sistemici. Utilizzazione esclusiva di lieviti indigeni del vitigno ed esclusione, dunque interdizione, dei lieviti esogeni OGM o non, aromatici o non. Nessuna pianta di vite geneticamente modificata.
Secondo stadio: andare oltre
Vendemmie manuali in uno o più passaggi e rispetto dell’integralità dell’uva prima che venga pressata.
Rispetto dei processi di fermentazione naturale, dunque esclusione di ogni enzima o di qualsiasi aggiunta di batteri o di prodotti provenienti dalla chimica di sintesi, e di tutti gli agenti attivanti delle fermentazioni (azoto, vitamine, tiamine, scorze di lieviti, ecc.) ed esclusione, beninteso, anche degli additivi aromatici.
Rispetto della ricchezza naturale del vino, dunque esclusione della crio-estrazione (congelamento dell’uva) o di ogni processo di concentrazione (evaporazione sotto vuoto, osmosi, ecc.).
Selezione manuale delle future piante di viti per rispettare ed accrescere la biodiversità, dunque ritorno verso una vera selezione massale esente da cloni.
Terzo stadio: quando le condizioni ci sono
Nessuna modifica dell’equilibrio naturale dei mosti o del vino; interdizione di ogni acidificazione, disacidificazione, o aggiunta di zucchero sotto qualsiasi forma.
Nessuna chiarifica.
Nessuna filtrazione sterile o al di sotto di due micron.

VINI VERI
«Non siamo biologici, anche se la nostra regola impone condizioni di vigna e di cantina ancora più severe di quelle delle varie “certificazioni”. Non siamo biodinamici, anche se molti di noi sono vicini alla filosofia di Steiner. Non lo siamo perché sappiamo che purtroppo le regole possono essere cavalcate dalle mode, non lo siamo perché sappiamo che nulla è più facile che imporre regole per poi violarle. Riteniamo che la “regola” che sottoscriviamo sia un impegno così grande da estrarre da noi la parte migliore, sappiamo che violare questa ci costerebbe l’espulsione dal gruppo e la rivalsa legale di questo nei confronti di chi ha violato il patto, ma soprattutto siamo tornati a vedere l’intelligenza (quella che era sempre stata negata) di chi ci aveva preceduto, siamo tornati alla conoscenza del passato, siamo tornati a guardare la ricerca con gli occhi di chi vuol comprendere e non solo accettare. Questo è il gruppo Vini Veri».
Teobaldo Cappellano

Il gruppo, fondato nel 2004, raccoglie produttori accomunati dalla stessa sensibilità per il territorio, certi che la ricchezza risiede in quanto è stato loro lasciato e in quanto saranno capaci di lasciare a loro volta.
«Grande e piacevole sorpresa, credevamo d’essere entità talmente fuori da quella che era la visione generale del mercato, da farci a volte negare la voglia di dire quello che siamo, quello in cui crediamo e cosa vogliamo da questa breve esistenza. Finalmente ci siamo potuti sentire “gruppo”, non più entità vetuste legate ad un arcaismo ignorante, quel luogo comune così disgraziato che aveva privato il contado delle menti migliori e delle braccia più capaci. Finalmente orgogliosi di poter dire all’esterno che, se non siamo dalla parte giusta, siamo sicuramente un’isola ove è possibile, e lo dimostriamo tutti i giorni, vivere, crescere e migliorare».
Per maggiori informazioni: www.viniveri.net

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