Il bianco “dolce non dolce”
Nell’area che da Ramandolo, in provincia di Udine, dai Colli Orientali del Friuli, attraversata la Pedemontana, arriva al Collio, in provincia di Gorizia, Giovanni Dri (www.drironcat.com), coltiva il Verduzzo, un’uva ricca di tannini e dalla buccia spessa. E’ stato lui nel 1982 a iscrivere il Ramandolo nel registro delle denominazioni d origine. Lo incontro in un accogliente lounge-stand bianco e nero, tempestato di tappi di sughero delle sue bottiglie, e illuminato dalle candele. L’Etichetta oro, il base (millesimo 2006), Ramandolo Docg, prodotto con uve raccolte a inizio stagione (metà ottobre), è un bianco elegante, profumato di albicocca, agrumi, fiori gialli; dal colore ambrato luminoso e accattivante. Al gusto, abboccato e molto persistente. “Un dolce non dolce”, come lo chiama Dri; estremamente fresco, che si fa bere. Mentre il Roncat Ramandolo Docg 2005, dalla versione dispregiativa di “ronco” (come viene chiamato il vigneto in collina) è prodotto con uve stramature lasciate sulla pianta ad appassire lentamente, raccolte a novembre e semplicemente fermentate in barrique. Risultato: un abboccato sui 13 gradi alcolici, con note di scorze di cedro e arancia candita, miele e albicocca secca. Per queste feste perfetto sulla pastiera napoletana ma anche a inizio pasto con pâté de foie gras.
Il bianco secco
In visita allo stand di Bruno e Paola De Conciliis per conoscere Bacioilcielo 2008 (del quale apprezzo molto anche l’immagine grafica curata da un creativo ebolitano), blend di Aglianico (76%), Barbera (30%) e Primitivo (10%), fruttato e piacevole, che va a sostituire sul mercato il Donnaluna Aglianico che prolungherà la sua permanenza in cantina fino a un anno e mezzo, diventando Doc, scopro l’Oz 2008, un bianco, e il Tocco 2007, un rosso, dell’azienda L’Acino di San Marco Argentano (Cosenza) che Bruno De Conciliis segue come enologo.
L’azienda nata 4 anni fa da un’idea di tre giovani, lavora i vitigni minori calabresi nella provincia di Cosenza, tra la Sila e il Pollino, su terreni minerali di origine vulcanica e sciolti, a 400-600 metri sul livello del mare. L’Oz, fatto con “Montonico pinto” in purezza proveniente da un ettaro coltivato nel comune di Frascineto, è un vino caldo e di buona struttura ricavato dall’omonimo vitigno a bacca bianca calabrese dal grappolo piccolo e compatto e dal chicco un po’ allungato che, raccolto nella prima settimana di settembre, quando maturo, assume una leggera caratteristica picchiettatura di color rossastro. Al gusto è piacevolmente fresco e sapido e ricco di richiami sensoriali alle erbe della macchia mediterranea, ai fiori bianchi e alla pesca fresca. L’azienda, che ne produce 10000 bottiglie, lo lavora in acciaio, tranne una piccola parte che fa un breve passaggio in barrique di legno d’acacia.
Il rosso fermo
E’ davvero un Aglianico in purezza equilibrato e potente, quello che Mila Vuolo, propone a Vinitaly. Il millesimo 2006 di questo Colli di Salerno igt, prodotto con uve provenienti dai suoi tre ettari di vigne a 200 metri sul livello del mare in una frazione del comune di Salerno, fa circa 16 mesi di barrique di primo passaggio e si affina in bottiglia per oltre sei mesi. Il risultato: frutta a bacca rossa carnosa e matura, note di cioccolato e pepe nero e, in particolare, una piacevole morbidezza e tannini setosi. L’azienda produce anche un olio extravergine di oliva Colline salernitane Dop, fruttato e dal finale piccante, dalle cultivar Frantoio (60%), Leccino (20%) e Olivella (10%) coltivati nei quattro ettari a oliveto.
Sulle tracce, interrotte con il bianco Oz, dei vitigni del Sud minori, vale la pena tornare sul Tocco 2007, Magliocco in purezza, dell’azienda calabrese l’Acino. Questo vitigno quasi abbandonato nel passato a favore dei piu’ produttivi vitigni internazionali è lontano parente del Gaglioppo e dà un vino con buone prospettive di invecchiamento. Il Tocco ha un bel colore rubino carico, caratterizzato da profumi di ribes e mora mature, note speziate dovute alla maturazione di 6 mesi in tonneau di secondo e terzo passaggio. Ha una struttura importante e un tannino già ben levigato. Mi colpisce per la sua eleganza e persistenza.
Il rosso spumante
Vinitaly è bello anche per questo. L’ultima volta che un amico, ne aveva cercato in Campania una bottiglia uno zelante enotecario salernitano gli aveva risposto: “questi so’ vini che non se li bevono nenache loro”. Non alludendo alla qualità del prodotto, ma al fatto che fosse introvabile. La Vernaccia di Serrapetrona Docg è uno spumante rosso amabile o dolce, corposo e ricco, prodotto dall’omonimo vitigno proveniente dalle colline dell’entroterra maceratese. L’azienda vitivinicola Alberto Quacquarini (www.quacquarini.it), fondata da Alberto, è ora nelle mani dei figli Monica, Luca e Mauro che la affiancano all’attività dell’azienda dolciaria. L’uva di Vernaccia nera, raccolta in 80 quintali per ettaro, subisce una tripla fermentazione: una parte messa ad appassire appesa a fili in apposite stanze per alcuni mesi è vinificata a gennaio e poi unita al vino prodotto con il resto vinificato a ottobre. Infine il tutto è spumantizzato con il metodo Charmant lungo. Lo spumante Docg è rubino-granato e consistente. Si caratterizza per note di frutta piuttosto matura e di rosa e violetta appassite. Al gusto è di corpo, non particolarmente fresco, ma gradevole e persistente. Sicuramente corposo. E’ indicato con salumi e formaggi, ma anche come aperitivo. Una curiosità: a metà novembre di ogni anno l’amministrazione comunale organizza “Appassimenti aperti” con la visita alle cantine.
Il dolce
E’ decisamente dolce e persistente il Colli Orientali del Friuli Picolit Docg 2006 di Giovanni Dri, ricavato da un vecchio vitigno di circa 40 anni. Alla vista paglierino non particolarmente carico, e brillante. Un vino che il produttore ha definito “una top model fragile e elegante”, a confronto con i sui Ramandolo visti prima. “Donne opulente”, loro. Il Picolit è un vitigno fenomeno della natura, sottoposto com’è ad acinellatura del grappolo. Per via dell’aborto floreale subito dagli acini, alcuni non si sviluppano, al punto che alcuni grappoli, finiscono per contarne da 4 a 20 in tutto. Raccolte tardivamente, le uve, offrono un succo di grande concentrazione aromatica che viene vinificato in barrique per dare un vino dolce (oltre 100 gr per litro di zucchero), dal bouquet ampio, morbido ed elegante. Da suggerirsi in abbinamento ai formaggi erborinati o da bere in meditazione.
Per chiudere, il primo passito di Firriato, la moderna azienda fondata negli anni Ottanta da Salvatore e Vinzia Di Gaetano che oggi conta oltre 4 milioni di bottiglie. Una sfida difficile, quella del dopo pasto in Sicilia. Il garbatissimo responsabile marketing Ivo Basile afferma che ci sono voluti oltre due anni di lavoro per ottenere il risultato cercato. E in questi due anni, ne hanno bevuto di passito! Ecrù è prodotto con selezionate uve Zibibbo (90%) e Malvasia (10%) lasciate, a tralcio reciso, appassire lentamente sulla pianta per 2 o 3 giorni e poi messe ad asciugarsi ancora al sole, mentre manualmente si rigirano di continuo, per due settimane su dei graticci particolari: non appoggiati a terra ma sollevati per far circolare l’aria.
Il vino è ambrato e luminoso. Si apre con profumi di fior di campo, camomilla, pesca sciroppata, scorzetta d’arancia e miele. In bocca è dolce, caldo ed elegante. Ma è il retro nasale che fa la differenza rispetto a molti altri: appena dopo averlo bevuto, ritorna ed esplode con il suo bouquet di fiori freschi e frutta, regalando un lungo dolce fine pasto.












