Verona e Vinitaly, anche quest’anno non andrò a Villa Favorita

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Non sono mai stato a Villa Favorita, e neanche quest’anno ho in programma di farci una scappata
Non mi appassiona questa ansia di rinchiudersi in un ghetto per autodefinirsi etici con qualcosa che alla fine è comunque valore d’uso traslato in valore di scambio.

Amo, soprattutto nei bianchi, le lunghe macerazioni, ma ho anche attraversato da ragazzo quelle mentali degli anni ’70 in cui quello che la pensava più vicino al mio modo di vedere diventava il peggior nemico perché non si trovava l’intesa su una virgola, magari in un periodo manzoniano.
E alcune discussioni appaiono talvolta come caricatura di quelle atmosfere consumate e spesso impotenti.
Ieri amicizie rotte per Rosa Luxembourg, oggi per la solforosa.

Ammiro e mi appassiono a chi mette molta attenzione nella cura della frutta e cerca di limitare l’intervento chimico in cantina, ma non vado in automatico pensando che piccolo è di per se bello, buono ed etico mentre grande è malefico e cattivo. Anzi verifico come cospicui investimenti per arrivare a emissioni zero e nella cura della sanità delle uve vedono protagoniste spesso cantine dai grandi numeri, tra l’altro spesso meno intolleranti e ultimative rispetto alle critiche.
Vedo pure che il piccolo è spesso più intollerante alle critiche perché ne fa una questione personale.

Non penso che il vino debba avere un solo punto di vista, non mi piacciono quelli che si arroccano e lanciano anatemi. Credo invece che se si è convinti di una linea bisogna battersi per diventare maggioranza.

Mi piacerebbe un padiglione di vini naturali dentro il Vinitaly, o che tutto il Vinitaly con il tempo diventi il tempio del vino naturale, ammesso che esista in Fiera quello innaturale.

Infine sento in giro un po’ troppa furbizia che mi fa sospetto, tanti naturali ma è inutile certificarsi, qualche biodinamico autodichiarato ma solo una spolverata. Tutto un po’ all’italiana, insomma, spesso orecchiato.
Io speriamo che me la cavo
Dalla vaniglia al sudore di cavallo?

Ma in Italia non c’è mai una via di mezzo?

16 commenti

  • Antonio Di Spirito

    (5 aprile 2011 - 16:59)

    Bellissimo pezzo!
    Il vino è BUONO quando ti piace, quando ti regala delle emozioni, quando dietro c’è dietro una storia schietta, onesta, convincente e legata alla tradizione, non solo alla tecnologia!

  • Enzo Vizzari

    (5 aprile 2011 - 17:28)

    Sottoscrivo: dalla prima all’ultima parola.

  • Riccardo Oldani

    (5 aprile 2011 - 18:19)

    Caro Luciano, condivido al 100%. Mi occupo da anni di natura e di ambiente, molto prima che di vino: solo un decennio fa se ne fregavano tutti della sostenibilità. Ora che va di moda, sono diventati tutti puristi. E spesso con la puzza sotto il naso!

  • giulia

    (5 aprile 2011 - 18:26)

    condivido in pieno, tutti a riempirsi la bocca di termini ormai stereotipati, e poi non vedono quelli che hanno sotto il naso, i nostri piccoli produttori che il vino lo fanno con onestà, etica e passione. la parola naturale si puuo’prestare a molte interpretazioni, se la si intende senza intervento della mano dell’uomo e della sua intelligenza allora il vino non è un pprodotto naturale, non si fa da solo: ci vuole l’uomo, le condizioni climatiche, la cultura storica radicata in un luogo piuttosto che in un altro e via discorrendo…andare a Villa Favorità è una moda fa molto trendy.)

  • leonardo

    (5 aprile 2011 - 18:26)

    Villa favorita è ogni anno una bella cornice per una bella manifestazione con un sacco di produttori interessanti.
    Perchè non prenderla così com’è?! Perchè non dire oggi a Sarego, domani a cerea, dopodomani al vinitaly… Io faccio così ogni anno e puntualmente trovo nuovi spunti e nuovi stimoli per rinnovare il mio entusiasmo sul mondo del vino, al di là che si tratti di agricoltura biologica, biodinamica o convenzionale.

  • fabrizio scarpato

    (5 aprile 2011 - 18:35)

    Il fatto che ci sia un’altra rassegna “naturale” a Cerea, e fanno tre concomitanti, non fa che confermare lo stato di confusione controproducente e la perdita di vista del punto centrale che è il vino, indipendentemente dalle etichette e dalle casacche che si trascina dietro, affannosamente appiccicate, e che ormai, più che l’obsoleta presunzione dell’intenditore à la page, segnano un sottile e non desiderato, per quanto si ama il vino, senso di fastidio.

  • Angelo Di Costanzo

    (5 aprile 2011 - 18:48)

    Molto, molto interessante…

  • consumazioneobbligatoria

    (5 aprile 2011 - 19:12)

    prenderò ispirazione dalla sintesi delle tue parole per un intervento richiestomi al vinitaly

  • leonardo

    (5 aprile 2011 - 20:10)

    per quale motivo 3 manifestazioni insieme facciano “confusione controproducente” io non lo capisco proprio.

    Resto dell’idea, avendole vissute (ci siete stati?), che siano manifestazioni ben fatte. Senza considerare la qualità dei produttori.

    O è solo il titolo VinNatur che vi da fastidio?

    Brinderò alla vostra

  • giancarlo

    (5 aprile 2011 - 20:11)

    w rosa luxemburg Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene.

  • Carmelo Corona

    (5 aprile 2011 - 20:16)

    Anche a me piacerebbe “un padiglione di vini naturali dentro il Vinitaly, o che tutto il Vinitaly con il tempo diventi il tempio del vino naturale” e rimango fiducioso che possa realizzarsi, quando ci si renderà conto che l’agricoltura eco-sostenibile di cui molti si riempiono la bocca per “farsi belli” è una necessità è non una scelta per vignaioli radical-chic. Essendo di scuola “veronelliana” rimango dalla parte dei vignaioli, “quelli veri”, quelli che fanno il vino perchè legati in modo ancestrale alla propria terra e non semplicemente (o solamente) “per fare soldi”. Il monito secondo cui la frammentazione della viticoltura italiana sia un male piuttosto che un vantaggio per la salvaguardia del territorio non mi ha mai convinto, e quindi continuo a pensare, nonostante tutto, che “piccolo è bello”. Del resto, ho conosciuto, nella mia vita, “grandi vignaioli”, ma mi viene difficile pensare ad un “grosso vignaiolo”…

  • luciano pignataro

    (5 aprile 2011 - 20:41)

    @Leonardo
    Forse non sono stato chiaro e me ne scuso. Che ben vengano manifestazioni, penso anche a Fornovo per esempio, ma farne una durante i giorni del vinitaly significa voler furbescamente prendere un po’ di pubblico portato avanti da un’altra organizzazione giocando il ruolo della contrapposizione che fa sempre molto chic
    E questo non mi piace, anche perché mette in difficoltà molti operatori che non possono spostarsi agevolmente da un punto all’altro di una città collassata
    Se si ha fiducia nei propri contenuti, allora perché non farla in giorni diversi dal Vinitaly?
    Questa è la critica, non certo ai contenuti, alle aziende presenti o alla logistica

    • Federico Impallomeni

      (5 aprile 2011 - 21:04)

      E poi vi sciacquate la bocca con il “buono pulito e giusto”? O solo voi di di Slow Food potete dare la patente di eticità?

      • luciano pignataro

        (5 aprile 2011 - 21:28)

        Ottima e profonda argomentazione
        Mi ha steso

  • M.Grazia

    (6 aprile 2011 - 00:16)

    Buona sera Luciano. Quest’ anno mi sono presa la briga di stilare un elenco dei produttori di organic wines dentro a Vinitaly, molti dei quali a Villa Favorita o a Cerea. Altri solo a Vinitaly Puoi leggere qui:
    http://www.soavemente.net/soavemente/2011/04/organic-wines-at-vinitaly-and-alternative-fairs-vini-artigianali-a-vinitaly.html
    A ben rivederti, al seminario sull’ Asprinio.
    MG

    • Monica Piscitelli

      (6 aprile 2011 - 10:16)

      Cara Maria Grazia è molto interessante, hai fatto un bel lavoro. Concordo con la questione di fondo: il contro salone è una questione antipatica, si. bello sarebbe che i vini naturali avessero la loro ribalta all’interno del Vinitaly. Leggerò il tuo elenco e ci vediamo il 9. Grazie per la tua qualificata e appassionata presenza. Ne siamo felici.

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