Verticale di Gavi Montessora e Il Nostro Gavi Giustiniani

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  di Alessandro Marra

Chi vi parla, pur non avendo tanti assaggi “in canna”, non può certo definirsi un grande estimatore del Gavi, bianca e cortese,. made in Piemonte. Nonostante ciò, complice il mese di permanenza “forzata” a Roma, non sì è fatto scappare l’opportunità di partecipare ad una verticale di ben 11 annate, cosa sorprendente già solo a sentirne parlare. Figuratevi dopo, a giochi fatti.  

Gavi, val di Lemme, comprensorio di 11 comuni disposti in modo concentrico. Piemonte, quasi più Liguria; una piccola frazione, Rovereto, proprio al centro di Gavi. Qui ha sede l’Antica Tenuta Giustiniana.   Alla degustazione, condotta da Luciano Mallozzi, ha partecipato anche l’enologo dell’azienda, Donato Lanati, che ha introdotto la verticale vera e propria “mettendo a fuoco” l’azienda, il territorio e il vitigno.

L’azienda: 110 ettari, di cui 40 vitati, un tempo proprietà della famiglia genovese dei Giustiniani. Oggi, la produzione complessiva è di circa 200.000 bottiglie, di cui il 75% esportato all’estero; ben 12 i cloni di cortese allevati in vigneti con età media di circa 30-35 anni. Il territorio: marne cosiddette “serravalliane” e paleosuolo formatosi con sedimentazioni successive di ghiaia, ricco di pietre e dal caratteristico colore rosso; ma anche marne grigie, plioceniche, di colore bianco.

L’altitudine è tra i 250 e i 350 metri sul livello del mare. Il clima ventilato e asciutto e la massiccia presenza di zone boschive svolgono un’importante funzione di protezione dei tralci dai parassiti. Il vitigno: cortese, origine incerta ma sicuramente autoctono. Le prime testimonianze risalgono già al ‘400; nel 1868 viene inserito nel primo atlante dei vini piemontesi. Grappolo spargolo (sanità delle uve), acino di colore dorato di medio-grandi dimensioni e ricco di terpeni, buccia con assenza di flavanoidi (particolarmente amari). Nel corso della fermentazione trattiene Co2; ph basso e notevole acidità malica, questi gli altri tratti salienti.   Poi, la presentazione dei vini in degustazione: “Montessora” e “Il nostro Gavi”.

Il nome del primo è, in realtà, una distorsione del nome originario – “Monterosso” (chiaro il riferimento al colore rosso dei terreni) – causata da un errore di trascrizione nei registri comunali. Il secondo, invece, è una spremitura di uve provenienti da due vigneti dell’azienda selezionati nel corso degli anni, diradati circa un mese prima della vendemmia per favorire una maggiore concentrazione di acidi e di zuccheri; diverso anche il formato della bottiglia (1 l invece che 0,75l). Entrambi i vini non “passano” in legno e non fanno fermentazione malolattica.    

  “MONTESSORA” 2008 Il colore è un tenue giallo paglierino. Al naso è discretamente intenso ma scompare dopo un po’ nel bicchiere. Elegante e di buona complessità: pera abate, susina, biancospino. Sullo sfondo, una bella nota minerale. Il sorso è discretamente morbido, secco e abbastanza caldo, ben bilanciato da freschezza e sapidità, coerente con le sensazioni olfattive. Il finale è quasi ammandorlato e di apprezzabile persistenza. Corpo snello e lineare, molto godibile. “Annata variabile”, nelle parole dell’enologo.    

“MONTESSORA” 2007 Leggermente più intenso il colore, meno l’olfatto. I profumi sembrano essere più selvatici e decisamente più caldi. Prevale la nota erbacea, poi un bel sentore di glicine, di agrumi e di pesca bianca. Completa il bouquet dei profumi l’aroma ammandorlato. Il gusto è pieno, più morbido l’ingresso al palato. L’acidità è ben presente ma si avverte meno. Coerente in bocca, il finale agrumato è solo leggermente più amarognolo. “Annata ottima”, questa la memoria storica dell’enologo; meno il risultato, almeno nella mia memoria.   

  “IL NOSTRO GAVI” 2006 La veste cromatica è intermedia rispetto ai due campioni precedenti. Il naso è più spostato su sensazioni di pietra focaia che testimoniano un’accesa mineralità e una maggiore evoluzione. Poi, a seguire, più fiori che frutta, acacia soprattutto. In bocca è secco, leggermente maggiore è la componente alcolica. Più sapido che fresco, forse leggermente scomposto nonostante una buona persistenza di mandorla e pesca sciroppata. “Annata favorevole, estate calda e secca con 6 mm complessivi di pioggia. Settembre molto caldo, caratterizzato, invece, da due piogge importanti”.   

  “MONTESSORA” 2005 Il colore è quello che fin qui più si avvicina al dorato. Il naso non è granché intenso e nemmeno elegante come i predecessori. Un po’ chiuso all’inizio, poi la solita nota floreale di glicine e un bel ricordo di uvetta. Poco altro, per la verità. In bocca è intenso e secco. L’alcool – pur con valori sensibilmente inferiori ai campioni precedenti – sembra andare per conto suo, forse per via di un’acidità inferiore alle aspettative, a sua volta “bastonata” alla sapidità. Il leit-motiv è sempre e comunque la mineralità. “Annata molto lavorativa, normale. Vendemmia dal 16 settembre al 1 ottobre. ‘Fortunata’: dal 2 ottobre, ha piovuto per dieci giorni di seguito. Resa per ettaro di circa 67 quintali”.    

“IL NOSTRO GAVI” 2004 Il colore è più intenso, sempre paglierino. Naso in prima battuta minerale (pietra focaia), poi – nell’ordine – fiori e frutta. Molto intenso in bocca, pieno; ma con un finale amarognolo, forse accentuato dalla presenza di alcune bollicine nel bicchiere. Persistenza lunga ma inferiore alle attese, giocata soprattutto su toni fruttati di agrumi e banana. “Annata con 3 nevicate, una primavera piovosa. Diradamenti intensi; un buonissimo mese di settembre. La vendemmia è iniziata il 23 e terminata l’8 ottobre, con tre successivi passaggi; resa di 77 quintali per ettaro”.    

“MONTESSORA” 2003 La maggiore intensità del colore riflette quella dei profumi, più caldi. Spicca una nota di mela golden matura; poi, un bel carattere minerale e sentori floreali. In bocca è più morbido e allo stesso tempo meno fresco dei precedenti campioni. Sapido, finale lungo di frutta e fiori. “Vendemmia africana, agosto e settembre con forti escursioni termiche”.    

“IL NOSTRO GAVI” 2002 Il colore è di quelli che non ti aspetti per intensità. L’impatto olfattivo è deciso e caldo. Si comincia con una sincera nota di pesca, segue a ruota una bella vena minerale. Il sorso rivela una minore coerenza ma è comunque discretamente persistente. “Vendemmia iniziata il 20 settembre e finita il 29, forte selezione in vigneto, resa di circa 52 qt per ettaro”.    

“MONTESSORA” 2001 Le tonalità cromatiche dell’ambrato preannunciano un’ossidazione che si manifesta all’olfatto con “naso quasi madeirizzato”. Belli, a dire il vero, i profumi di liquirizia e di anice stellato, sfumati. In bocca non è altrettanto piacevole, ed è un peccato.    

“MONTESSORA” 2000 magnum L’età anagrafica è smentita dalla luminosità e dai tratti giovanili del colore giallo paglierino. All’olfatto torna ad esprimersi con buona intensità; “cortese” eleganza. Ricordi di agrumi e di fiori gialli; tesse puntualmente la trama la marcata mineralità che si esprime in afflati di idrocarburi. Coerente in bocca, morbido l’ingresso, lungo il finale, altroché. Il vantaggio sarà forse il formato; fatto è che questo è il campione più in forma.  

 “MONTESSORA” 1999 Anche qui i processi ossidativi sono ben evidenti. L’impatto olfattivo è intenso, maturo, se vogliamo anche di una buona complessità. Belle percezioni di frutta matura e fiori. In bocca conserva ancora una po’ di acidità, da bersi senza indugiare troppo. La persistenza c’è, ma non è tanto piacevole in verità.    

“MONTESSORA” 1998 Già passato a miglior vita, non ha più la freschezza necessaria a sostenere un’ancor maggiore evoluzione in bottiglia. Per dirla tutta, il naso presenta pure delle interessanti sfumature di frutta matura e spezie; ma in bocca è “seduto”. Che sia forse questo il punto di arrivo per un bianco Gavi?     Interessante il dibattito sulle annate “madeirizzate”: ossidazione/virtù (alla francese per intenderci) o ossidazione/vizio? Sinonimo di grande complessità o punto di arrivo del percorso evolutivo di un vino? Se posso azzardare, nel caso di alcuni dei Gavi proposti, la sensazione è che quelli più datati (su tutti il 1998 e, direi meno, il 1999) abbiano poco altro da dire. Discorso a parte per il “Montessora” 2000, millesimo di cui ho apprezzato la giovinezza e l’eleganza dei tratti e che mi piacerebbe riassaggiare tra qualche tempo.

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