di Adele Chiagano
Riccardo Agostini, Adriano Baldassarre, Fabio Baldassarre, Bruno
Barbieri, Enrico Bartolini, Karl Baumgartner, Marco Bistarelli, Massimo
Bottura, Francesco Bracali, Fabrizio Campana, Antonino Cannavacciuolo,
Moreno Cedroni, Filippo Chiappini Dattilo, Carmelo Chiaromonte, Igles
Corelli, Pino Cuttaia, Domenico De Simone, Michele De Leo, Heros De
Agostinis, Iside De Cesare, Michele Deleo, Enrico Delfingher, Nino Di
Costanzo, Walter Ferretto, Vittorio Fusari, Romano Giordini, Guido
Haverkok, Herbert Hinter, Marcello Leoni, Carlo Matarese, Luca Mazzola,
Claudio Melis, Giancarlo Morelli, Ermanno Nicolella, Norbert
Niederkofler, Giancarlo Perbellini, Roberto Petza, Luigi Pomata,
Aniello Razzano, Errico Recanati, Nico Romito, Lino Scarallo, Salvatore
Tassa, Matteo Vigotti, Ilario Vinciguerra e lui, Gennaro Esposito,
meglio identificato come Gennarino. Non è la formazione di una squadra
di pallone, superiamo di gran lunga il numero con tutte le riserve,
invece questa in ordine alfabetico è la lista degli chef, così come si
trovava nelle brochure distribuite all’entrata dello stabilimento
Axidie in una piccola insenatura a ridosso di Vico Equense. Tutte
queste celebrità della cucina, insieme, per la grande serata finale
della Festa a Vico Equense, quella delle “regole rovesciate” meglio
conosciuta come festa di Gennaro Esposito che da tre anni a questa
parte prende piede a giugno. La tre giorni, perché l’evento dura
veramente tre giorni, è cominciata domenica scorsa con le pizze da “o’saraceno”, sotto la torre e di fronte al ristorante che porta lo stesso
nome tra incontri, ritrovi, saluti, in una veste rilassata e molto
estiva e gare di cucina su caicchi. Una folla di gente martedì 12
invece, 900 o 1000 chi lo sa, riempiva l’intero stabilimento, dall’alto
sulla passerella che portava al lido si poteva osservare questa gran
massa colorata che si disperdeva tra le due grandi postazioni separate
dalla piscina. Due rettangoli definivano la scena, il più grande con
cucine da campo, da campo si fa per dire con modernissimi ed eleganti
piani di cottura, dove tutti i migliori chef si alternavano tra mestoli
e pentoloni fumanti, l’altro ospitava le migliori bottiglie di vini
nazionali e internazionali con sommelier, distributori e produttori a
riempire i calici. La tre giorni di quest’anno si è aperta con la prima
manifestazione dei “Caicchi del mediterraneo”, velieri che riempivano
il mare davanti a Seiano nell’immaginario richiamo di molti secoli fa,
agli assalti saraceni, alle torri di avvistamento, alla storia antica
di questa costa napoletana. I caicchi giunti nel golfo di Napoli da
ogni porto del mediterraneo invece, in questo principio d’estate del
2007, sono stati presi d’assalto da chef e giurati per una
simpaticissima gara di cucina da bordo, la cui premiazione è avvenuta
lunedì sera nel corso di un party in spiaggia nella baia dello
stabilimento balneare il Bikini. La festa finale, nonostante le
superstars dei fornelli si è presentata in una veste semplice e
informale, dove il valore predominante pareva essere ancora una volta
la voglia di stare insieme e divertirsi, qui non c’erano cuochi in
piedi e clienti seduti, clienti che se ne vanno rilassati e appagati a
fine serata e cuochi distrutti, qui a Vico tutti stavano in piedi, per
ore, a mangiare, ballare, parlare e bere, tutti insieme, cuochi e
clienti senza rispettare regole formali. Il problema è stato soltanto
che alle cucine le file erano interminabili e i piatti si
vedevano e non si vedevano, ma chi non riusciva ad agguantare che so la
zuppa di melone, o l’ astice e lemon al cappuccino di baccalà, e ancora
il calzoncello di scarola e pesce di scoglio, o la trippa di vitello ai
frutti di mare, e nemmeno il Campari ( con fritto misto) e la mousse al
miele millefiori in gelatina di fragoline, poteva ben rimediare sulla
meravigliosa cioccolata arrivata da Ferrara, dall’offelleria Rizzati,
splendidi, tra gli altri prodotti, i fondenti profumati al pepe di
sichuan o al rosmarino o al cardamomo, avventarsi sui caprini di Ivan,
esilarante produttore di formaggi di capra dalla lunga barba bianca e
dai folti capelli alla Branduardi, o bere tutta la gamma di birre
Baladin di Teo Musso, tra cui quella passita meravigliosa, e farsi
riempire i calici con tutta la vasta scelta di vini che c’era
continuando a girovagare con la speranza che al prossimo giro la folla
scemasse.
Si dice che la festa a Vico è ogni anno uguale e ogni anno diversa, per
me era la prima volta, e nonostante la notorietà degli chef presenti e
la marea di gente che animava la serata, tra firme della stampa
quotidiana e specializzata a produttori di vino e birra, da ristoratori
a distributori, da amici a parenti ancora, la sensazione che si
respirava era di una grande festa dove ognuno pensava semplicemente a
stare bene e la notte, infatti, si è conclusa tra balli, canti e
goliardici bagni di spumante. r
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