Vico Equense, Ristorante L’Accanto dell’Hotel Angiolieri

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Michele Deleo e la brigata de L'Accanto dellHotel Angiolieri

Via Santa Maria Vecchia, 2. Località Seiano
Tel. 081.8029161
www.grandhotelangiolieri.it
Sempre aperto
Ferie a gennaio e febbraio

Michele Deleo è decisamente in una fase spumeggiante, non prende l’idea dalla tradizione, bensì dalla materia, dai prodotti mediterranei, rischia sul dolce e sull’acidità oltre ogni prudenza. Centra e diverte.

Così l’Angiolieri è diventato uno dei punti più buoni della straordinaria Penisola Sorrentina.

L'Hotel Angiolieri, piscina e vista sul Vesuvio

Il Grand Hotel Angiolieri nasce dal recupero di un’antica villa romana costruita intorn al 100 a.c., poi diventata convento delle Clarisse fino al 1600. La Famiglia “de le Castelle” ne acquisì la proprietà per un breve periodo e solo alla fine del 1700 venne ceduta alla nobile famiglia de i Cosenza che la utilizzò principalmente come residenza privata. Un secolo dopo viene trasformata in albergo.

L'Accanto: il carrello del sale

Il prestigioso Hotel Seiano visse fino alla fine degli anni 70 ospitando tra l’altro alcune scene del famoso film di Dino Risi “Pane, amore e…” con Vittorio de Sica e Sophia Loren.

Il carrello del pane

Il ristorante nasce dall’incontro tra Gerardo Gargiulo ed Elisa Balzano, patròn della struttura e Michele, ricco di esperienza in posti com Grand Hotel Rodhania a Crans Montana, Le Crillon des Gourmets a Parigi, il Ristorante Tantris a Monaco di Baviera e Le Gaivrauche a Londra. E poi ancora Parigi presso Le Côte d’Or du Salieu per poi tornare in Italia dove al Buco, ottiene subito la stella. Dopo una parentesi sfortunata a Taverna 18, lo ritroviamo qui. La sua cucina straordinaria è completata in sala dal maitre Mario Di Martino, cinque anni vissuti ai Quattro Passi.

Diciamo subito il punto debole del posto: l’inesistente carta dei vini, frutto di scelte fatte a casaccio e spesso poco comprensibili. Un vero peccato che una cucina così sublime non abbia un corrispettivo nel bicchiere e questo, checché ne dica Marchesi, penalizza l’esperienza gourmet, lascia insoddisfatti proprio come quando capita di mangiare alla grande nei paesi arabi senza il sostegno del vino, ma solo con succhi di frutta e acqua. Vero che la prima stella si da alla cucina, ma questa carta è semaforo rosso per la seconda.

Ma torniamo alle belle cose: la sala luminosa, l’hotellerie elegante, il servizio perfetto e appassionato. Michele ha piena conoscenza della materia, il suo riferimento è il pubblico europeo che si vuole stupire con i sapori forti della materia prima del Sud nelle nuove forme a cui è abituato dalla ristorazione gourmet. Naturalmente niente salse e cotture estreme, ma tocco leggero, indovinati abbinamenti proteici oltre l’orto-mare.

L'antipasto

Il divertimento inizia con l’antipasto, presentato tutto in un piatto invece della estenuante batteria a cui spesso siamo sottoposti e che ci porta sfiancari al primo di pasta. Da sinistra: sorbetto al finocchio con tartufo crudo, cozza ripiena di ricotta fritta con frutto della passione, scampo su crema di melanzana, panzarotto ripieno di ricotta su pomodorino fresco. Solo nel primo il sorbetto prevale eccessivamente, ma è anche vero che non ci sono più i frutti di mare di una volta.
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La triglia con il foie gras

Qui abbiamo un piatto di grande costruzione: la grassezza della triglia e quella del foi gras si compenetrano a vicenda senza soluzione di continuità, il peperone restituisce consistenza e acidità al piatto, in qualche modo lo riporta sui denti mentre il cioccolatino amaro combatte il dolce. Chiude con il robetto di capperi e olive per tornare nel Mediterraneo.
Un grandissimo piatto di scuola francese. Ghiotto e saporito. Da mangiarne a vagonate.
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Anche qui tanta Francia, l’ostrica nella gelè di Champagne su frutto della passione e sale alla vaniglia è davvero meravigliosa: quando l’involucro dolce si smembra esplode la sapidità iodata e ferrosa dell’ostrica che porta in Paradiso. Una grande esperienza.
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Inciucio napoletano, il baccalà

Con questo piatto si rientra a Napoli ma con diverse strizzate d’occhio: pensiamo al macaron con il gelato di baccalà. La pasta è a tendenza dolce ma intrigata da alghe. Abbiamo poi il crudo, la buattella di vetro con l’umido, il fritto.
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I fusilloni

C’è poco da fare: con la pasta gli chef napoletani si esaltano sempre e comunque. E’ chiaramente un cibo dentro il dna in qualunque caso. Qui i fusilloni sono con le vongole, i pomodorini e fiocchi di mozzarella. Forse l’unico piatto dichiaratamente ruffiano, almeno per i palati campani. Ma è alleggerito da una presentazione furba e divertente mentre l’esecuzione è semplicemente perfetta. Tra l’altro la cottura di questa trafila non è neanche facile da gestire.
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Pasta e piselli di Michele Deleo

Anche qui lo chef raggiunge davvero alte vette. Una cineseria con tre ravioli di diversa fattura (semplici, con l’uovo e con il pomodoro) che contengono la farcia della tipica pasta e piselli napoletana. Qui in aggiunta c’è l’astice blu, un accostamento giocato sul dolce di questa materia prima. Si sente, come è stato notato, la scuola di Marc Veyrat
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Petite patisserie

Il vassoio della piccola pasticceria può rendere l’idea del capitolo dolce della cena. Un percorso lungo e complesso non meno interessante.
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Ricotta e pere

Delicato e interessante. Il ricotta e pere resta un grande classico.
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Mousse di cappuccino

La mousse di cappuccino è golosa
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Fragola

Trasparenza di fragole con il suo sorbetto, pane con olio extravergine al limone. Questo è dolce più nelle nostre corde. Lo abbiamo apprezzato molto.
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Il babà di Michele Deleo

Non pago, a questo punto Francesco Aiello ha chiesto il babà. Una sorta di prova del nove. Lievitazione perfetta, bagna impeccabile: una sorta di cucino di gommapiuma per chiudere alla grande.
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La tavola di cioccolata

Ultime coccole con la tavola di cioccolata.

In sostanza possiamo definire colta, divertente e con punte di grande emozione la cucina di Michele Deleo, sicuramente una delle più interessanti del Centro-Sud in questo momento, con ancora tanti risultati importanti da raggiungere.

Pagherete da 80 a 100 euro per una esperienza di cui non potrete più fare a meno perché siete sulla frontiera, le Colonne d’Ercole, attraverso le quali la splendida cucina della Penisola decide di affacciarsi al mondo senza antiche oleografie o stanche imitazioni, ma con la consapevolezza di una tradizione forte e soprattutto di materia prima per certi versi ineguagliabile.

Hanno collaborato Francesco Aiello per il testo, Romualdo Scotto di Carlo per i suggerimenti, Marina Alaimo per le foto dei piatti.
La recensione non è in alcun modo ispezione di guida e la nostra presenza era annunciata dalla prenotazione. Abbiamo però mangiato solo piatti presenti in carta e che ritroverete.

2 commenti

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  • giancarlo maffi

    (21 aprile 2010 - 15:13)

    la triglia con il foie gras ,anche nella nell’estetica del piatto, mi ricorda robuchon nell’atelier parigino.

    in realta’ sembrano intriganti tutti i piatti , compresi i giocosi fusilli. tutto perfetto compresa la recensione a 4 teste.
    unico rilievo ,ma proprio da precisetti : il termine “coccole” mi fa venire l’orticaria :-))

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