Vigna Adriana di Castel de Paolis

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Dalla passerina frusinate al fieno di Ponza, dal moscato di Terracina al cesanese del Piglio, il Lazio sembra attraversare una stagione molto felice, forse ancora non abbastanza sottolineata dalla critica. Una stagione bianchista come attestano quattro delle cinque corone assegnate dalla guida 2008 Vini Buoni d’Italia del Touring Club: Civitella d’Agliano Igt Grechetto Poggio della Costa 2006 di Sergio Mottura, Frascati Doc Superiore 2006 di Castel De Paolis, Lazio Igt Bianco Malvasia Bianca Casal Pilozzo 2004 di Casal Pilozzo, Lazio Igt Moscato di Terracina Secco Oppidum 2006 di Sant’Andrea e, unico rosso, Lazio Igt Racemo 2004 dell’Olivella. Merito dell’Enoteca Palatium a via Frattina in cui i vini e i prodotti laziali hanno la loro strepitosa vetrina seguita con passione da Giulio Somma, direttore dell’Alsia? Oppure del rinnovato impegno di tanti produttori a cui si aggiunge la linfa vitale di giovani enologi come Maurizio De Simone a Ponza? Sappiamo come i successi della filiera agroalimentare sembrano improvvisi, ma in realtà sono il risultato di un lavoro duro e lungo, come quello dell’azienda simbolo laziale, Castel de Paolis. Qui, a Grottaferrata, Giulio Santarelli, ex sottosegretario all’Aricoltura, ha creato con la moglie Adriana il suo buen retiro studiano i terreni per sette anni insieme al professore Attilio Scienza prima di esordire in etichetta nel 1993. Un caparbio e testardo insistere sul Frascati, vino simbolo di Roma come il Solopaca eduardiano per Napoli, eppure, proprio come la denominazione sannita, caduto nella considerazione generale proprio perché alla enorme quantità non è subentrata la equivalente attenzione sulla qualità, in poche parole, è andato alla grande quando dissetava e alimentava, poi è venuto meno al momento di emozionare. Castel De Paolis e qualche altra azienda hanno insistito con caparbietà presentandosi ogni anno con ben quattro tipologie di Frascati di cui noi oggi citiamo il Vigna Adriana, considerato il simbolo della cantina, di cui abbiamo avuto modo di sperimentare l’incredibile longevità con un 2000 beccato alla Pergola di Paestum. Un bianco costruito su malvasia puntinata e viogner con un pizzico di sauvignon, di grande struttura, aromatico, intenso e persistente, alcolico ma al tempo stesso elegante, capace, nel millesimo 2006 in commercio alla fine dell’estate, di imporsi ancora per molti anni in evoluzione ma già ben composto ed equilibrato in bottiglia nonostante la sua giovane età. Lo beviamo volentieri su gran parte dei piatti di Tony Genovese al Pagliaccio in via dei Banchi Vecchi a Roma, oppure su una antica, tradizionalissima, intramontabile gricia allo Scoiattolo di Amatrice. In attesa dell’arrivo di Roberto Cipressi, in cantina dalla prossima vendemmia.