I vini da non perdere > in Campania > Napoli
0

Vigna del Vulcano 2005 Lacryma Christi doc

24 gennaio 2007

VILLA DORA

Uva: coda di volpe, falanghina
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Strano destino questo dei blend di territorio campani, alcuni illustri come il Solopaca e il Lacryma Christi hanno bisogno di riqualificazione d’immagine, altri come Galluccio e Cilento sono in competizione con le igt Roccamonfina e Paestum nettamente preferite dai produttori. Il motivo è forse da ricercare nel fatto che siamo in una regione dove tutti, dai produttori ai consumatori, forse anche i critici, preferiscono l’espressione in purezza dei vitigni. Una moda che non ha ragion d’essere, ma sempre più forte e affermata: aglianico, fiano, greco, piedirosso, coda di volpe e altri è come se nell’immaginario collettivo perdessero appeal se solamete sono uniti fra di loro o con altre uve. Forse dipendente dal fatto che la regione italiana che più di tutte ha puntato sui vitigni anziché sul terroir è è proprio la Campania e in questo dobbiamo dire l’Irpinia ha dettato la moda nonostante la forza evocativa e la letteratura sul Lacryma e il Solopaca. Solo il Falerno, possiamo dire, è una felice eccezione. Eppure i blend sono forse la massima espressione dell’abilità dell’enologo costretto a bilanciare le caratteristiche delle diverse uve in ciascuna annata: proprio questo rapporto delicato, l’equilibrio da raggiungere, è uno dei segreti dell’affermazione dei francesi perché vinificare e lavorare un solo vitigno crea sicuramente meno problemi: non a caso i paesi senza tradizione si sono affermando lavorando i vitigni internazionali in purezza più che in blend. Il Vigna del Vulcano è un blend che ormai ben conosciamo, ha il pregio di essere lavorato direttamente dal 2006 dall’enologo Roberto Cipresso, e ha alle spalle una solida presenza aziendale nata dal commercio dell’olio, dalla riqualificazione dell’ex villa Fabbrocino a Terzigno da cui si ammira il Golfo nella sua incantata bellezza nonostante la pioggia di cemento scaricata dal Dopoguerra sino agli anni ’70. L’annata 2005 non è stata facile da queste parti, ma a distanza di oltre un anno dobbiamo registrare la sua capacità di trovare un buon equilibrio in bocca mentre al naso è ricca di frutta bianca, erbe della macchia mediterranea e spezie dolci. Al palato ci riserva bella freschezza anche se la consueta struttura della falanghina perde qualche battuta e la beva si rivela un po’ corta. Finale pulito dal piglio autorevole. Non sappiamo dire se è un bianco marino o terragno, va bene sicuramente con un pesce grasso come la cernia o arricchito da verdure, oppure su alcune zuppe di legumi a tendenza dolce come i ceci e i piselli. Una bella espressione di territorio.

Sede a Terzigno, Via Boscomauro, 1. Tel. 081.5295016, fax 081.8274905. www.gruppodorotea.it. Enologo: Roberto Cipresso. Ettari: 13 di proprietà. Bottiglie prodotte: 50.000. Vitigni: piedirosso, aglianico, coda di volpe, falanghina.