Vigna della Congregazione 1998 Fiano di Avellino

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Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 1998

VILLA DIAMANTE

Uva: fiano
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

La settimana scorsa è stata triste per la viticultura irpina e italiana perchè siamo stati costretti a dire addio ad Antoine Gaita, uno dei protagonisti della rinascita del Fiano di Avellino.
Il destino ha voluto che l’avevamo iniziata all’insegna del rinnovato stupore e ammirazione per il suo lavoro durante una magnifica cena al Palagio del Four Season di Firenze, il ristorante gestito con precisione e la giusta dose di creatività da Vito Mollica, cuoco lucano di Alvignano con esperienze maturate in Italia e nel Mondo.
Una cena nella quale ogni commensale ha portato una bottiglia da casa, sicché Sabino Berardino, medico gourmet irpino trapiantato in Toscana, ha esibito due magnifici pezzi di antiquariato reperiti sul web, il Coda di Volpe 2006 di Michele Perillo e il Vigna della Congregazione 1998 di Antoine Gaita, all’epoca appena tremila bottiglie lavorate in acciaio e legno etichettate come vino da tavola perché il vigneto non era ancora formalmente iscritto alla doc (la docg è del 2003).
Era un bel po’ che non bevevo questo vino di cui ci dovrebbe essere ancora qualche bottiglia all’Oasis, ma devo dirvi che è stata una esperienza magnifica su una batteria di piatti incredibili, e cito il «risotto alle castagne e tartufo nero con terrina di lepre in civet», il «piccione di Assisi con mostarda di frutta», la «quaglia farcita ai fichi con crema di sedano rapa e foie gras scottato».
La 1998 se bevuta in verticale di Villa Diamante completa, cioè con il confronto di altre annate, viene superate da alcune esecuzioni fenomenali che per me costituiscono il top, cito Vigna della Congregazione 2005, 2010 e 2011 che sicuramente dureranno più di una vita. Ma nel frattempo vi trasferisco non solo l’assoluta giovinezza del Fiano offerto generosamente dal dottor Berardino, ma anche il naso poliedrico, agrumato, appena leggermente fumè, con zafferano, salvia e pesca sciroppata oltre che note rinfrescanti di menta. E poi il palato sapido, freschissimo, ampio e profondo con una chiusura incredibile. Un vero completamento dei piatti, tutti giocati ovviamente su grassezza e morbidezza. Per dirvi dunque che l’abbinamento perfetto esiste solo quando mettete una grande cuoco di fronte ad un grande vigneron.

Vigna della Congregazione 1998 Villa Diamante

Scheda del 2 settembre 2010.
Hai riprovato questo vino due volte nell’ultima settimana. Ti è piaciuto?
Molto
Ti ha emozionato?
No

Perché?
Vedi una donna bella, bellissima. Poi magari ti avvicini e ti accorgi che usa lo stesso profumo di altre. Magari anche buono. Perdi l’emozione, l’olfatto è il senso dell’anima.
Se un vino mi ricorda un’altro, fosse anche il Trebbiano di Edoardo, non va bene.
Il vino deve essere unico, non buono.

Estremista
No. Pratico. Provare il 1998 in bocca è stato un piacere, davvero esce Montefredane, sapido e fresco, agrume, magari in modo un po’ più goffo, meno sottile e tagliente per via dell’annata troppo compattante.

Risultato?
La decisa convinzione dell’inutilità del legno su quella benedetta e magica collina.

Decreto assoluto?
Mai. Vale per me.

Scheda del 22 ottobre 2007. Con il primo freddo ho fatto una mossa tranquillizzante: sono andato subito in Irpinia dove lo scorso inverno si è vissuta una stagione quasi tiepida come sulla Costa. La sferzata dell’acqua gelida, le montagne del Terminio e del Partenio finalmente innevate hanno rassicurato il mio nervosismo inconscio, biologico, maturato in febbraio e marzo assurdamente caldi e pericolosi.

Siamo così saliti a Montefredane, quasi 400 metri, per fare un update con Antoine e la moglie Diamante, ripercorrere insieme la strada che dal 1997 li porta fino ad oggi, al successo dei Tre Bicchieri per la 2004 e alla 2005 ultima nata (non filtrata e non chiarificata), alla 2006 presto in bottiglia, alla 2007 ancora in fermentazione, ai progetti sul rosso e di ingradimento del vigneto e della cantina.

I numeri sono ancora piccoli e non consentono ad Antoine di lasciare il suo lavoro per dedicarsi interamente alla terra come vorrebbe. E vediamo come nella manifattura artigianale i vini possano avere storie strane e incredibili: tutti ricordano infatti il 1997, quello passato in legno, e poi il 1999. E il ’98? Questa annata ha una storia burocratica, la denuncia solo all’ufficio antisofisticazioni e non anche alla Camera di Commercio per la doc sicchè il purissimo Fiano di Antoine e Diamante è rimasto vino da tavola. All’epoca l’azienda non era conosciuta e così ci sono ancora oltre mille bottiglie stoccate che adesso saranno riproposte dopo la verifica: non ci siamo, dunque, dimenticati di aggiungere la dicitura doc al titolo di questa scheda perchè è questione normativa aperta che sarà risolta a breve.

In ogni caso ha ben poca importanta di fronte a questa meraviglia nel bicchiere, a un acuto del passato da ascoltare con devozione. Come abbiamo già avuto modo di verificare con il vicino Vadiaperti, il Fiano impressiona per la sua capacità di attraversare il tempo in modo integro, il filo di ossidazione sparisce infatti appena il bicchiere si ossigena lasciando aprire il vino in un valzer di sensazioni fruttate, ancora, mentre in bocca la freschezza è principe indiscusso.

Un filo varietale unico capace di legare annate così lontane a quelle più recenti, compresa la 2005. Il 1998 appare ben strutturato, quasi cremoso, lungo e ben in equilibrio fra tutte le sue componenti. Il bicchiere di un grande artigiano del vino che ha in mente di farcene vedere delle belle.

Sede a Montefredane, Via Toppole. Tel. 0825 30777, fax 0825 22920. villadiamante@tiscali.it  Enologo: Antoine Gaita. Ettari: 3,5 in agricoltura biologica. Bottiglie prodotte: 12000. Vitigni: fiano, aglianico

3 commenti

  • Lello Tornatore

    (2 settembre 2010 - 09:16)

    Questo dimostra che un vino deve essere valutato per quello che è, non per quello che c’è scritto sulla bottiglia.
    Ahhh se si facessero più degustazioni alla cieca…
    La serietà e l’umiltà di Antoine sono alcune delle connotazioni che lo portano ad essere uno dei migliori produttori di Fiano di Avellino.
    Bravo Antoine, continua così !!!

  • Gennaro Albano

    (2 settembre 2010 - 12:00)

    Una delle migliori interpretazioni del Fiano di Avellino. Tutto acciaio e terreno.

  • […] Vigna della Congregazione 1998 Fiano di Avellino sembra essere il primo su Luciano Pignataro […]

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