Vigna della Congregazione Fiano di Avellino 2010 docg | Voto 94/100, winner a Radici del Sud

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Vigna della Congregazione Fiano di Avellino Docg 2010 Villa Diamante

Villa Diamante

Uva: Fiano

Fascia di prezzo: 15,00 euro in enoteca

Fermentazione e maturazione: acciaio

Vista 5/5 – Naso 28/30 – Palato 28/30 – Non omologazione 33/35

 

Quando ero ragazzo capitava a volte che mia madre voleva farmi un regalo per rendermi felice e così mi ripeteva un’espressione in vernacolo napoletano che mi è sempre piaciuta e che è rimasta impressa nella mia mente fino adesso come eredità: “Guagliò tengo ‘na bella cosa astipata pe’ te!”. E da allora l’ansia di verificare che cos’era sta “bella cosa astipata”, cioè conservata, mi ha accompagnato per tutta la vita, perché allora, come adesso, rimanevo sempre affascinato ed incuriosito da questa sorta di gioco sfizioso, che immancabilmente si tramutava in gioia quando finalmente potevo scoprire di cosa si trattasse.

Ecco proprio quello che mi è capitato in questi giorni, anche se con effetto opposto purtroppo, quando ho dovuto tirare fuori “una cosa astipata” straordinaria che sicuramente non era giunto ancora il momento di scoprirla, ma che in un certo senso sono stato costretto a farlo. Mi riferisco alla bottiglia di Fiano di Avellino Docg 2010 Vigna della Congregazione di Villa Diamante di Antoine Gaita. Ho detto costretto e lo ribadisco, perché questa etichetta si è piazzata al primo posto nella sua specifica tipologia all’ultima edizione di Radici del Sud, proclamata dalla giuria internazionale, e quindi ho dovuto esaminarla proprio in questo momento per il mio report. E, come tutti sanno, un vino simile, seppur già pronto ma non ancora pienamente all’apice della completa maturità, è un vero peccato assaggiarlo così giovane, perché, cosa molto rara a livello nazionale, può durare nel tempo anche oltre dieci anni come una bottiglia di Chablis Premier Cru di Francois Raveneau o di Jean Dauvissat tanto per intenderci. In Italia sul versante bianchista abbiamo pochi riscontri analoghi, almeno per quanto riguarda un vino derivante da vitigno autoctono. Mi ricordo che proprio durante l’evento di Carovigno il Vigna della Congregazione è stato oggetto di una stupenda verticale molto apprezzata dagli esperti convenuti da tutto il mondo. Soltanto un collega non era molto convinto, perché sosteneva che in Italia ci fossero altri vini bianchi migliori e più longevi del Fiano di Avellino. In tutta franchezza, devo dire che non sono stato assolutamente d’accordo con il suo giudizio, ma ognuno ha il diritto di esprimere il proprio parere liberamente, anche se non necessariamente condivisibile come nella fattispecie.

Antoine, con trascorsi giovanili nel Belgio vallone, è una persona solare, competente, gentile e sempre molto disponibile al dialogo. Persegue una viticoltura espressamente derivante da agricoltura biologica, perché crede che il vino sia un elemento vivo e naturale e che non abbia alcun bisogno di essere aiutato con interventi esterni invasivi. Da poco tempo oltre al Fiano sta sperimentando un poco di Aglianico e di Greco, ma la sua grande passione rimane comunque sempre il suo insuperabile Fiano di Montefredane.

Dopo la canonica fermentazione, il vino riposa in contenitori di acciaio per circa un anno e poi passa in bottiglia per l’elevazione per alcuni mesi, prima di essere messo in commercio. Il valore alcolometrico è di 13 gradi C.

Nel bicchiere il vino cerca ancora un suo consolidato assestamento cromatico, che per adesso è ancora in un’evolutiva fase di spinta e quindi si limita a sfoggiare un colore paglierino al centro e luccicante ai bordi. La vena aromatica esordisce con un naso scalpitante, fitto d’intensi e ricchi profumi permeati da un coté di frutta bianca matura, come la pesca e la pera, parvenze mediterraneamente erborine, spruzzi balsamici e fragranze terrose e mineralizzanti che galleggiano tra le narici ed il cervello. La bocca vuole scrupolosamente testare la bontà del sorso appena versatole sulla lingua e così la scansione gustativa che ne esce fuori offre subito un’immagine di per sé dinamica e tensitiva e connotata poi da un tratto espressivo di godibile purezza. In successione si coglie un vezzo sapido, poi uno splash idrocarburico, come un Riesling alsaziano di Zind-Humbrecht, una freschezza infinita che alita il palato come il ponentino romano, una succosità fruttata, una sfumata nota fumé in sottofondo ed infine un seducente equilibrio, che diventa il punto di riferimento della beva, come la terra promessa per Mosè e gli ebrei fuggiti dall’Egitto, perché tutte le componenti sono perfettamente bilanciate ed amalgamate. Chiude con un finale lungo, pervasivo e godibilissimo, frutto di un vino stupefacente, avvolgente, meraviglioso e dall’incalcolabile longevità, checché ne dica quel collega… Io se fossi in voi ne farei grande scorta per l’avvenire, perché ne vale la pena credetemi, anche per il prezzo contenuto. L’abbinamento può spaziare dai classici piatti di mare, a minestre di verdura, a carni bianche, ad un tagliere di salumi e/o a formaggi a pasta filante come la mozzarella di bufala. Ma fra qualche anno il vino potrà essere accostare anche a piatti più sostanziosi. Prosit!

 

Questa scheda è di Enrico Malgi

 

Sede a Montefredane (Av) – Via Toppole, 16

Tel. 0825 670014

Villadiamante1996@gmail.comwww.villadiamante.eu

Enologo: Antoine Gaita

Ettari vitati: 3,5

Bottiglie prodotte: 15.000

Vitigni: Fiano di Avellino, Greco di Tufo ed Aglianico di Taurasi

2 commenti

  • Angolo Divino

    (2 novembre 2013 - 23:36)

    Grandissimi bianchi quelli di Antoine Gaita, vini che sfidano il tempo, dopo qualche anno dalla vendemmia danno il meglio di se stessi , seguite il consiglio di Enrico Malgi compratevi qualche bottiglia e lasciatele da parte al buio per qualche anno.

  • Enrico Malgi

    (3 novembre 2013 - 11:32)

    Ciao Giulio, da intenditore e conoscitore quale sei, hai sperimentato centinaia di volte le infinite potenzialità del Fiano di Avellino e quindi il tuo positivo giudizio sul vino di Antoine è giusto.

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