Vigna della Corona, l'aglianico dell'architetto

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20 novembre 2003

Mentre le aziende campane ballano euforiche sulla tolda del tutto-venduto il Titanic non è poi così lontano dall’iceberg: pochi chilometri, magari con una sosta dai fratelli Fischetti all’Oasis di Vallesaccarda, e si arriva nel Vulture per immergersi a Tenuta Le Querce, una intera contrada alle pendici del Vulture dedicata all’aglianico. È questa la scommessa fatta dall’architetto Leonardo Pietrafesa che ha differenziato l’investimento nel gruppo di famiglia nell’azienda più bella di tutta la Basilicata, tra le prime nel Mezzogiorno. L’accoglienza, subito dopo il cancello, è nella grande cantina moderna di 2000 metri quadri completamente interrata dove si svolge tutto il lavoro. A salire per qualche chilometro alcune case coloniche e la residenza di campagna di Giustino Fortunato in attesa di ristrutturazione. Ma non è solo l’aspetto estetico a colpire positivamente: l’azienda infatti è monovitigna ma non monocolturale, proprio come piace a noi: circa 70 sono gli infatti gli ettari vitati mentre il resto è coperto da boschetti di castagni, alberi da frutta e soprattutto da olivi da cui si ricava un discreto prodotto, una scelta che rivela determinazione sul segmento di mercato da cui si preferisce non essere distratti e al tempo stesso la tranquillità economica abbastanza rara nel Mezzogiorno dove le imprese agricole sono sempre alle prese con l’eterno problema della capitalizzazione. L’avventura di Leonardo Pietrafesa è iniziata nel 1997, la prima vendemmia etichettata è dell’anno successivo ma la svolta vera e propria avviene nel 2000 anche grazie alla mano di Leonardo Valenti che prende le misure con il vitigno autoctono. Completa il quadro la presenza di piccoli campi sperimentali di ricerca sui diversi cloni dell’aglianico. Segnaliamo su tutto Vigna della Corona Aglianico del Vulture doc, il cru aziendale fa 18 mesi di legno in barrique di primo passaggio e nace da uve dove la concentrazione per ettaro è molto elevata, siamo sulle 600 piante, quasi in stile bordolese. Il risultato è un rosso potente, concentrato, morbidodove il rapporto tra la frutta e il legno è molto ben dosato. Da bere assoluto.