Villa Diamante, il Fiano sfida il tempo

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12 ottobre 2002

Girare tra vigne e cantine meridionali riserva ancora deliziose sorpresine e fa la differenza nel gusto, nella mente e nel piacere di scriverne. Onore al grande merchandaising enologico toscoitaliano, ma ormai ha scocciato molti scout con le storielle inventate per gli americani, le aziende in mattoncini, le favole mitologiche sul vino di turno da lanciare, la finta personalizzazione e la stravagante tipicità, le sapienti descrizioni dei profumi, alla fine sempre gli stessi: frutti di bosco, crosta di pane, pepe nero e spezie, cuoio, bla, bla, bla. Antoine Gaita è nato in Belgio dove il papà contadino era emigrato per fuggire alla fame. Qui ha studiato ed è diventato ingegnere chimico. Maria Diamante Renna ha aperto gli occhi nel New Jersey, dove il suo papà contadino era emigrato per fuggire alla fame. Poi alla fine degli anni Ottanta tornano nel loro paese di origine, quel Montefredane che a noi ricorda l’amico scomparso Antonio Troisi: oggi lui sarebbe in prima fila nel difendere i diritti degli immigrati. Antoine e Maria Diamante si conoscono, si amano, si sposano, lavorano, e soprattutto cominciano a fare il vino in un fazzoletto di terra, appena tre ettari e mezzo in conversione biologica di cui meno della metà a fiano. Cosa dire del Vigna della Congregazione 1997 di Villa Diamante (via Toppole, telefono 0825 30777)? Certamente niente da aggiungere al giudizio di Masnaghetti che lo ha classificato al secondo posto nella guida Espresso 2002. E del Vigna della Congregazione 1999? Leggete la scheda della guida Ais in uscita dove ha guadagnato i cinque grappoli, cioè il massimo riconoscimento. Rivisitato nella Cantina San Nicola di Amalfi a noi ha colpito il finale assolutamente elegante che ripulisce il palato con un colpetto di frusta amaro, proprio come in genere fanno i grandi aglianici. E poi ci è sempre piaciuta l’idea di un bianco dalla lunga vita, così, alla francese. Il fiano fermentato con le bucce, come in questo caso, può evolvere alla grande negli anni. Tanto per restare in tema di bianchi, stavolta salernitani, vi giriamo per gradire il podio di una degustazione alla cieca fatta dall’Associazione Maitres Italiani Ristoranti e Alberghi di Paestum diretta da Diodato Buonora. Primo il Furore bianco 2001 di Marisa Cuomo, seguito ad un palmo dal Selva delle Monache 2001 di Ettore Sammarco e dal Cilento bianco 2001 di Rotolo. Sorpresi? Non dal podio, da Villa Diamante.