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Vini Buoni d’Italia Touring 2009, diario di tre giorni a Paestum

6 giugno 2009

di Michela Guadagno

Vini Buoni d'Italia Touring 2009 Paestum

Tutti i colori dell’Arcobaleno
Si dice che si lascia sempre qualcosa nel posto dove si vuole ritornare; ogni anno non toglietemi la tre giorni di degustazioni dei Vini Buoni d’Italia per la Guida del Touring Club – curata da Mario Busso e Luigi Cremona, sotto la responsabilità di Luciano Pignataro per le selezioni dei vini della Campania, della Basilicata e della Calabria – che si tengono a Paestum in un preludio d’estate, che quest’anno ha segnato come andamento meteorologico il susseguirsi delle quattro stagioni.

Il giovane chef del Tre Olivi del Savoy Beach Paestum, Cristian Torsiello (foto di Monica Piscitelli)

Inverno
Partenza da Napoli il 2 giugno, sotto una pioggia torrenziale, sembra che il tempo si sia dimenticato del sole del sud, ma lungo il viaggio ci accompagna tra le nubi un arcobaleno di buon auspicio, in macchina l’atmosfera è quella rilassata di quattro chiacchere tra amiche, e dopo due ore due di cammino prudente arriviamo al Savoy Beach Hotel di Peppino Pagano, in tempo per prepararci per la cena in attesa di festeggiare: è la festa della Repubblica Italiana ma per noi è soprattutto il compleanno di Luciano, si cena al Tre Olivi, il ristorante dell’hotel, e si brinda con Franciacorta Monterossa brut e Brunello di Montalcino ’95 Frescobaldi. La tartàre di carne di bufala, con ricotta su letto di centrifuga di piselli e fave va menzionata per prima; poi a casaccio in ordine sparso triglia su crema di melenzane; ravioli di ricotta con crema di broccoli, vongole e cozze; pesce bandiera grigliato con crema di carciofi: in cucina c’è lo chef Cristian Torsiello, classe 1983, dopo il Reale di Rivisondoli con Niko Romito e uno stage da Gennaro Esposito, lo incontro a sorpresa qui a Paestum. A tavola non si invecchia, ma è finito il vino come alle nozze di Cana, e allora come nel miracolo chiudiamo con Aglianico 2006 e 2004 di Tormaresca, prima che giunga la torta con mega candelina. A nanna, domani sveglia presto, si comincia…..

Il Savoy Beach Hotel dove si svolgono le degustazioni da quattro anni

Primavera
Spunta finalmente il sole, tutti pronti all’ora fatidica per la formazione delle commissioni di degustazione, giornalisti, degustatori, sommelier, maitre d’hotel, disposti a comporre ben sette tavoli di assaggiatori, ci tariamo insieme per le schede di punteggio, e iniziamo… dai rossi! Sì, sovvertendo l’ordine canonico, quest’anno la rivoluzione è stata quella di partire con una prima batteria di rosati, giusto per farci il palato, e poi tannini di Aglianico del Taburno, Taurasi, Aglianico del Vulture, Cirò, Piedirosso, rossi del Vesuvio, per poi passare alla freschezza dei Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Falanghina flegrea e sannita, Coda di Volpe, bianchi Cilentani, di Ischia, di Calabria e di Basilicata: in questo modo, la fatica gustativa si avverte di meno. Dopo una breve sosta per pranzo con fusilli di Felitto al ragu cilentano, si riprende nello stesso modo, prima i vini rossi e poi i bianchi.
Stasera siamo alla Fabbrica dei Sapori di Battipaglia di Cosimo Mogavero per la seconda edizione del Coda di Volpe Wine Festival e Voglia di Asprinio, due i seminari di degustazione, uno con Raffaele Del Franco per il Coda di Volpe in Irpinia, e l’altro con Pasquale Carlo per la stessa varietà nel Sannio beneventano; nel mentre parte la diretta televisiva con Telecolore nel piazzale antistante la struttura, al volo e senza rete di protezione a turno per commentare in abbinamento ai piatti dei ristoratori di Cetara – Acquapazza, Al Convento, La Cianciola, San Pietro – il vino da Coda di Volpe che meglio sposa la preparazione cucinata. Fine serata in hotel, allo scoccare della mezzanotte si stappa Champagne Gosset Gran Resèrve per un altro compleanno, quello di Pasquale Brilante.

La sala climatizzata con le sette commissioni al lavoro (foto di Monica Piscitelli)

Estate
Seconda giornata di lavori, cominciamo di nuovo con l’ordine di batterie di rosati, poi i rossi, per terminare con i vini bianchi; per l’ora di pranzo è organizzata la visita all’Azienda Barlotti, tra bufale e mozzatura della mozzarella, e a tavola tra ricotta, treccia e yogurth prodotti dal caseificio, arriva Raffaele Pagano con Bourdeaux Canon e Haute Medoc, giusto per diversificare le papille palatali con eccellenze di Francia. Si rientra per riprovare in commissione riunita, di nuovo i Taurasi da mandare in finale per la Guida. Le conferme ci sono: càpita spesso, nei pannel di degustazione rigorosamente bendata, di trovare certezza in quei vini che hanno nella qualità il loro prestigio, e il punteggio rispecchia il giudizio positivo; ed è sorprendente anche la scoperta di quei vini outsider che magari per scarsa comunicazione sono poco diffusi tra gli addetti del settore. Finiamo con i vini dolci, le commissioni si sciolgono tra i saluti e gli abbracci e lo scambio di indirizzi e-mail, presenti quest’anno: Roberto Adduono, Francesco Aiello, Marina Alaimo, Ugo Baldassarre, Nadia Bortone, Pasquale Brillante, Diodato Buonora, Maurizio Calabrese, Giulia Cannada Bartoli, Pasquale Carlo, Sergio Cavallaro, Raffaele Daniele, Maristella Di Martino, Michela Guadagno sottoscrivente, Vittorio Guerrazzi, Sara Marte, Luigi Minichiello, Franco Napoleone, Maurizio Paolillo, Gelsomino Perrotta, Monica Piscitelli, Giovanni Risi, Maria Sarnataro, Patrizia Spinelli, Bruno Taurone, Nevio Toti, Carmela Valitutti, e spero di non aver dimenticato nessuno; i vini da degustare sono stati schedati e numerati da Novella Talamo; richiamo degno di nota per la brigata dell’Hotel Explanade che ha servito le bottiglie nella mescita dei vini ai tavoli di degustazione.

Briefing notturno nella sala climatizzata di stoccaggio degli 800 campioni (foto di Monica Piscitelli)

Autunno
Il tempo di una rinfrescata, e per chi resta c’è la serata conclusiva del Coda di Volpe Wine Festival e Voglia di Asprinio: stasera i seminari con Pasquale Brillante per il vitigno vesuviano localmente detto Caprettone, e Marco Ricciardi per l’Asprinio di Aversa; e la presentazione de “I Giorni del Lacryma Christi” ad Ottaviano. Seconda diretta televisiva di Telecolore, per l’abbinamento con i vini i ristoranti – Antica Osteria Marconi, Casa del Nonno 13, Locanda Severino, Nonna Rosa – si cimentano con il pesce azzurro; Stefano Pagliuca dell’Antica Panetteria dei Buoni Sapori di Melito prepara la sua pizza nella teglia di rame con la pasta del “pane a canestrella” e brindisi di chiusura con i produttori di coda di volpe e asprinio presenti al festival. Nella tavolata finale è il divertimento la costante di queste occasioni: Ribolla Gialla 2007 magnum di Livio Felluga, Champagne Vely-Joaquin, i piatti proposti nella serata e tanta allegra compagnia.
Po si torna a casa. A proposito, che cosa ho lasciato a Paestum come dico nell’incipit d’inizio? Il ricordo di tre giorni all’insegna di professionalità e amicizia, e la certezza di quell’arcobaleno di colori che la circonda con calore.
Vini Buoni a tutti!

Un altro resoconto sul blog della collega Monica Piscitelli, Campania che vai