Vinitaly Basilicata, la Regione fa crac e sei aziende lasciano

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Potenza Regione Basilicata Sede
Potenza Regione Basilicata Sede

Il vino come iperbole dell’Italia: le aziende producono, i politici fanno i papponi. L’ultimo esempio dalla regione di cui si ricorda solo il record di assessori all’Agricoltura degli ultimi dieci anni: la Basilicata. La notizia è che a un mesetto dall’inizio della manifestazione arrivano i rincari che manco Equitalia si sogna di praticare con i suoi interessi da strozzini e che le piccole aziende non possono sostenere. Scoppia la polemica ed è caos anche tra i produttori che si dividono.
Senza entrare nel merito della vicenda, alla fine con qualche marchingegno burocratico la Regione esibisce comunque un numero di partecipanti, c’è da restare sconcertati dal fatto che i produttori non si siano ancora organizzati per fatti loro e stiano ancora appresso ai politici per promuoversi.
Purtroppo è stato uno dei mali di questi anni: il fatto è che i politici hanno un mercato locale, quello dei voti, e gli effetti delle loro azioni non si misurano in fatturato ma in consensi.
Il mercato delle aziende, invece, soprattutto quelle di una piccola regione come la Basilicata, è l’Italia. O meglio il mondo.
Cosa dunque c’è di comune tra loro? Praticamente nulla: alla politica il mondo produttivo serve solo per le tasse, gli autovelox e le vessazioni burocratiche che nutrono il milione di parassiti che campano di politica.

In questa cornice poco incoraggiante si inserisce questa lettera di protesta di aziende a noi care. Che pubblichiamo intera perché emblematica.

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Gentile assessore all’agricoltura, e p c. Gentile presidente dell’enoteca Regionale, Gentile presidente Camera di Commercio

Ricevere la lettera di invito alla collettiva della Basilicata al Vinitaly con le nuove condizioni di quest’anno non è stata solo una sgradita sorpresa, ma un vero e proprio duro colpo alle piccole aziende del settore. Qualunque siano le ragioni che hanno portato a richiedere per la collettiva un contributo di partecipazione di € 3700 oltre iva per 10 mq, il risultato per noi piccole aziende è stato di non essere in grado di pagarci uno spazio espostivo come per le precedenti edizioni. Ricevere l’informazione a febbraio significa avere due alternative: partecipare con la regione Basilicata o non partecipare, escludendo la possibiltà di poter decidere se farlo in forma autonoma o con organizzazone alternativa. Nessuno di noi fa l’imprenditore agricolo come dopolavoro e il Vinitaly è LA fiera di settore per antonomasia, quella attraverso cui passa la maggior parte del nostro fatturato. La collettiva che nasce, storicamente, per dare un aiuto all’internazionalizzazione alle aziende del comparto, tutte di piccole dimensioni, finisce oggi per perdere completamente il suo ruolo. Solo due numeri per chiarire meglio di cosa parliamo: il costo standard al mq che chiede la Fiera è di € 210 mq, costo che scende al crescere della superficie richiesta. Per stand di piccole dimensioni scende senza fatica alcuna a 170-180 €/mq., immaginiamo quindi che per superfici ben più grandi il costo scenda ulteriormente. Non sappiamo nulla del tavolino a 1500 euro + iva, se non il nudo costo, ma sappiamo che un tavolino condiviso della Fivi costa € 1250 e prevede la condivisione con altri di un tavolino e 4 sedie, tavolino e sedie che non sono un complemento, ma sono necessari per avere un incontro professionale con gente che al Vinitaly non viene in ferie, ma ha giorni di appuntamenti serrati.

Non mancano altre forme di partecipazione collettiva, per esempio Vivit, o le iniziative fuori fiera. Peccato che a noi oggi siano precluse visto che la informativa ci è arrivata fuori tempo limite di mesi.

Non solo non vediamo nessun segno di un contributo da parte della Regione Basilicata ad una collettiva che porta il suo nome e che senza dubbio è la più importante del settore, ma riteniamo scorretto e lesivo un comportamento di questo genere, visto che oggi i costi di partecipazione sono cresciuti di oltre il doppio rispetto alla media degi ultimi 10 anni. Allo stato attuale la partecipazione alla collettiva risulta più onerosa rispetto ad una eventuale partecipazione individuale, ma avendolo saputo solo ora, non siamo neppure nelle condizioni di poter prendere la decisione di andare da soli.

Ci chiediamo inoltre se anche la Enoteca Regionale, destinataria di finanziamenti regionali, e la camera di commercio che in passato ha organizzato numerose edizioni della fiera, abbiano scelto, come la Regione, di non sostenere l’evento fieristico più importante del settore.

Vista la situazione molto difficile che si è venuta a creare, chiediamo: a) di rivedere le condizioni di partecipazione riportandole a cifre vicine a quelle delle scorse edizioni; b)di ricevere per le prossime edizione l’informativa sulle condizioni di partecipazione ogni anno entro il mese di giugno dell’anno precedente il Vinitaly per metterci nelle condizioni di decidere consapevolmente.

Per il momento prendiamo atto della decisione di togliere aiuti all’unica fiera professionale di settore della filiera e del danno che la decisione, anche a causa della comunicazione tardiva, ha creato alle piccole realtà vitivinicola della Basilicata.

Cordiali saluti

Carbone vini
Az. agricola Donato D’angelo
Eleano
Eubea
Mastrodomenico
Tenuta i gelsi

4 commenti

  • Denny

    (9 marzo 2016 - 05:32)

    Vorra’ dire che allo stand della Basilicata al Vinitaly anziche’ i produttori troverete gli assessori a parlare del nulla o di Matera capitale della cultura….che tristezza

  • Giuseppe Capece

    (9 marzo 2016 - 08:33)

    Come dice la canzone di Venditi: è un mondo di ladri. Ma il dato raccapricciante è che tutti li apostrofano come mariuli ma a loro non gliene frega un tubo, vanno diritti per la loro strada, con la faccia tosta che solo le mignotte hanno e pure loro hanno una dignità, nonostante il lavoro che fanno. Questi no, è gente che ha cancellato dal proprio genoma il concetto di dignità. Renzi si dibatte tanto per far fare sviluppo, ma in realtà non ha un vero termometro di quello che accade nel mondo reale. La verità è che in questo paese non funziona un cazzo. Che tristezza e che schifo, sciù a faccia loro.
    Ad majora

  • Giuseppe Mastrodomenico

    (9 marzo 2016 - 10:19)

    Non siamo mai stati uniti e mai lo saremo. Si preferisce agire singolarmente, parlare con il politico di turno privatamente, magari alla fine di uno dei tanti convegni-farsa che terminano sempre con la processione dei baciamano/leccaculo. Va da sé che poi ad ogni disservizio istituzionale non corrisponde un’azione di protesta o di mediazione da parte di cittadini e imprenditori, neanche quando si tratta di salvare la pelle. Me ne sono andato piangendo, sei mesi fa, ma adesso capisco che per salvare la pelle non devi combattere. Devi andare via e alla svelta. Non è vero ce se tutti se ne vanno non cambierà mai nulla, semmai è vero il contrario: senza il corpo ospite, il parassita muore.

  • elena mastrosimone

    (9 marzo 2016 - 14:54)

    Le regioni meridionali più povere della Polonia,e di molte zone della Croazia e della Grecia,un motivo ci dovrà pur essere.

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