Vinitaly | Mediobanca: le grandi aziende tornano a fare profitti

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Alla vigilia del Vinitaly di Verona, arriva un’indagine di Ricerche & Studi di Mediobanca che fotografa la saluta (buona) delle 107 maggiori aziende italiane del settore: uno scatto con molti indicatori economici tornati a livelli pre-crisi.

Il primo parametro confortante è quello dei ricavi, che l’anno scorso per questi ‘big’ sono arrivati a un totale di 4,87 miliardi di euro, in aumento del 9,2% rispetto al 2010. E anche in questi 12 mesi il settore dovrebbe crescere: il 93% del ‘panel’ stima un giro d’affari in rialzo o stabile. Il tutto grazie solo a un export che corre: +20% per valore in Asia, +14% in Europa, +6% negli Usa.  I prezzi in Italia stanno invece scendendo, un fenomeno anche sano per sgonfiare qualche ‘bollà che si era formata negli anni del boom del vino, quando bastava presentare un qualsiasi rosso oltre i 14 gradi per farsi pagare listini a due cifre. Ma i grandi gruppi stanno ottimizzando diversi altri passaggi produttivi e distributivi, così gli utili netti tra il 2009 e il 2010 sono cresciuti mediamente del 106% a 138 milioni di euro nei bilanci definitivi dei maggiori produttori, con una previsione per il 2011-2012 di mantenimento di questi livelli.

L’indice di redditività del capitale proprio si è attestato nel 2010 al 5,9%, in crescita dal 3% dal 2009 e anch’esso tornato ai livelli pre-crisi, anche se resta al di sotto di quello delle società del settore ‘beveragè, che ha mediamente un indice di redditività del 9,3%. In incremento nei grandi gruppi i livelli occupazionali, arrivati nelle 107 aziende del panel R&S Mediobanca a un totale di 10.775 persone, l’1,7% in più rispetto al 2006. Mentre i dipendenti scendono nel beverage (-2,5%) e nell’industria manifatturiera italiana nel suo complesso (-5,1%).  Ma in quale Regione la filiere produttiva del vino sembra funzionare meglio, almeno per quel che riguarda i grandi produttori? La risposta è secca: la Toscana, dove il rapporto tra il margine operativo netto e il fatturato è di gran lunga il migliore, a quota 17,4%. Seguono, molto distaccate, la Lombardia (5,8%), il Veneto (5,7%) e il Piemonte (2,9%). Peggiore, tra le grandi Regioni vinicole, l’Emilia Romagna, con un rapporto Mon/fatturato dell’1,4%.

Interessante e con qualche sorpresa la differenza del costo del lavoro: è di 56mila euro per dipendente in Sicilia (il livello più elevato), fino ai 32mila euro della Toscana, il più basso.  Infine uno spaccato sull’export. L’Unione europea resta di gran lunga l’area più importante per il made in Italy, assorbendo il 55,2% delle esportazioni dei grandi gruppi. La seconda area di destinazione è costituita dal Nord America, dove è collocato il 33,4% dell’export italiano, mentre l’Asia rimane al 4% dell’export complessivo 2011. Ma l’attesa per i dati di quest’anno è alta, con preconsuntivi record per le esportazioni in Cina. (ANSA).