Vino e critica internazionale dopo Parker 8| Madeline Puckette (USA)

24/8/2017 984
Madeline Puckette
Madeline Puckette

di Chiara Giorleo

Come sta evolvendo la comunicazione in Italia e all’estero? Come l’offerta formativa, oggi molto più ampia, può influire e sta influendo sul trend della comunicazione del vino, sempre più sofisticata e ancor più necessaria.

Oggi lo chiediamo a: Madeline Puckette.

Madeline Puckette è responsabile dei contenuti e co-fondatrice di Wine Folly . La sua passione nell’aiutare i principianti a conoscere il vino è l’ispirazione che si cela dietro il pluripremiato sito web winefolly.com e il gran successo attestato dal NYT del libro “Wine Folly: The Essential Guide to Wine”. Le esperienze precedenti di Madeline Puckette nel visual design, nella musica e nella ristorazione hanno contribuito a modellare il suo approccio alla comunicazione del vino attraverso infografica, intrattenimento e social media. Fin dal lancio del sito, il 25 dicembre 2011, i disegni enigmatici del vino di Puckette sono apparsi su NPR, Fast Company Design e The Washington Post. Il libro di Wine Folly è stato pubblicato in 20 paesi, tra cui Corea, Germania, Russia, Cina, Francia e Italia.

  • Come sei “inciampata” nel settore vino?

Ho iniziato a lavorare in un wine bar di Reno, NV. Era un posto piccolo ma serviva circa 50 vini al bicchiere, così ho potuto espandere il mio palato degustando diversi vini. Sono maestra di lucidatura e lavaggio a mano di bicchieri!!! Non dimenticherò mai quel periodo, è stato uno dei migliori della mia vita.

  • Come credi sia evoluta la critica negli ultimi 30 anni? E da chi hai imparato di più?

La critica del vino, e specificamente il sistema di valutazione in centesimi sviluppato da Robert Parker, ha aperto completamente il mercato del vino negli ultimi 30 anni. Prima dei punteggi, recensioni e articoli erano molto difficili da decifrare, soprattutto per i non esperti. Naturalmente, ci sono problemi anche con il sistema a punteggio perché il palato di ogni persona è diverso ed è possibile riscontrare molta differenza tra i degustatori. In più, non è stato adottato un sistema comune. Ogni critico è in competizione con gli altri.
Inoltre ho molto rispetto per i critici del vino che continuano a esplorare nuove regioni, che valutano vini a prezzi convenienti e che cercano continuamente di migliorare la propria comprensione del vino. Per esempio, il noto James Suckling ha un palato inesauribile e riesce a degustare e classificare numerosi vini accuratamente. Premia spesso vini italiani di alta qualità a basso prezzo e questo è molto utile per i neofiti. E anche blogger come Jon Thorsen, di Reverse Wine Snob (il blog), che ha sviluppato un sistema per la valutazione dei vini che prende in considerazione il prezzo. Mi entusiasmano molto anche siti e applicazioni che cercano di educare i consumatori su come valutare con precisione i propri vini. Questa è forse la prossima sfida del settore.

  • Come reputi la comunicazione del vino italiano nel tuo paese?

L’Italia è la regione più difficile da imparare. Le leggi sono confuse e antiquate ed è molto difficile per regioni che esulano dai grandi nomi (Chianti, Barolo, Brunello, ecc.) farsi conoscere. Questo crea confusione e intimidisce i consumatori, soprattutto i neofiti. Anche per una persona come me, che ha studiato molto questo Paese, è difficile trovare informazioni coerenti.

Inoltre, ho osservato molta frammentazione interna tra i produttori i quali sono in competizione tra loro (spesso nella stessa regione o tra coloro che producono stili simili). Ad esempio, credo che il “Metodo Classico” italiano sarebbe meglio promosso come brand unico in tutto il Paese. Ci sono grandi Metodo Classico in Trentino e in Lombardia così come in tutto lo stivale andando giù fino alla Sicilia. Se questi Consorzi frammentati lavorassero insieme, potrebbero facilmente competere con lo Champagne. Tra l’altro, i palati americani preferiscono il carattere fruttato degli spumanti italiani (più simili agli spumanti americani) e poi, abbinati allo straordinario terroir italiano, si creerebbe una combinazione vincente. Purtroppo, i produttori che cercano di lavorare insieme non riescono, si scontrano con una competizione interna. Questo mi butta giù.

  • È noto che sia molto migliorata l’offerta formativa a disposizione di coloro che vogliono formarsi sulla tecnica di degustazione, la sommellerie, la geografia del vino e tutto il resto. Come credi che questo stia incidendo e inciderà sul presente e sul futuro – nemmeno troppo remoto – della comunicazione del vino?

Questo renderà un ottimo servizio nell’offrire più programmi di formazione nel vino. Creerà anche nuovi spazi e opportunità in tutto il mondo (Polonia, Brasile, India, Cina!). Quanto più si educa e si condividono informazioni, tecniche di produzione di vino, varietà di uve, etc., tanto più queste saranno diffuse in tutto il mondo. L’Italia ha un potenziale enorme se si considera la sua straordinaria varietà di vini, uve e stili.

  • Quali sono i presupposti per l’indipendenza della critica enologica?

Un critico è molto simile a un politico per certi aspetti. Il loro compito è di perorare la propria causa e mantenersi fuori dai pregiudizi. Se ci sono pregiudizi, crolla la loro credibilità. Il pregiudizio deriva da tempo ed energie (soldi): più tempo e risorse una cantina, un produttore, un distributore investe per un critico più è probabile che il critico venga influenzato. Questa è una delle questioni cruciali per ciascun critico del vino (e per i politici anche! Hahah!).

  • Chi vedi nel futuro della critica enologica?

In generale, vedo maggiore trasparenza delle informazioni e più meta-informazioni sul vino per i consumatori. Ad esempio, i rapporti dettagliati sulla chimica dovrebbero essere disponibili per tutti i vini presenti sul mercato statunitense, così coloro i quali hanno problemi di salute potrebbero scegliere i vini in base alle proprie restrizioni dietetiche. Siamo molto lontani da questo ma se osservi i mercati di marijuana/cannabis in Colorado e nello Stato di Washington, scopri che ogni partita deve essere inviata a un laboratorio e analizzata interamente e tutte le informazioni sono poi rese disponibili per i consumatori. Un requisito come questo sarebbe un bel problema in un primo momento, ma alla fine aiuterebbe l’industria del vino a migliorare qualità e standard di produzione.

  • Un consiglio per: i giovani che muovono oggi i primi passi lavorativi nel settore enoico, i consumatori più o meno appassionati, i colleghi.

Coloro che hanno scoperto il vino in questo periodo sono molto fortunati. Non c’è stato un momento migliore per entrare nel mondo vino e sviluppare una passione per ciascun aspetto di questo mercato. Il nostro futuro dipende dall’innovazione e dal senso di responsabilità: possiamo creare un mondo del vino migliore insieme.

Interviste precedenti
1-Alessandro Torcoli, Italia
2-Horia Hasnas, Romania
3-Cathy van Zyl, Sud Africa
4-Akihiko Yamamoto, Giappone
5- Arto Koskelo, Finlandia
6- Aldo Fiordelli, Italia
7 – Caro Maurer MW, Germania

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