Vendemmia in Caucaso, alle origini della vite

24/10/2016 1.8 MILA
Caucaso, dove la vite mosse i primi passi
Caucaso, dove la vite mosse i primi passi

di Vincenzo Varchetta
Osservazioni tecnico-storiche della vendemmia 2016 nella regione di Krasnodar, Russia europea meridionale.
La Russia e la vite?
Un’associazione apparentemente fuori tema

Stando all’archeobotanica vi è un legame che affonda le sue radici all’epoca della comparsa della vitis vinifera, sub. sativa a fiore “perfetto”, a partire dalla domesticazione della specie selvatica, vitis vinifera sub. silvestris ( dioica),  collocandoci tra 6000 e 8000 anni fa nelle zone tra il bacino del mar nero e il mar caspio.

Qui faccio riferimento al distretto di Gaikadzor, diramazione occidentale dei monti caucasici, sul bacino del mar nero, al confine con Azerbaigian,  Georgia e le repubbliche indipendenti Abkhazia e Ossezia del sud. Questi territori un tempo parte dell’impero greco e, durante il quale la vite fu oggetto di larga diffusione, costituivano zone di intensa viticoltura  e via di transito per l’Europa.

Nel corso della storia la coltivazione della vite in Russia ha vissuto fasi cicliche durante le quali si sono alternati periodi di grande spinta e altri di forte depressione; si ricordano  tra i più ferventi promotori della produzione di vino lo zar Boris Godunov (1598-1605) e, successivamente , Michail Romanov. Secondo quest’ultimo il vino  era un elemento non solo di prestigio ma anche funzionale alla crescita economica, tanto da indurre lo sviluppo della vite nell’Astrakhan ( regione delle Russa meridionale). Tra i vitigni di interesse si possono annoverare quelli locali e di derivazione georgiana come: Krasnostop, Zimlyanski, Chyornyi, Sibirkovyi, Saperavi e Rakatsiteli.

Caucaso, dove la vite mosse i primi passi
Caucaso, dove la vite mosse i primi passi

L’ex unione Sovietica contava circa 1200000 ettari di superficie dedicati a vigneto ( circa il doppio di quelli attualmente presenti in Italia); questo offre un’idea dell’importanza di tale coltura fino al 1985, anno in cui l’allora governo Gorbaciov emise un provvedimento per la lotta al consumo di alcol, condizionando pesantemente l’economia del vino.

Negli ultimi dieci anni è iniziato un percorso di rinnovamento vitivinicolo guidato anche da tecnici e consulenti europei per delineare una impostazione volta a sostenere una enologia moderna dedita all’espressione del potenziale locale.

Tornando alla località di Gaikadzor troviamo un clima di tipo continentale, mitigato dalla vicinanza del mare. Partendo dal suolo si hanno terreni franco-argillosi con pH sub-alcalino e percentuali di calcare totale superiori al 40% , con la parte attiva che arriva fino al 33%. Tutto ciò potrebbe far pensare a un adattamento molto difficile anche da parte dei portainnesti tolleranti mentre, al contrario, le diverse prove mostrano che SO4, Kober 5BB ,420 A  (Berlandieri X  Riparia), 1103 Paulsen, 110 Richter (Berlandieri X Rupestris), 41 B ( vinifera x Berlandieri) diano ottimi risultati.

Oltre ad alcuni esempi di varietà locali sopra citate, per la maggior parte sono piantate: Syrah, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot,  Semillon, Gewurztraminer, Malbec, Mourvédre, Grenache, Viognier, Marselan, Sauvignon Blanc, Pinot Blanc, Chardonnay e Malvasia.

Caucaso, dove la vite mosse i primi passi
Caucaso, dove la vite mosse i primi passi

In riferimento all’annata 2016 , con circa 750 mm di pioggia, maggiormente concentrati nella stagione invernale,  temperature minime invernali tra – 10 e – 12 °C, si nota un’ottima condizione fitosanitaria con assenza di crittogame e danni diretti ed indiretti da entomofagi. Si riscontra un fenomeno, ormai comune a tutte le aree viticole negli ultimi anni, relativo al disaccoppiamento crescente tra maturità tecnologica e quella fenolica.

I mosti presentano buone dotazioni di APA ( azoto prontamente assimilabile) ,elevate concentrazioni zuccherine e le cinetiche fermentative decorrono in modo regolare.  In funzione del profilo antocianico e del livello di maturità delle uve si gestiscono le macerazioni per ottenere l’estrazione desiderata  e preservarne il contenuto  fenolico.

Insomma ricordando la storia ed il passato ,tenendo conto del presente e cioe’ dei grandi capitali  che i russi stanno investendo e al know –how  italiano e francese di certo sentiremo parlare di questa area vitivinicola del mondo sempre di piu’

Alla prossima vendemmia around the world !

 

2 commenti

    Lello Tornatore

    (24 ottobre 2016 - 10:49)

    Bel report, caro Vincenzo … aspettiamo altre notizie, magari più sui caratteri organolettici del vino ottenuto!!!
    P.s. portati pure il cugino Gerardo, farai un grosso favore ad Emanuela e può darsi
    che il differente terroir possa portargli benefici…tricologici :D

    Orval87

    (24 ottobre 2016 - 12:04)

    In effetti ancora troppa gente pensa che i grandi vini si trovino solo in Italia, Francia e dintorni, ma la realtà è che stanno emergendo sempre più ottimi vini da USA, Australia, Cile, Sud Africa, e in Europa ci sono eccellenti vini anche ad est, su tutti citerei l’Ungheria, e non solo per il famoso Tokaji Aszu, ma anche per alcuni eccellenti rossi e bianchi.

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