Viticoltori De Conciliis: troppa burocrazia, dop Cilento addio

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Bruno De Conciliis – Foto di Novella Talamo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il Donnaluna aglianico prodotto da Viticoltori de Conciliis non sarà più DOP Cilento a partire dalla vendemmia 2011

Abbiamo aderito alla DOP  aglianico e fiano felici di far giungere gocce di Cilento nel mondo, orgogliosi di rappresentare una terra di energia straordinaria , continueremo a farlo in futuro anche se non potremo più scrivere Cilento sulle nostre etichette, togliendo ai consumatori inglesi, americani, giapponesi che oggi consumano due terzi del vino che produciamo il legame tra il vino e la sua terra.
Una delle annate migliori di questo vino, per metà invecchiato in botti grandi, per metà in acciaio, una annata prorompente di frutta e spezie godibile sin dai primi mesi di bottiglia e pronto a sfidare molti anni di affinamento. Alla vigilia dell’imbottigliamento è giunta la bocciatura dell’organismo di certificazione ISMECERT per “gravi difetti biologici” all’esame organolettico, l’esame chimico del vino non aveva evidenziato anomalia alcuna. Siamo certi che la causa della prima bocciatura risieda nella modalità di prelievo, conservazione o trasporto del campione, non possiamo però attendere il tempo per un riesame della commissione, affidiamo questo vino al giudizio dei consumatori che da tre lustri ormai ci premiano eleggendolo a simbolo della rinascita enologica cilentana. Il Donnaluna aglianico 2011 sarà posto in commercio sotto la denominazione IGP Paestum aglianico in numero di 40.000 bottiglie, la De Conciliis valuta la possibilità di declassare tutta la produzione a DOP per questo anno e per gli anni a venire non potendo consentire a disguidi o incidenti di inficiare il lavoro di anni in vigna ed in cantina per ottenere la qualità che i consumatori in tutto il mondo riconoscono a questo vino del Cilento.
Ad imbottigliamento avvenuto, dopo un secondo prelievo e riesame i “difetti biologici” erano spariti ed il vino ritenuto idoneo ma ormai la decisione era presa.

Una buona nuova infine : Wine Advocate pubblicato il 28 febbraio 2013 ha assegnato all’unico vino De Conciliis portato in degustazione, il Donnaluna Fiano Cilento Dop 2011 90 punti su un massimo di 100 . Speriamo che il prossimo Donnaluna IGP Paestum fiano 2012 consegua un punteggio ancora migliore.

Bruno De Conciliis
bruno@viticoltorideconciliis.it
Mob. +393283609370
VITICOLTORI DE CONCILIIS
Loc. Querce 1
84060 Prignano Cilento (SA)
www.viticoltorideconciliis.it
Tel +39(0)974831090
Fax +39(0)97483133

14 commenti

  • Marco Contursi

    (10 marzo 2013 - 08:51)

    Non sarà certo un dop o un UGO a cambiare il successo di un vino eccellente,capisco l amarezza di Bruno ma un controllo negativo er mille motivi può accadere.A volte bisogna essere meno impulsivi e aspettare che le cose si aggiustino.

  • Marco Contursi

    (10 marzo 2013 - 09:23)

    Ugo sta per igp,il correttore automatico fa macelli :-)

    • enzo crivella

      (10 marzo 2013 - 10:26)

      Che amarezza,un Italia di solo apparenze,il vero problema rimane la politica.Ci mettono il bavaglio facendo credere
      che c’e una destra e una sinistra ,la verità è che non sono all’altezza di trovare soluzioni al di la del proprio tornaconto.
      Nelle scelte si capisce da quale parte siamo.Figuriamoci nel Cilento,ciao Bruno

  • enrico malgi

    (10 marzo 2013 - 19:23)

    Bruno sono con te. Hai perfettamente ragione di essere arrabbiato. Da alcuni anni a questa parte tutte le forze sane del Cilento hanno fatto un grosso investimento sulla qualità del vino prodotto e conquistare, così, quella fetta di mercato e la visibilità che il settore merita, riuscendoci dopo anni di duro lavoro e di sacrifici. E questo, soprattutto, grazie agli sforzi di uomini capaci e lungimiranti come te e pochi altri, che hanno fatto conoscere questa terra in Italia e all’estero. Da osservatore interessato, mi ricordo che appena pochi anni fa, tutte le volte che mi recavo al nord Italia a presentare i vini cilentani mi chiedevano se venivo dal “Salento”. E quando affermavo che si trattava invece del “Cilento” mi chiedevano sempre: “E dove sta il Cilento?”. Adesso, a distanza di anni, per fortuna hanno imparato la sua posizione geografica e scoperto la magnificenza dei suoi vini e dei suoi prodotti gastronomici. Non te la prendere, comunque, vai sempre avanti per la tua strada, tanto lo sappiamo benissimo come sono fatti i tuoi vini!

  • Mondelli Francesco

    (10 marzo 2013 - 19:29)

    Non dò mai il massimo nelle degustazioni seriali,ma nonostante questo e le due ore a disposizione che avevamo ad Aquapetra,avevo comunque notato l’assenza della fascetta istituzionale e che il Donnaluna 2011 imbottigliato di recente fosse uno dei migliori da me assaggiato.Complimenti a Bruno e a tutto lo staff De Conciliis.PS.Per Luciano .Ultimamente ho seri problemi ad inserire la lettera piccola della mia mail:sarebbe interessante sapere se è un problema generale oppure riguarda solo me .Grazie.FM.

  • Coldiretti Salerno

    (11 marzo 2013 - 17:49)

    “La decisione dei viticoltori De Conciliis di rinunciare
    alla denominazione Dop è gravissima per il comparto vitivinicolo salernitano e
    rischia di creare un effetto a catena su tutto il settore. Non è possibile che
    la burocrazia influenzi e penalizzi in questo modo un segmento dell’economia
    che è trainante per il mercato e l’export”. A dichiararlo il presidente
    provinciale di Coldiretti Salerno, Vittorio Sangiorgio, preoccupato per la
    decisione dei Viticoltori De Conciliis di rinunciare alla denominazione DOP
    Cilento a causa di problemi burocratici riscontrati con l’Ente di
    Certificazione.

    “È ormai chiaro che il vino è uno dei comparti che
    soffre in misura maggiore del peso della burocrazia. I costi e le pratiche –
    spiega Sangiorgio – stanno diventando sempre più insostenibili e rischiano di
    far perdere fette di mercato alle nostre aziende. Occorre dare risposte
    concrete per arginare questo problema, semplificando il settore, anche
    attraverso un confronto serrato tra le organizzazione agricole e la Camera di
    Commercio di Salerno”. Secondo i dati Coldiretti, dalla produzione di uva fino
    all’imbottigliamento e vendita le imprese devono assolvere a oltre 70 attività
    burocratiche, con oltre 1.000 norme che regolamentano il settore, contenute in
    circa 4.000 pagine di direttive, comunicazioni, note e decisioni del Consiglio
    e della Commissione europea, leggi, decreti, provvedimenti, note, circolari e
    delibere nazionali e regionali. Il peso della burocrazia del vino – spiegano
    dalla Coldiretti Salerno – sottrae 100 giornate di lavoro all’anno al tempo
    passato in vigna e in cantina. E favorisce sempre di più l’abbandono delle
    produzioni Doc, con un taglio di 200.000 bottiglie al giorno. Un danno
    inestimabile se si tiene conto che il vino è la principale voce dell’export
    agroalimentare salernitano con oltre la metà del fatturato estero che viene
    realizzato sul mercato comunitario.

  • Consorzio Vini Salerno

    (11 marzo 2013 - 20:32)

    “Sono gravissime le difficoltà burocratiche che l’ente di certificazione ISMECERT sta
    creando non solo a Viticoltori De Conciliis ma a molte aziende del settore
    indurre le aziende a uscire dalla certificazione DOP per eccessive difficoltà
    burocratiche e per carenze organizzative dell’ente certificatore, creano non
    solo danni economici alle imprese ma ledono l’immagine dell’intero sistema
    produttivo del comparto vitivinicolo Salernitano. Auspichiamo che quanto prima
    si riesca ad ottenere il riconoscimento per la certificazione da parte della
    Camera di Commercio di Salerno con la collaborazione del nostro consorzio di
    tutela dei vini Salernitani, di cui, peraltro, De Conciliis è vicepresidente e
    fautore”.
    Luigi Scorziello, presidente Consorzio Vini Salernitani

  • bruno

    (11 marzo 2013 - 22:02)

    Grazie a tutti per la solidarietà, la nostra è stata una decisione sofferta e a lungo meditata, il peso della burocrazia per le aziende vitivinicole è enorme e certamente comporta un enorme dispendio di energie. Continuerò a parlare di Cilento e spiegare le caratteristiche del vino attraverso l suo unico terroir a descrivere il paesaggio che le vigne vedono, a elencare le brezze che portano il mediterraneo nel vino, la marna e l’argilla e le erbe della macchia e tra i filari, spero che denominazione a parte i consumatori troveranno sempre più il Cilento nelle mie bottiglie.
    Semplificare non vuol dire minori controlli e nemmeno minori garanzie per i consumatori, niente favorì o strizzatine d’occhio a chi produce ma verifiche puntuali e attente senza intralciare il lavoro di chi produce, norme univoche, risposte pronte e argomentate rimando al dossier burocrazia presentato dalla FIVI, di cui sono consigliere dalla fondazione, ed esposto al MIPAAF ( solo in Italia il Ministero dell’agricoltura diventa mipaaf ) http://www.fivi.it/2012/dossier-burocrazia/ .

  • Cautiero Az. Agr.

    (11 marzo 2013 - 23:32)

    ma come se non bastasse, per qualcuno c’è l’obbligo per le fascette su tutte le dop , anche se produci poche bottiglie!!! costi quasi uguali a chi fa ” milioni” di bottiglie! (cominciano a diventare insostenibili per i piccoli produttori!!!)
    Az. Agr. Cautiero

  • patrizia

    (13 marzo 2013 - 16:36)

    E’ vergognoso ciò che è accaduto alla De Conciliis ma è ancora più vergognoso quello che stà accadendo al nostro settore vessato da controlli di ogni tipo e da balzelli assurdi , sia in vigna che in cantina, per non parlare del 70% del nostro tempo che, a prescindere dalle dimensioni aziendali, “sprechiamo” dietro alle carte, sempre più schiacciati dal peso di una burocrazia che serve soltanto al mantenimento del sistema pubblico e politico e che a noi imprenditori intralcia soltanto.

  • Giuseppe

    (13 marzo 2013 - 20:38)

    Da consumatore, turista ed amante del Cilento in tutte le sue espressioni, da quelle tipicamente culinarie al vino (DOP Fiano ed Aglianico, Paestum FIano IGT, ecc…) alla struttura naturalistica mi rammarica sapere di qualsiasi torto possa accadere alle espressioni di questa terra.

    Ho assaggiato la scorsa estate il Donnaluna Fiano e lo ricordo piacevole compagnia di un buon pasto cilentano.

    Trovo vero che la nostra Nazione sia tristemente caratterizzata, per diversi ambiti sociali e produttivi, da eccesso di burocrazia ma credo non si debba mai confondere la burocrazia con i controlli perchè se è vero che una produzione è buona per dei fatti oggettivi è anche vero che il continuo esame ed i controlli ne costituiscono la garanzia per noi consumatori.

    Ed a proposito di controlli chi, ad esempio, vorrebbe vedersi appioppata una multa intanto che sta guidando, da un Agente preposto? Ed, in questi casi, cosa si fa? Se si ritiene di aver ragione, si percorre una strada che porti ad appurare la verità e se invece si ha torto si profitta dell’occasione per migliorare ma, sicuramente, non si decide mai di buttare la licenza di guida.

    I controlli, gli esami sono e devono essere al di sopra di tutti noi, quando ci piacciono e quando non ci piacciono perchè sono l’unica garanzia di successo contro tanti abusi che possono aversi in loro assenza.

    • patrizia

      (14 marzo 2013 - 09:06)

      Il problema dei controlli è la estrema frammentazione degli stessi in capo ad enti certificatori privati, che noi imprenditori paghiamo sempre e comunque, anche quando non vengono fisicamente a controllarci o quando il c.d. controllo verte sempre sulla stessa cosa.
      Dunque, non sarebbe meglio meno controlli ma più qualificati e soprattutto da parte di Enti “super partes”che non vengano a vedere sempre le stesse cose e soprattutto a farci perdere tempo!
      Cmq, ciò che volevo evidenziare non era la valenza o meno del controllo quanto i costi dello stesso che per realtà piccole, come le nostre, sono troppo pesanti. Li facesse la Regione (che noi tutti già paghiamo)
      questi controlli attraverso i propri dipendenti e utilizzando i laboratori regionali e non quelli privati!

      • Giuseppe

        (14 marzo 2013 - 10:41)

        Signora Patrizia nel mio intervento non volevo entrare nel merito dei controlli di cui peraltro non sono conosco dinamiche e modalità di esecuzione ma evidenziare il fatto che protestare, protestare sempre e distruggere tutto solo perchè qualcosa non è andato come volevamo non è, forse, ciò che serve in Italia.

        Ripeto, se un Agente in strada mi contesta una condotta incoerente posso decidere di fare un civile ricorso avverso la sanzione nei termini previsti ovvero riconoscere di aver sbagliato, ringraziare e migliorare.

        Per me, da consumatore, il marchio DOP è e resta comunque una attestazione di “avvenuti controlli” e quindi sempre una garanzia rispetto alla confusione piu totale quando compro prodotti di cui in sostanza non conosco alcunchè.

        Per quanto riguarda l’aspetto materiale dei controlli e le modalità di esecuzione sono chiaramente d’accordo con Lei a prescindere e nel senso dell’auspicio che essi debbano essere sempre operati al meglio e da “partes” quanto piu “super” possibile nei confronti delle quali si resti pronti ad accettarne le decisioni, quando ci piacciono e quando non ci piacciono.

  • ISMECERT

    (18 marzo 2013 - 12:20)

    L’ISMECERT, organismo incaricato dal Ministero al controllo dei vini a DO e IG della Campania, ha avvertito fin dal primo giorno la responsabilità del ruolo che gli veniva assegnato; ruolo che ha inteso e intende svolgere con un atteggiamento positivo, ponendosi al fianco dei produttori seri che oggi, pur nelle difficoltà della crisi economica, sono impegnati nella affermazione dei vini di pregio della regione.
    Ovviamente l’attività dell’Istituto è regolamentata da un complesso di norme definite dalla Comunità Europea e dal Ministero competente cui occorre attenersi e che scandiscono i tempi e le modalità operative. Da articoli pubblicati in questi giorni emerge in modo chiaro un malcontento da parte di alcuni operatori del settore che può essere così sintetizzato: Troppa burocrazia ! Un malessere che può essere condiviso e che, in qualche misura, incide anche sull’attività dell’Istituto, ma che non può e non deve essere attribuito all’attività degli organismi di controllo in genere e all’ISMECERT in particolare, che sono “solo” impegnati ad applicare norme definite su altri tavoli e da altri attori.
    Riguardo, poi, al “casus belli” che ha indotto alcuni produttori, esperti ed organizzazioni (loro sì sedute ai tavoli in cui si assumono le decisioni) ad accendere una polemica che ha assunto in alcune espressioni toni sgradevoli va precisato quanto segue:
    • giorno 22.1.13: il prelievo del vino in questione è effettuato nel rispetto delle procedure, alla presenza di un delegato del titolare della cantina (delega, con fotocopia allegata al verbale di prelievo); si fa notare che il delegato non ha evidenziato alcuna anomalia nelle procedure utilizzate;
    • giorno 23.1.13: i campioni prelevati sono consegnati al laboratorio e conservati nel deposito dell’Istituto, sito nelle cantine dell’ITA “F. De Sanctis” in Avellino, del tutto idonee a conservare i campioni prelevati;
    • giorno 1.2.13: viene acquisito il rapporto di prova dal laboratorio con esito positivo;
    • giorno 4.2.13: i campioni da esaminare sono anonimizzati in cantina e, a mezz’ora circa dall’inizio dei lavori della Commissione, sono portati nella sala di degustazione, dove la Commissione esamina il campione ed emette il parere di rivedibilità, trasmesso, unitamente al rapporto di prova per via telematica alla ditta.
    A riguardo si fa rilevare che l’Istituto non può e non deve interferire sui lavori della commissione, nominata per altro dalla Regione, ma deve assicurare “solo” che il prelievo sia effettuato nel rispetto delle procedure, che i campioni siano conservati adeguatamente, garantendo in ogni fase l’anonimizzazione dei campioni in esame.
    Va, poi, ricordato che dal giorno 4.2.13, data della comunicazione della ”rivedibilità” del campione, la ditta ha inoltrato la richiesta di prelievo il giorno 11.2.13 (ben una settimana dopo) e che, comunque, l’iter di certificazione si è concluso positivamente il 27.2.13.

    Volendo superare i limiti della polemica contingente, dettata forse anche da una forma di intolleranza verso i lacci burocratici, si vuole cogliere l’occasione per dare conoscenza di alcuni dati relativi all’attività collegata alla certificazione svolta dall’Istituto.
    Dal 1 gennaio 213 su 379 prelievi effettuati le Commissioni di degustazione hanno espresso parere di rivedibilità su 18 campioni (il 4,7 % del totale), hanno “bocciato” 2 campioni (pari allo 0,4 %); sono 4 i campioni valutati non idonei alle analisi chimico-fisiche
    La DO più “colpita dal giudizio di rivedibilità è il Sannio, seguito nell’ordine dall’Irpinia, Falanghina del Sannio, Cilento, Fiano di Avellino).
    Dei vini rivedibili 2 sono stati valutati idonei in seconda battuta, 1 è stato declassato dalla ditta, gli altri sono per la maggior parte in via di riesame .

    I tempi per il completamento dell’iter di certificazione, compreso l’invio del Rapporto di prova (documento per il passato non sempre disponibile presso le aziende) sono pari, in media, a 14 gg lavorativi, con punte di 10 gg nel caso del vino Costa d’Amalfi (per il Sannio la media è di 12 gg, per il Vesuvio 15 gg, per il Greco di Tufo 11 gg); tempi decisamente inferiori a quelli cui i produttori erano abituati, a parità di costo, in un passato non molto lontano.
    Infine vale la pena aggiungere un’ultima considerazione sull’attività delle Commissioni di degustazione che, oggi, sono composte esclusivamente da “tecnici degustatori”, mentre in passato era frequente, specie in alcune province, il ricorso ad esperti, la cui presenza è, in qualche misura, subordinata, ai sensi della normativa vigente, alla mancata disponibilità di “tecnici degustatori”.
    Quindi, a parità di costi, tempi più celeri e maggiore professionalità.
    Con questo non vogliamo negare che vi siano ancora ampi margini di miglioramento, che, però, possono essere raggiunti solo se si conferma lo spirito di collaborazione costruttiva che ha caratterizzato e caratterizza i rapporti dell’Istituto con gli altri componenti della filiera e si evitano polemiche che non fanno bene al settore, impegnato in una difficile competizione del mercato.

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