Vitigni minori, spumanti maggiori. Gli autoctoni di Anima al Veritas di Napoli

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Francesco Martusciello, unico socio campano di Anima con Grotte del Sole foto:m.p.

di Monica Piscitelli
Bollicine nazionali in ascesa e una gran sete di prodotti di qualità originali, da scoprire al sicuro dall’imperante appiattimento del gusto sul quale, per la verità, sembrano aprirsi negli ultimi anni sempre più numerose e ingombranti le falle.
Se la matematica non è una opinione, le due indicazioni – spumante e unicità – insieme portano a una conclusione: spumante da vitigno autoctono. Magari Metodo Classico. Anima ci è arrivata nel 2004 e ne ha fatto un motto: “…la ricchezza della diversità”.
Insomma: tanto di cappello a Pinot Nero, Chardonnay, Pinot Bianco, per carità; qui si gioca una partita ai confini della spumantizzazione. Come definire altrimenti un progetto che ha in squadra l’Erbaluce di Caluso o l’Asprinio?QuanDo un paio di mesi fa il sommelier e docente dell’Ais Roma Luciano Mallozzi, nel corso di una degustazione di alcuni spumanti d’Italia, aveva parlato dell’Associazione Nazionale Italiana Metodo Classico Autoctono (Anima), mi ero messa alla ricerca senza esito della pagina web (momentaneamente fuori uso, sembra) e di un riferimento qualsiasi. Forza del pensiero, qualche settimana dopo, ho ricevuto l’invito per una degustazione firmata Anima. L’occasione è ricca e imperdibile: la prima uscita assoluta e degustazione di Anima nel Sud Italia e probabilmente la seconda mai organizzata dalla sua nascita. Visto che il termine autoctono, di origine greca, deriva da “autos” (stesso) e “chton” (suolo o terra) è verosimile aspettarsi dai vitigni che rientrano in questa categoria la capacità di dare al vino un’impronta non solo varietale, ma di territorio, superiore.
“Un vitigno autoctono per diventare un Metodo Classico valido occorre sia ricco in acidità, non aromatico, possa reggere una maturazione sui lieviti di almeno quattro anni e sia ‘diverso’” mi racconta Francesco Martusciello di GrottA del Sole (Quarto), l’ unica cantina campana associata che accompagna la degustazione con alcuni dettagli tecnici mentre dalla cucina del Veritas di Stefano Giancotti escono i piatti di Gianluca D’Agostino.

un piatto su tutti: “o musso e le ostriche” con salsa di cipolla e foglie di shiso

Lanciato nel 2007 con Maurizio Piancastelli ai fornelli, oggi questo locale sembra aver imboccato la strada di una vigorosa ascesa, e ciò anche grazie al lavoro del bravo e giovane chef  nato a Castelvetere sul Calore, forte di importanti esperienze in Italia e all’estero, in grado di sfoderare piatti frutto di creatività e studio, plastici ed efficaci. Uno su tutti – semplicemente perfetto anche con il secondo dei vini serviti – “O musso e le ostriche” con salsa di cipolla e foglie di shiso: gioco spice – collagenico di rara freschezza. Il locale è elegante ma non freddo, l’atmosfera piacevole e rilassata. Sicura e cordiale al punto giusto l’accoglienza del maitre e sommelier Pasquale Marzano.

Murgo Brut Rosè 2008

Nerello Mascalese 2008 Rosè Brut Murgo
Rosa cerasuolo, brillante. Profumi di granatina di fragole e rosa canina. In bocca equilibrato, gradevolmente sapido sul finale. Semplice e gradevole.
Un vino (50000 bottiglie) della famiglia Scammacca del Murgo proveniente da vigneti allevati a spalliera (rese 60 quintali ettaro – 6000 ceppi per ettaro) nella Tenuta San Michele, sulle pendici orientali dell’Etna, tra Taormina e Catania.
Lavorazione solo acciaio e maturazione sui lieviti di 20 -24 mesi.
Un vitigno che è stato negli anni Ottanta la più diffusa della regione dopo il Nero d’avola e che oggi, comprende in Sicilia un complesso di popolazioni clonali eterogeneo.

Blanc de Morgex et de La Salle 2007

Blanc de Morgex et de la SalleBrut 2007
Paglierino con riflessi verdolini, brillante. Al naso sottile, con note di pesce bianca, fiori gialli e pietra focaia. In bocca pieno, gradevolmente sapido e lungo. Un signor spumante, che va via giù facile. Se lo terrete nel bicchiere, scoprirete un animo accattivante dietro l’iniziale glacialità.
Da uve Priè blanc, vitigno che, con un germogliamento ritardato e un maturazione precoce, compie tutto il suo ciclo vegetativo in un periodo molto breve. Si coltiva a piede franco a pergola bassa.
Il vino base svolge la prima fermentazione in legno grande (larice – rovere) e in acciaio inox. Il primo degorgement viene svolto non prima di 12 mesi.
La cantina di Morgex, nell’alta Valle d’Aosta, conta circa 100 soci ed è presieduta da Mauro Jaccod. Ha vigneti che arrivano fino a 1225 metri sul livello del mare, tutti sulla riva sinistra della Dora Baltea.

Cuvee Tradizione Caluso Spumante Doc 2005 Orsolani

Cuveè Tradizione Caluso Spumante Doc 2005
Un bel paglierino carico, brillante. Si presenta intenso al naso, con sbuffi mentolati su uno sfondo leggermente vanigliato. Poi si fanno avanti i sentori di pane a cassetta. In bocca è ricco, imponente. Manca forse un filo di brio.
Da uve Erbaluce, uno dei vitigni piemontesi – della provincia di Torino per lo più (c’è anche in alcuni comuni della provincia di Biella e nel novarese con il nome di greco) – di più antico racconto. L’azienda canavese Orsolani ha radici in una tradizione che risale al 1894. Dai suoi 18 ettari Gian Luigi Orsolani, nei comuni di Caluso, San Giorgio Canavese e Mazzè, produce circa 160000 bottiglie. L’affinamento sui lieviti di questa etichetta è di 36 mesi.

Colonnara Brut Metodo Classico 2004

Colonnara Brut Metodo Classico 2004
Paglierino, con cenni di riflessi dorati, scintillante. Al naso note minerali di notevole eleganza si intrecciano con una sensualità mediterranea che ricorda la foglia di fico e il grano al sole. Al gusto si caratterizza per dinamicità e lunghezza, Un sorso appagante e setoso, con ritorni di pietra focaia.
La società cooperativa di Cupramontana annovera 190 associati e 260 ettari di vigneto coltivati con una agricoltura a basso impatto ambientale. E’ noto che il Verdicchio, varietà piuttosto delicata nota già in epoca romana che ha delle affinità con il Trebbiano di Soave, è una interessante base spumante. Le uve usate da Colonnara per questa etichetta sono coltivate a 500-600 metri slm. Il vino fa non meno di 5 anni sui lieviti dalla presa di spuma.

Asprinio d'Aversa Metodo Classico 2006

Asprinio D’Aversa Metodo Classico (prima cuveè del 2006) Grotta del Sole
Paglierino con riflessi d’oro zecchino, brillante. Al naso note agrumate, di cedro, e di frutta a polpa gialla non troppo matura (percoca). In bocca sottolinea l’acidità ammagliata alle note percepite al naso, un soffio minerale. Un vino che sfodera carattere e bevibilità. Nessun tono minore per questo Asprinio, vitigno del quale è nota il potenziale come base spumante e per il quale, in questo caso, solo a torto si può parlare di vitigno” minore”. Servito per ultimo, è di fatti quello con la voce più grossa. Corpo e ricchezza da vendere e una lunghezza che ha solo il Priè Blanc 2007.
Uve allevate secondo l’antico sistema della alberata aversana (in provincia di Caserta, a Trentola Ducenta e San Cipriano) su terreni, di origine vulcanica con successivi inserimenti alluvionali, piuttosto sciolti, ricchi di minerali. 60 mesi sui lieviti. Grotte del Sole (Quarto) è l’ unica cantina campana associata ad Anima e anche l’unica della regione che può vantare una produzione di spumanti che risale ai primi anni Novanta (è nell’aria, infatti, l’idea di una verticale di Asprinio Metodo Classico 1985, 1993, 1997).

L’associazione ANIMA:
Presieduta da Massimiliano Latini, l’associazione nasce nel novembre del 2004 da un’idea di Gian Luigi Orsolani che, con una decina di soci, immagina la valorizzazione del Metodo Classico da vitigno autoctono. L’associazione riunisce oggi sedici cantine, alcune delle più significative e interessanti che producono metodo Classico da vitigno autoctono del Paese, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Tre solo, le cantine dal centro Italia in giù. Una in Campania, Grotte del Sole con il suo Asprinio e una in Sicilia, con un Nerello mascalese: Scammacca del Murgo.

“A monte facciamo una rigida selezione per proporre quei Metodo Classico nei quali il vitigno sia riconoscibile. Il nostro Statuto ha contemplato finora l’adesione solo delle produzioni Doc, aspetto che limita l’ingresso di produttori che troviamo molto interessanti, che rappresentano una realtà appassionata che sperimenta su vitigni autoctoni in tutta Italia. Abbiamo in animo, dunque, un superamento di questo limite” mi racconta Massimiliano Latini che raggiungo al telefono. Con una modifica allo Statuto l’Associazione si propone di crescere  facendo selezione. E’ già in vista l’adesione di 4-5 nuove cantine mentre il Sud rimpinguerà a breve le sue file con una cantina campana (irpina)e una siciliana.

Riferimenti:
Piazza Umbertini, 1 Caluso (TO) www.metodoclassico.org (al momento non online)– anima@metodoclassico.org  – m.latini1@alice.it (email del Presidente Latini).

Gli Associati di ANIMA:
CAVE DU VIN BLANC DE MORGEX ET DE LA SALLE DOC:
BLANC DE MORGEX ET DE LA SALLE – Chemin des Iles 31- La Ruine, 11017 Morgex (AO)
ERBALUCE DI CALUSO DOC:
ORSOLANI – Via Michele Chiesa 12, 10090 San Giorgio Canavese (TO)
CIECK – Frazione S.Grato, 10011 Aglié (TO)
CELLA GRANDE – Via Cascine di Ponente 21, 13886 Viverone (BI)
GAVI DOCG:
LA SCOLCA- Villa Scolca 15066 Rovereto di Gavi (AL)
ROERO ARNEIS DOCG:
TENUTA CA’ DU RUSS – Castellinaldo (CN)
NEGRO ANGELO & FIGLI – Fraz. S.Anna 1, 12040 Monteu Roero (CN)
LUGANA DOC:
OLIVINI – Via del Pilandro 2, 25010 S.Martino della Battaglia (BS)
VISCONTI CANTINE DEL GARDA – Via C. Battisti n. 139 25015 – Desenzano del Garda (Bs)
PROVENZA – Via Dei Colli Storici 25015 Desenzano Del Garda (Bs)
MONTI LESSINI DURELLO DOC:
MARCATO – Via Prandi 10, 37030 Roncà (VR)
VERDICCHIO DEI CASTELLI DI IESI:
VALLEROSA BONCI & C – Via Torre 13, 60034 Cupramontana (AN)
COLONNARA SOC. COOP. – Via Mandriole 2, 60034 Cupramontana (AN)
CASA VINICOLA GIOACCHINO GAROFOLI s.p.a. – Via Arno n. 9, 60025 Loreto (AN)
ASPRINIO D’AVERSA:
GROTTA DEL SOLE – Via Spinelli, 2 80010 Quarto (NA)
NERELLO MASCALESE:
EMANUELE SCAMMACCA DEL MURGO – Via Zafferana n. 13 95010 – Santa Venerina (CT)

5 commenti

  • Denny

    (3 marzo 2011 - 08:11)

    manca il D’Araprì!!!!

  • Umberto Trevisan

    (3 marzo 2011 - 09:41)

    eh si…..il bombino di Araprì è da provare. Bell’articolo Monica!

  • Monica Piscitelli

    (3 marzo 2011 - 11:23)

    Grazie, amici. Effettivamente ho chiesto anche io di loro. Non vorrei dire una sciocchezza, ma forse dipende dal fatto che per loro manca la doc che prevede la tipologia spumante L’associazione ha in corso una modifica di statuto,come dicevo nel pezzo perchè è appunto un limite troppo grosso, questo. m.p.

  • rosario mattera

    (3 marzo 2011 - 13:46)

    Be ogni tanto una ventata di freschezza, se di bollicine ancora meglio, non guasta proprio… complimentii monica

    • Monica Piscitelli

      (3 marzo 2011 - 15:05)

      Grazie, Rosario. Magari anche qualche bella Falanghina … ci starebbe bene!

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