VitignoItalia: luci e ombre nel Castrum Ovi

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Circa 200 Cantine per la nona edizione nella splendida location di Castel dell’Ovo a Napoli

di Annito Abate

Sfoglio il catalogo “VITIGNOITALIA vini al castello”, mi colpisce uno slogan: “L’Italia è il primo esportatore di vino al mondo” e penso che la combinazione cromatica non deve essere l’unica chiave di lettura: “L’Italia è di vino al mondo”, infatti, le parole scritte in rosso, non hanno un senso compiuto ma tutta la combinazione di colori, forse, ha significato come le ombre di un quadro disegnate dalla luce.

Ammetto che quanto descritto è una criptica associazione mentale per la doppia sensazione provata alla manifestazione fatta di “chiari” e di “scuri”: la consapevolezza che c’è bisogno di ingranare una marcia in più e, contemporaneamente, di recuperare quanto di buono esiste e resta dentro come consolidata emozione.

Che l’Italia sia il primo esportatore di vino al mondo non può che gratificare ma la consapevolezza che questo traguardo vuol dire appiattirsi sui gusti internazionali potrebbe far pensare.

Che Vitigno Italia sia una manifestazione potenzialmente affascinante può tranquillizzare ma la consapevolezza che possa emergere  una certa “stanchezza” preoccupa.

Distribuzione bicchieri, tracolla “griffata” e scenografia di luci e ombre all’ingresso

Sono arrivato sul ponte levatoio del Castel dell’Ovo di Napoli un tantino stressato, come un docente che inizia gli esami dopo aver scoperto che gli hanno appena rigato l’auto; vivo l’edizione 2013 di Vitigno Italia a due velocità, tra emozione e distacco.

Non riesco ad uscire dall’ingorgo a “croce uncinata” che si è addensato intorno al Maschio Angioino, “scorto” del vino bianco che ha bisogno di potersi raffreddare per la prevista degustazione.

Mi presento alla barra dei vari parcheggi “consultati” come un peccatore alle Porte del Paradiso: non c’è posto per me! Vago nel limbo d’asfalto tra via Nazario Sauro ed il Tunnel della Vittoria alla spasmodica ricerca di un posto auto, “pettino”, una ad una, tutte le traverse, chiedo agli spacciatori di spazio veicolare ma nessuna striscia o vuoto sembra apparire da quello che ai miei occhi appare sempre più come un mare di lamiere variopinte.

Scacciato dal Paradiso e rifiutato dal purgatorio infilo la via dell’inferno e mi addentro nelle viscere della Napoli sotterranea e finalmente riesco a posizionare la mia trappola metallica; sostituirei un viaggio di mille chilometri con il dover parcheggiare nelle città impossibili.

A piedi attraverso la suadente musica filodiffusa ed il tufo giallo scavato nei secoli, i passi si susseguono frettolosi, sui pavimenti resinati, verso l’uscita; finalmente sono fuori, evito di respirare all’imboccatura del Tunnel, non si sa mai, supero la sede de “Il Mattino”, imbocco una traversa ed infine sono sul lungomare, destinazione Vitigno Italia.

 

“A”, Sala delle Prigioni affollata di wine lovers; arredi rigorosamente in materiali “sostenibili”

 

Il clima è mite, finalmente sembra essere arrivata l’estate, la passeggiata, quindi, può diventare salutare come la sensazione di respirare quel soffio di iodio che viene su dal mare appena increspato; l’accumulo d’ansia per la fase traffico/parcheggio non è del tutto scemato e mi sorprendo a varcare l’ingresso dell’Evento con i sensi puntati sul verso sbagliato.

Questa sensibilità indotta mi porta a vivere con attenzione i particolari che mi circondano, quasi un puntiglio per quello che vedo; scorgo i dettagli che si sovrappongono come gli strati di una millefoglie fatta con la crema sbagliata: si mangia, anche con piacere, ma resta, nella bocca e nella mente, un aroma che si voleva fosse altro.

Sotto il porticato di pietra e tufo la Vigna Felix per degustare le etichette per Provincia

La strada che si inerpica tra le pareti di tufo di Castel dell’Ovo è bellissima, illuminata da una luce calda ed invasa dal senso di mare che si scorge da più varchi nelle mura della Fortezza, laddove, un tempo, arcieri e cannonieri, avevano difeso la cittadella.

«Salirò tra le rose di questo giardino, salirò fino a quando sarò solamente un puntino lontano» penso al riff della canzone di Daniele Silvestri ed alla mia mente che si estranea tra la gente in tema perfetto con le sensazioni che stavo provando: una folla silente che si muove in un caos calmo, una sequenza di ossimori emozionali che, lungo il percorso, avvalorano la mia lettura di una manifestazione tra luci ed ombre, tra attrazione e repulsione.

 

“I”, Antro di Virgilio, affiancamento del food al vino

Nella Sala delle Prigioni “A” rifiuto una grappa (non posso cominciare da un distillato), scelgo invece un “Bianco di Martiena IGT”, fresca declinazione Toscana di trebbiano, malvasia e grechetto.

Nella Sala della Sirena “B” mi lascio tentare da un “tagliente” Pinot Bianco di Caldaro in Alto Adige.

Nella Sala Italia “C” voglio degustare il nuovo Greco DOC Sannio di Fattoria La Rivolta (ho conservato un bel ricordo di quello della scorsa annata).

Nelle Sale “D” e “G” non riesco ad entrare, guardo i colophon all’ingresso ma il flusso spettrale delle ombre dei bevitori mi trattiene, non è assolutamente spocchiosa repulsione ma solo voglia di restare spettatore di una scena, tutto sommato, affascinante, resa ancora più attraente dalle luci di Napoli e del tramonto che, oltre il parapetto, si mischiano al mare all’orizzonte.

Il flusso spettrale delle ombre dei visitatori fa da primo piano alle luci di una Napoli al tramonto

Ma quest’anno c’è il “food”: formaggi, salumi, pasta e l’immancabile Mozzarella di Bufala Campana DOP, diventata ormai una “star” nel panorama enogastronomico; per questa edizione la “novità” è l’abbinamento con i vini e la possibilità di “mangiare”, oltre che “bere”.

Quest’anno c’è il “progetto di sostenibilità ambientale: la “novità” è che si fa “riciclaggio” e che sedie e banchi di degustazione sono in cartone, devo dire anche abbastanza resistenti.

I “Percorsi contemporanei del gusto creativo”, titolo della degustazione organizzata da AIS Napoli: 4 coppie di vini abbinati ai 4 elementi per antonomasia: Terra, Acqua, Fuoco ed Aria

 

Mi rifugio (finalmente) nel vino e nell’arte, tra i “Percorsi contemporanei del gusto creativo” dove l’AIS Napoli ha organizzato una bella e distensiva degustazione guidata: 4 coppie di vini abbinati ai 4 elementi per antonomasia, in abbinamento dipinti a tema.

L’Aria è quella dell’Irpinia (Alimata – Fiano di Avellino DOCG 2011 Villa Raiano e Fiano di Avellino DOCG 2011Tenuta Sarno 1860), L’Acqua è quella degli Astroni e del Cilento (Colle Imperatrice Campi Flegrei Falanghina DOC 2012 Cantine Astroni e Trentenare Paestum Fiano IGT 2012 San Salvatore).

Questi i Bianchi!

Il Fuoco è quello dei Vulcani Vesuvio e Roccamorfina (Falerno del Massico DOC Rosso 2011 Masseria Felicia e Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Riserva Don Vincenzo Doc 2010 Casa Setaro).

La Terra è quella del Sannio (Bosco Caldaia Doc rosso 2007 Antica Masseria Venditti e Terra di Rivolta Aglianico del Taburno DOC Riserva 2008 Fattoria la Rivolta).

E questi i Rossi!

 

FOTO_08_PIZZAMANDOLINO

DIDASCALIA

Prima di andare via

 

Prima del ritorno (non al futuro) mi concedo un’altra “novità”: al suono di un mandolino mi faccio una pizza … ma senza birra!

E’ tardi ormai, riattraverso la Napoli sotterranea, sbaglio qualche uscita nel groviglio del parcheggio Morelli e finalmente posso tornare a casa; il traffico a quest’ora sembra dare tregua al mio sistema nervoso.