Wine& Foto, Tenuta Spada ospite di Luciano Ferrara

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di Michela Guadagno

Ernesto Spada con il bravo fotografo napoletano Luciano Ferrara

Napoli, serata tra artisti, gourmet e un grande bianco vulcanico: il Flores 2007
Le stelle guardano il mare, una leggera brezza piacevole rilassa in una riuscita serata tra persone affabili. Dalla terrazza dello studio Luciano Ferrara è padrone di casa ineccepibile, Wine&Foto è presente nel circuito Wine & the city che anticipa Vitigno Italia nei prossimi giorni a Napoli. In degustazione i vini dell’azienda Tenuta Adolfo Spada di Galluccio (CE).
Si apre con il bianco Flòres 2007 Roccamonfina igt, blend di falanghina e fiano, un vino che mi sorprende immediatamente, tant’è che devo chiedere le percentuali in uvaggio ad Ernesto Spada. L’85% è di falanghina, il restante 15% fiano. Un colore paglierino vivo intrigante, naso completo di aromi floreali come indica il nome e in più profumi esotici di frutta gialla, gradevolmente minerale in una seconda olfazione. La bocca è piena, giusta la freschezza e lunga la sapidità, il palato leggermente astringente dichiara macerazione a freddo sulle bucce. Lo bevo appoggiandolo su una brioche rustica casalinga, lascia la bocca pulita, in un delicato finale ammandorlato.
Si prosegue con il Sabus 2007 Roccamonfina igt da aglianico, piedirosso e montepulciano. L’avevo già assaggiato in altra annata, naso di viole, frutti rossi, bocca ancora dura, abbastanza morbida, conviene provarlo sui bocconcini di pizza di scarola. E poi il Gadius 2006 Aglianico Roccamonfina igt, presente un 15% di piedirosso, il vino di punta pluripremiato dell’azienda, naso ampio, legno non invasivo e lunga vita in bottiglia, bocca morbida, corposa. Bella espressione di aglianico in un territorio vulcanico e argilloso, il frutto è composto, il tannino elegante.
La performance di Vanda Monaco interrompe il chiacchiericcio garbato degli ospiti, l’assolo teatrale ha il finale a sorpresa con il gatto grigio di casa Ferrara; le sculture di Riccardo Dalisi arredano la scenografia dello studio.
Prima dei saluti, però, l’ultimo sorso di Flòres mi ci vuole, e riconferma di nuovo, dopo l’aglianico, sensazioni intense al naso di nuovi profumi varietali, e la bocca ricorda netta e armonica che è un gran bel vino.