Wine Spectator, il premio al ristorante inesistente e la stampa italiana

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Apologo sulla formazione della notiziaDa Andrea Gori ricevo questa mail molto istruttiva che pubblico con un po’ di ritardo perché adesso sono rientrato in sede. Ma l’argomento merita un repetita. Eccome se lo meritaL’antefatto è la beffa del critico Robin Goldstein a Wine Spectator: la rivista ha infatti premiato un ristorante inesistente.Ciao Lucianogiovedì nella mia gestione di Kelablu (Massimo Bernardi me lo fa gestire per una decina di giorni) ho messo su questo post ovviamente citando il blog (dr vino) da dove l’ho letto.Repubblica lo riprende verso le 16 per questo articolo che finisce in home page E poi anche il tg5 delle 20:00 di giovedì in un servizio ne parla.Ecco peccato che tutti abbiano creduto che Robin Goldstein (il protagonista dell’esperimento) sia una donna come erroneamente avevo scritto ma in realtà un uomo come ho corretto qualche ora fa. E che la Repubblica ha corretto solo venerdì mettendo on line la foto che avevo trovato e messo su kela.Inoltre prendono per buona la mia stima sbagliata sui 700mila euro annui che WS incassa dagli award (che sono 100mila invece) e non correggono neanche quella!Ora capisco che ci saranno un sacco di redattori in ferie ma nessuno di loro verifica le fonti?(sul fatto che non dicano che l’ hanno letto su di un blog non mi stupisco più…)AndreaAlla battuta da toscanaccio rispondo con una di realismo/fatalismo partenopeo: anche con tutti i redattori tornati dalle ferie la cosa non sarebbe cambiata. Il punto è che la notizia, come il vino, ha i suoi tempi. Aveva, perché adesso prevale la paura che qualche altro pubblichi prima di te la cosa, mancano i filtri perché gli editori odiano i giornalisti e si sono convinti che per fare i giornali bastano precari a cottimo e, alla fine, succedono di queste cose. Su WS si può ridere, ma come ho scritto ad Andrea, povero chi ci capita per un guaio serio. La non citazione di un blog dove si prendono le notizie è poi quanto di più arretrato e stupido un giornalista possa fare. Chi agisce così parte dal presupposto errato che il lettore non abbia lo strumento per verificare quello che hai scritto e non solo: visto come vanno le cose nei giornali, il tuo copia e incolla viene subito smascherato e fai anche una magra figura. Così, non citando perché non hai arricchito la notizia con la verifica, appunto, un giro di pareri, una ricerca e quant’altro, si finisce per dare ragione agli editori che pensano di fare a meno della categoria. Questo vale anche quando in rete si opera senza citare la fonte o il blog: qui prevale solo la meschinità.