Piedirosso 2013 Campi Flegrei doc Contrada Salandra, uno dei miei rossi preferiti

18/7/2017 2 MILA
Piedirosso 2013 Contrada Salandra
Piedirosso 2013 Contrada Salandra

Si dice che per piacere i vini devono piacere le persone che li fanno. Certo, ma anche per apprezzare le persone è necessario prima provare i loro vini. In questo caso, benché uomo mite e tranquillo, schivo da ogni recita e protagonismo, assorbito dalla famiglia e dal lavoro in campagna, ossia un prototipo opposto a quello che il mio lavoro mi fa continuamente incontrare alcune decine di volte al giorno, in questo caso devo dire che è proprio il vino a piacermi tanto.
Mi sono chiesto il motivo di questa sensazione, perché in fondo il Piedirosso di Giuseppe Fortunato non è un vino complesso e poliedrico come tanti rossi che beviamo in giro. Ha però una eleganza, una finezza che da sole bastano a farlo apprezzare, come un ballerino di danza classica.
Dei vecchi Piedirosso ha l’essere beverino, ossia quella motivazione che ti spinge a prendere una bottiglia che sia condivisa da tutti, anche da chi non è appassionato. Ha poi il pregio di essere abbinabile al cibo perché sempre fresco e amaro, in effetti mai ne ho bevuto uno dolce in vita mia. Magri e polverosi, verdi e acidi oltremisura tanti, però dolci mai.
Superato questo primo impulso viene il secondo, ossia il rapporto che ciascuno di noi ha con il bicchiere a prescindere dagli altri. Ed è allora che è bello berlo perché ha pulizia olfattiva, scivola bene al palato e si mantiene su quei toni amari e salati a me davvero molto cari fin da adolescente. In effetti il Piedirosso di Giuseppe può essere sia bevuto dopo qualche bianco, ma anche dopo un rossostrutturato come defaticamento del palato.
La 2013 è sicuramente molto riuscita. Lo abbiamo pizzicato qua e là ma adesso lo fotografiamo dopo averlo provato sulle pizze di Antonio Troncone da Fresco Caracciolo perchè a ben pensarci sono due modernità che non si staccano dalla tradizione passato ma la migliorano. La pizza di Antonio è classica, cioè quella che ha rotto con il passato, la notte in cui tutte le vacche erano nere, senza l’erezione giovanile dei cornicioni a canotto, ben lievitata e ben cotta con buoni ingredienti sopra. Il suo pregio è non strillare, la cultura dell’equilibro che sempre ci deve stare nelle cose e nelle persone. Proprio come il Piedirosso di Giuseppe: è vino antico di Napoli, ma moderno per la sua pulizia olfattiva e il suo essere sottile, non fragile. Anzi, il sorso resta a lungo nel palato, la mente immagina il sole che picchia sulla sabbia vulcanica, sul tufo frullato dei Campi Flegrei battuti dal maestrale.
Davvero non riesco a capire come mi possano piacere al tempo stesso l’Es di Gianfranco Fino, il Taurasi di Perillo, il Nanni Copé o questo Piedirosso perchè non hanno nulla in comune. Poi ci penso e vedo che in fondo sono i punti di un quadrilatero entro il quale ci sono tutti i vini, chi di qua, chi di là. Arrivare a cercare questi estremi significa aver percorso un sentiero sempre più complicato al termine del quale scegli solo ciò che davvero ti piace. Proprio come le persone: se prima abbozzavo, adesso semplicemente evito di sedermi con persone brutte che mi annoiano, cerco la verità, o quella che io credo sia tale, nel bicchiere e nella compagnia.
E’ bello poter tirare le somme di qualcosa, significa che il fisico è stato capace di accompagnarti nella tua evoluzione mentale. E’ questione di fortuna, non di capacità.
Ma dopo uno Champagne, tra un selfie e una scazzottata su Facebook mentre fuori sfilano quelli che vogliono mitragliare gli immigranti e quelli che stanno per bruciare la biblioteca di Alessandria io dico: fermi tutti, devo bere ancora un sorso di Piedirosso.
Poi vengo a farvi un mazzo tanto.

Sede a Pozzuoli. Via Tre Piccioni, 40 – Tel. 081.8541651 e 081.5265259 (anche fax) www.dolciqualita.com, Enologo: Antonio Pesce. Bottiglie prodotte: 15.000 Ettari: 2,5 di proprietà e 2 in conduzione. Vitigni: falanghina e piedirosso.

2 commenti

    Ruffo Cardinale

    (19 luglio 2017 - 07:30)

    Quanti gradi?

    Francesco Mondelli

    (20 luglio 2017 - 05:36)

    A questo punto non resta, visto la costante crescita qualitativa del vitigno,che riprendere la vecchia “trasmissione”Rosso rosso piedirosso.PS.Andare a tutta “pizza” mi può anche stare bene ,ma non dimentichiamoci mai del piacere di bere.FM.

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