Terra di Lavoro Roccamonfina Igt 2011 – Galardi

13/8/2019 446
Terra di Lavoro Roccamonfina Igt 2011 Galardi
Terra di Lavoro Roccamonfina Igt 2011 Galardi

di Enrico Malgi

Ecco la prestigiosa etichetta del Terra di Lavoro Roccamonfina Igt 2011 di Galardi, un blend di aglianico all’80% e saldo di piedirosso, che avevo già recensito circa quattro anni e mezzo fa.

Controettichetta Terra di Lavoro Roccamonfina Igt 2011 Galardi
Controettichetta Terra di Lavoro Roccamonfina Igt 2011 Galardi

Quindi l’occasione che mi si presenta adesso è anche propizia per testare l’evoluzione temporale di questo grande vino. E dal mio osservatorio privilegiato devo dire che non ho riscontrato nessun difetto, anzi il vino negli anni è sicuramente evoluto. Più morbido sicuramente, frutto anche di tannini completamente affusolati e levigati che accarezzano dolcemente le gengive. Il colore ovviamente è diventato nel frattempo più carico, ma è sempre vivo e luccicante nel bicchiere. Bel fruttato ancora giovane, insieme ad un’espansiva carica di grande acidità, che dona freschezza a tutto il cavo orale. In bocca è etereo, materico, profondo, avvolgente e persistente. Il finale è spaziale. Un vino così è davvero straordinario e sono sicuro che non abbia ancora raggiunto lo zenit, perchè può durare ancora altri cinque-sei anni per maturare al meglio.

 

Scheda del 28/03/2015

Scavando nell’archivio della mia memoria, apro il cassetto delle bottiglie che mi hanno particolarmente emozionato e conquistato. Diciamo che sono i cosiddetti “vini del cuore” a cui nel tempo sono rimasto sempre affezionato e fidelizzato. Tra questi spetta senz’altro un posto speciale il Terra di Lavoro di Galardi, un unicum aziendale sempre fedele.

Sono trascorse più di venti vendemmie (la prima iniziò nel 1994) da quando questo vino (sempre contrassegnato dallo stesso tradizionale blend campano di aglianico all’80% e saldo di piedirosso), affidato a Riccardo Cotarella, ha cominciato a girare nel mondo. Orgoglio del pool di proprietari (Roberto Selvaggi, purtroppo prematuramente scomparso, Maria Luisa Murena, Francesco e Dora Catello ed Arturo Celentano) che hanno subito creduto nella loro splendida creatura.

In questi giorni ho ridegustato il millesimo 2011 che all’ultima edizione di Radici del Sud, pur non primeggiando ha comunque ottenuto unanimi consensi da parte delle due giurie. E come potrebbe essere altrimenti per un vino caratteriale e territoriale che sa comunicare infinite emozioni e joie de vivre.

La piccola percentuale di piedirosso esercita due importanti funzioni rispetto alla preponderanza di aglianico: scolorire lievemente il vino e renderlo meno tannico, corposo e quindi più beverino, nonostante i suoi quattordici gradi di alcolicità.

Al naso emergono odorose rimembranze varietali, in cui la frutta rossa la fa da padrone, insieme con connotazioni floreali di viola e di geranio e a sentori di macchia mediterranea. Le spezie poi rilanciano le loro avances con spudorati profumi orientali, intrecciati a parvenze balsamiche, tostate ed empireumatiche e con sottofondo di sfumature fumé e sulfuree che richiamano alla mente il vulcano spento di Roccamonfina dove crescono le uve.

Bocca larga e ricca, in cui il frutto torna ad essere il vero protagonista, ma alla fine, per essere più convincente, sapientemente si allea con spunti sapidi, tendenzialmente tannici, ma anche morbidi, minerali, freschi, eleganti e dinamici.

Ottimo dosaggio del legno che non è per niente prevaricante. Vino straordinario, materico, intenso, persistente e convincente, che sfocia in un lunghissimo ed appagante finale. Migliorerà ancora per molti anni. Da bere da solo vicino al camino nelle fredde serate d’inverno, oppure da condividere con gli amici del cuore abbinandolo ad un bel cosciotto di agnello alla brace e a formaggi stagionati. Prosit!

 

Sede a Sessa Aurunca (Ce) – Frazione San Carlo
Tel e Fax 0983 708900
[email protected] – www.terradilavoro.it
Enologo: Riccardo Cotarella
Ettari vitati: 10
Bottiglie prodotte: 30.000
Vitigni: aglianico e piedirosso

2 commenti

    Francesco Mondelli

    (13 agosto 2019 - 14:19)

    Sono ancora fermo al 2010 come stappi rossi e quindi non mi pronuncio anche se ,in generale,la 2011 non é stata un’annata memorabile ma trattandosi di terra di lavoro il risultato lo do comunque per scontato.FM

    Enrico Malgi

    (13 agosto 2019 - 16:09)

    Esatto caro Francesco, l’annata 2010 probabilmente è stata migliore della 2011. Ma tu, da grande intenditore quale sei, tieni presente che questi sono vini “maratoneti” e quindi vanno giudicati su un percorso lungo.

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