100 Best Italian Rosé 2023: intervista ai produttori della Top10 | Giuseppe Cipolla

Pubblicato in: 100 Best Italian Rosè

Passofonduto – Azienda Agricola Giuseppe Cipolla

Campofranco (CL) – C.da Passofonduto

Tel. 329 886 9911

di Antonella Amodio

La guida ai migliori rosati d’Italia, edizione 2023, curata da Antonella Amodio, Chiara Giorleo, Adele Granieri, Teresa Mincione e Raffaele Mosca, con il prezioso supporto di DS_Glass e Vinolok oltre che di Hubitat e Arte Capuano 1840 è disponibile da luglio su questo sito (qui). Tra le varie iniziative, anche le interviste fatte a tutti i produttori della Top10 di quest’anno.

Giuseppe raccontaci della tua azienda e del tuo vino

L’azienda nasce su un terreno che definisco “foglio bianco”, cioè su un’area “gessosa solfifera” posizionata nella Valle del Platani e più precisamente in contrada Passofonduto, in agro di Campofranco,.

Questi terreni appartenevano a mio nonno, successivamente sono stati ereditati da mio padre che con cura e amore ha piantato ulivi, mandorli e cereali, trasformando nel tempo un posto arido – costituito solo da tante pietre di gesso – in un oasi da vivere e da amare. Intuizione, passione e amore mi hanno poi portato ad impiantare le vigne nella forma dell’alberello. Nel frattempo per fortuna sono riuscito a valorizzare altri vigneti già esistenti nelle contrade limitrofe e dopo diversi anni di sperimentazione e di studio, di assemblaggi e di varie etichette, oggi produco circa 18000 bottiglie suddivise su tre vini principali.

Sei un fautore dell’espressione del suolo nel vino, che cambia “di palmo in palmo”. Cosa fai per valorizzare questo concetto di micro territorio?

Come accennavo ho la fortuna di vivere e lavorare in un territorio dove il terreno cambia veramente in pochi centimetri ed è ricchissimo di minerali, di substrati di suoli vecchi molto antichi. Per valorizzare tutto ciò, vinifico per parcelle e dopo qualche anno inizio a capire cosa mettere in bottiglia. La composizione del suolo mi permette di non spingermi molto con le estrazioni e faccio attenzione a non alterare ciò che madre natura mi offre, assecondando anche l’annata attraverso un basso intervento in cantina. Per fare tutto ciò, mi ispiro con occhio critico alla tradizione del luogo.

Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Grillo, Catarratto, Inzolia, Moscato d’Alessandria, sono le uve coltivate nei tuoi vigneti. Quale ami di più e perché?

Il vitigno che mi ha fatto innamorare e rimettere in discussione tutto è il Moscato d’Alessandria, ne sono rimasto talmente folgorato che mi ha stimolato a dedicarmi completamente al mondo del vino, anche se in seguito ne ho mantenuto solo una piccola parte. Lo amo perché piantato sui nostri suoli ha una nota salina accentuata che va ad aggiungersi alla sua grande aromaticità. Un mix incredibile.

Continuo intanto a piantare vigne miste, proprio perché tutti hanno una loro spiccata caratteristica, ed insieme rendono più completo e complesso il processo di evoluzione del vino. Per chi lavora in sottrazione come me è una mano di aiuto. Altresì, aggiungo sottovoce che il Nero d’Avola è il vitigno di gioie e di dolori e secondo me, prendendo a prestito il passato e applicando un nuovo stile di lavorazione, potrebbe essere il più interessante.

La tua casa cantina è circondata da una ricca biodiversità che caratterizza il territorio della Valle del Platani, al confine tra le provincie di Agrigento e Caltanissetta, dove hai trovato rifugio dopo aver lasciato il lavoro di assistente in uno studio notarile. Quanto sono stati determinanti il silenzio e la bellezza della natura per questo cambiamento epocale?

Il mio è un progetto di bellezza, e il vino in quanto tale, è un insieme di dettagli che fanno la differenza. Il silenzio e gli spazi sono ingredienti indispensabili per vivere l’esperienza nella sua integrità, aiutando in qualche modo a giustificare i sacrifici che si affrontano ogni giorno. Ad ogni modo, sono stati determinanti.

Cosa hai pensato quando hai scoperto di essere in cima alla classifica di 100 Best Italian Rosè con il vino Occhio di Sale?

Ero già super entusiasta di essere stato selezionato tra i 100 Best, scoprire poi che era in cima alla classifica, mi ha fatto riflettere che forse la direzione dello stile che ho scelto di seguire non è stata poi così sbagliata e che comunque Occhio di Sale è stato notato, è piaciuto, facendo la differenza su tanti altri vini in degustazione. Un motivo in più per fare sempre meglio.

Occhio di Sale nasce da uve Nero d’Avola, Nerello Mascalese e Inzolia, un blend che vede uve a bacca rossa e a bacca bianca. Come nasce questo vino?

Non a caso è l’ultimo dei vini che ho concepito, impiegando anche molto tempo prima di partorirlo definitivamente, con la scusa di sperimentare ed unire le uve di diverse varietà temporeggiavo. Ho affrontato a mio modo la scalata verso l’interpretazione del vero vino della tradizione dei miei luoghi, vini non facili, che hanno bisogno di un palato evoluto per essere compresi e che si posizionano nel segmento di vini intellettuali. Ancora c’è tanta strada da fare e a tal proposito mi chiedo se siete pronti ad assaggiare la versione 2023 di Occhio di Sale!

Progetti per il futuro?

La gestione diversa degli spazi in contrada Passofonduto per dare modo di accogliere tutti al meglio, per cui vedo come prossimo futuro la costruzione della nuova cantina con annesso una cucina dove fermarsi e la creazione di nuove vigne giardino. Inoltre, voglio realizzare un grande bianco aromatico da invecchiamento.

Passofonduto – Azienda Agricola Giuseppe Cipolla

Campofranco (CL) – C.da Passofonduto

Tel.329 886 9911


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