Antéla, a Roma il ristorante d’hotel che diventa destinazione

di Andrea Petrini
Nel grande racconto dell’ospitalità italiana, la ristorazione d’hotel sta vivendo una nuova stagione di centralità. Non più semplice servizio accessorio, ma destinazione gastronomica autonoma, capace di dialogare con la città e di intercettarne gusti e tendenze. A Roma, in particolare, questo processo è sempre più evidente: i grandi alberghi si aprono al pubblico esterno, investono su firme riconoscibili e costruiscono format contemporanei, dove cucina, mixology e design convivono in un’unica esperienza. È in questo scenario che si inserisce Antéla. All’interno dell’NH Collection Roma Centro, ma con ingresso indipendente, Antéla si muove con disinvoltura tra anima urbana e dimensione più raccolta, trovando nel suo Urban Garden un elemento distintivo forte.

Ma è a tavola, soprattutto la sera, che il progetto misura davvero la propria ambizione.
Sotto la supervisione dello chef Natale Giunta, le proposte gastronomiche del ristorante raccontano sempre una cucina costruita per stratificazione, dove convivono più registri: la memoria siciliana, evidente nelle materie prime e in alcune costruzioni di gusto; una sensibilità romana, soprattutto nella lettura degli ortaggi; e una tensione internazionale che emerge negli accostamenti e nelle tecniche. Non è una cucina che cerca l’effetto sorpresa, ma piuttosto una coerenza di fondo, un equilibrio che si costruisce piatto dopo piatto.

Alcuni piatti, a mio giudizio, risultano emblematici. Il Roast beef di picanha, salsa chimichurri, fondo di manzo è un’apertura decisa: carne succosa, quasi carnale, sostenuta da un chimichurri che porta freschezza e verticalità, mentre il fondo di manzo chiude il cerchio con profondità. È un piatto diretto, ma ben calibrato.
La Sfera di carciofo, fonduta al parmigiano, olio alla mentuccia, carciofi croccanti lavora invece su un registro più identitario. Qui Roma è chiaramente evocata, ma riletta con eleganza: la fonduta di parmigiano avvolge, la mentuccia alleggerisce, il croccante dà ritmo. Un piatto che gioca sulle consistenze senza perdere riconoscibilità.

Il Risotto Acquerello, zucca, formaggio blue, prosciutto di anatra è forse il più ambizioso: un intreccio di dolcezze e sapidità – zucca, formaggio blue, prosciutto di anatra – che richiede misura. Quando l’equilibrio tiene, restituisce profondità e lunghezza, confermando una mano tecnica solida.
La Ricciola, bouillabaisse, salicornia, chips di alga nori è invece tutta giocata sul mare. La bouillabaisse amplifica il carattere iodato del pesce, mentre salicornia e alga nori aggiungono tensione e una sfumatura quasi orientale. Pulito, coerente, senza sbavature.

Chiude il dessert al Mango, meringa al limone, cocco, gel al bergamotto, che sceglie la via della leggerezza: agrumi e cocco accompagnano senza appesantire, lasciando una sensazione fresca e ben definita.
A sostenere questa costruzione interviene un lavoro altrettanto attento sul fronte vini. La carta, curata dal maître Davide Oliviero con la supervisione della direttrice operativa Giorgia Capriotti, si muove in una direzione dinamica e contemporanea, con un’attenzione marcata alla mescita. L’utilizzo del Coravin consente infatti di ampliare le possibilità di abbinamento, rendendo i percorsi degustazione più flessibili e personalizzati. Non una semplice lista, ma uno strumento vivo, pensato per dialogare con la cucina e accompagnarne le sfumature.

In questo equilibrio, anche il cocktail bar entra a pieno titolo nel racconto gastronomico, non come elemento accessorio ma come ulteriore livello di lettura. La drink list, supervisionata da Daniele Zandri con Damiano Bosco alla guida del bancone, è costruita come un vero e proprio “atelier liquido”, dove la moda diventa linguaggio e ispirazione.

La carta si presenta come un magazine e attraversa epoche, stili e immaginari, traducendo il mondo della moda in cocktail signature. Dal dandismo di inizio Novecento allo streetwear contemporaneo, ogni drink è pensato come un abito su misura, costruito su equilibrio, riconoscibilità e una precisa idea di stile. Così, Numero 5 rilegge il Martini ispirandosi a Coco Chanel, mentre Ikebana richiama l’estetica di Kenzo Takada tra sake, vermouth e yuzu. Vivara traduce in forma liquida le geometrie di Emilio Pucci, mentre Privé – un Negroni chiarificato – si muove nel solco dell’eleganza essenziale di Giorgio Armani. Più giocoso Blu x Pink, che strizza l’occhio all’estro pop di Betsey Johnson. Chiude il cerchio una linea analcolica ispirata alla slow fashion, costruita sul riutilizzo degli ingredienti della linea principale: un approccio che guarda alla sostenibilità senza rinunciare alla qualità.

Eppure Antéla non è solo cena, né solo cucina. Aperto dalle 12.30 a mezzanotte, è un luogo da vivere lungo tutta la giornata: dal pranzo all’aperitivo – momento in cui il giardino esprime al meglio la propria vocazione – fino al dopo cena, dove vino e cocktail accompagnano con naturalezza l’esperienza. La domenica, il brunch aggiunge un ulteriore livello di lettura, tra tradizione romana e suggestioni internazionali. Con la primavera, il giardino amplifica il fascino del luogo, ma è la solidità del progetto a fare la differenza: Antéla si muove con sicurezza tra cucina, vino e mixology, trovando una propria cifra nel panorama, sempre più competitivo, della ristorazione romana.

Antéla
Via dei Gracchi, 332 – Roma


Tel. 342 522 8850

www.antelarestaurant.it


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