Due anime di Falanghina: confronto Slow Wine alla cieca tra Campi Flegrei e Sannio

Pubblicato in: Verticali e orizzontali

di Adele Elisabetta Granieri

Due territori, un vitigno, un dialogo che racconta la Campania del vino: i Campi Flegrei di Cantine Astroni e il Sannio di Fontanavecchia.

La degustazione è stata organizzata da Banca del Vino e ospitata da Cantine Astroni, con l’intento di proporre un confronto rigorosamente alla cieca tra due espressioni di Falanghina provenienti da areali emblematici della Campania. Un’analisi sensoriale alla cieca che ha avuto al centro quattro annate di Falanghina — 2019, 2020, 2023 e 2024 — per indagare non solo le differenze legate ai territori dei Campi Flegrei e del Sannio, ma anche quelle riconducibili ai distinti biotipi della varietà. Eliminando ogni riferimento a etichette e produttori durante l’assaggio, il giudizio è stato affidato esclusivamente ai sensi, permettendo di cogliere con maggiore nitidezza identità, struttura e sfumature di ciascuno degli otto vini proposti, per una comparazione che è diventata dialogo e approfondimento.

Spesso si attribuisce tutto al suolo: vulcanico e sabbioso da una parte, argilloso-calcareo dall’altra. Certamente il terroir incide in modo decisivo, ma in questo caso il confronto mette in luce anche la diversità genetica dei biotipi. È come ascoltare due strumenti della stessa famiglia: riconosci la matrice comune, ma il timbro cambia.

Nei Campi Flegrei, tra sabbie vulcaniche e brezze marine, la Falanghina ha sviluppato nei secoli un profilo genetico e agronomico ben riconoscibile: grappoli più spargoli, acidità viva, maturazioni equilibrate. Nel calice si traduce spesso in vini tesi, verticali, attraversati da una sapidità quasi marina che richiama il paesaggio da cui provengono.

Nel Sannio beneventano, invece, il biotipo locale ha assunto caratteristiche differenti: grappoli più compatti, maggiore generosità produttiva, maturazioni più ricche. Qui la Falanghina tende a esprimere profumi più ampi, frutto maturo, fiori bianchi, talvolta leggere sfumature erbacee. La struttura è generalmente più piena, con una rotondità che avvolge il palato.

Sotto la lente di ingrandimento la sapidità, punto di forza di entrambe le interpretazioni: più gessosa nel Sannio, più salmastra e iodata nei Campi Flegrei. Le differenze sono risultate più evidenti nelle annate più vecchie, con evoluzioni più marcate dagli idrocarburi per i vini flegrei e dalle spezie per quelli beneventani.


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