Le potenzialità inespresse della val Tidone (Piacenza), dove domenica 28 settembre si chiude il Wine Fest

Pubblicato in: Giro di vite


di Andrea Guolo

L’ultimo appuntamento del Wine Fest, in programma nel weekend a Pianello e dedicato alle bollicine, è l’occasione per visitare un territorio dalle potenzialità enologiche perlopiù inespresse: la val Tidone.

Ultima vallata della provincia piacentina al confine con quella pavese, la val Tidone è terra di Gutturnio, Ortrugo, Malvasia e Barbera. Qui la vite regna sovrana: il territorio comunale di Ziano è conosciuto per essere quello con la maggior percentuale nazionale (tra l’85% e il 90%) di terreno vitato, in grado di fornire da solo il 40% del vino totale prodotto nel Piacentino. Con gli altri comuni del quadrilatero delle vigne (Borgonovo, Nibbiano e Pianello) arriva a produrne oltre la metà. Tanto volume non corrisponde a qualità e prestigio, così il territorio è diventato nel collettivo immaginario il sinonimo di vini da supermercato a buon prezzo. Le cose però cambiano, e in fretta. Non a caso la famiglia Profumo ha recentemente investito acquistando la storica azienda agricola Mossi di Albareto di cui Marco, figlio dell’ex numero 1 di Unicredit, è ora amministratore delegato. Un buon affare, si presume.

In zona, il costo all’ettaro di un terreno vitato (che qui misurano ancora in pertica piacentina…) e ben avviato oscilla tra i 35 e i 40 mila euro. A Cartizze, per citare il caso più clamoroso, si viaggia attorno a 1,2 milioni di euro e in Langa siamo oltre il mezzo milione per ettaro. Insomma, chi può farlo e crede nelle potenzialità dei vini piacentini farebbe bene a seguirne l’esempio, consapevole che non si tratta di una speculazione a breve termine e che occorre quella capacità di comunicare le caratteristiche di questa zona e di questi vini finora mancata. “Dobbiamo essere in grado di valorizzare le tipicità, ciò che soltanto noi facciamo. A cominciare dal Gutturnio frizzante”, afferma Manuel Ghilardelli, assessore provinciale all’Agricoltura, intervenuto alla presentazione dell’ultima settimana di Valtidone Wine Fest. Intanto, però, qualche passo nella direzione dell’unità tra i comuni della zona è stato fatto. Il festival, che punta a un pubblico specializzato e composto di appassionate, lo testimonia (“Per la prima volta abbiamo unito quattro comuni del Piacentino” afferma l’assessore, che è anche sindaco di Ziano), assieme alla presenza nelle fiere di settore e ad azioni mirate pensate per i mercati esteri, come Usapiacewine per gli Stati Uniti, con l’inserimento di dodici aziende compresa la principale realtà locale, quel gigante da sei milioni di bottiglie l’anno che è la Cantina Sociale della Valtidone (250 soci, rapporti consolidati con la grande distribuzione organizzata).

Acquistare in Val Tidone conviene non solo a chi cerca terreni dove investire, ma anche a chi, più modestamente, vuole assicurarsi qualche buona scorta di vino per il consumo domestico. Il rapporto qualità/prezzo della vallata è tra i più favorevoli del nord Italia e se aveste qualche dubbio sulle potenzialità di questi vini, fatevi un giro fino alla località Sala Mandelli, comune di Nibbiano, dove Franco Carlappi, un vero appassionato, gestisce con la moglie dal 1989 la storica (qui si fa vino dal XVII° secolo) Tenuta La Torretta, 22 ettari coltivati a Barbera, Bonarda, Ortrego, Pinot Nero e Sauvignon.

Il posto è splendido con la nebbia, che stranamente avvolge i colli a fine settembre, e chissà cosa dev’essere in un giorno di sole. Il suo Gutturnio riserva fa un anno in botti di rovere e almeno uno (“ma non c’è una regola, decido io in base a come mi gira” sottolinea il produttore) a riposare in vetro prima di essere messo in vendita: conviene acquistarlo (abbiamo pagato il 2011 in azienda a 7 euro, davvero imbattibile) e dimenticarselo un paio d’anni in cantina prima di degustarlo al pieno, accompagnato da carni rosse e formaggi importanti, mentre per la selvaggina a pelo l’ideale è il Pinot Nero.

La Torretta fa circa 100 mila bottiglie l’anno, di cui un 20% è l’Ortrugo frizzante, la bollicina che i piacentini vorrebbero proporre negli aperitivi in alternativa al Prosecco. La strada è in salita ma l’export può dare una mano, in aggiunta a quelli che sono i tradizionali mercati per i vini piacentini, ovvero il capoluogo e la “vicina” Milano, dove a dominare è il Gutturnio nella versione frizzante (ma in molti iniziano ad apprezzare le riserve e i prodotti più complessi). Il rosato de La Torretta, per esempio, è un vino da esportazione. “Lo vendiamo quasi tutto in Inghilterra” ci rivela Caleffi.

La promozione si sta muovendo e i produttori locali iniziano a muoversi con la valigia. “Anni fa – ricorda Gaia Bucciarelli, proprietaria dell’azienda agricola Santa Giustina (Pianello Val Tidone) – mi trovavo da sola a esporre nelle fiere di settore tra Stati Uniti e Asia. Ora le cose sono cambiate”. “Dobbiamo essere sempre più uniti – le fa eco Alessandra Blengio, milanese, che dal 2007 ha scelto la val Tidone acquistando la tenuta a Nibbiano che si chiama come lei – ma avremmo bisogno di un maggior sostegno economico da parte delle istituzioni territoriali per le presentazioni, soprattutto all’estero”. L’abolizione delle Province e l’incognita sul futuro delle Camere di Commercio, in tal senso, non aiutano.

 


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