I vini dell’estate 2026. Colle Rotondella di Cantine Astroni a Napoli

Pubblicato in: Giro di vite
Il Piedirosso degli Astroni

Vi aspettavate un bianco? No, il primo vino di questa estate torrida di cui parliamo è un rosso che nasce dentro Napoli, ad Agnano per la precisione e va bevuto fresco, proprio come del resto si sono sempre bevuti i vini rossi nella nostra città. Parlo del Piedirosso, il Colle Rotondella prodotto da Cantine Astroni per la precisione, un best seller che trovate a meno di 14 euro in rete e che è perfetto per accompagnare i piatti dell’estate, uno per tutti il polpo alla luciana, ma anche parmigiana. Ma soprattutto per me è da sempre l’abbinamento perfetto per il piatto iconico che Napoli ha regalato all’Italia e al mondo: gli spaghetti al pomodoro.

Il Piedirosso è l’anima di Napoli, un vino leggero, non eccessivamente alcolico, fresco, prodotto solo nella nostra regione, soprattutto nei Campi Flegrei e sul Vesuvio dove è l’anima delle doc per la provincia di Napoli, poi anche a Benevento e proprio per queste sue caratteristiche in genere era usato per tagliare l’Aglianico e renderlo subito bevibile. E per questi motivi non è mai stato preso in grande considerazione dalle critica enologica degli anni ’90 che aveva come modello vini molto colorati, passati in legno, alcolici. C’è poi un’altra considerazione da fare: è sempre  stata un’uva difficile da coltivare, poco amata dai contadini perché non regala raccolti abbondanti,  e da vinificare con note poco piacevoli al naso. Insomma, un brutto anatroccolo nel panorama delle uve campane e italiane.
All’inizio degli anni ’90 due persone hanno iniziato a crederci, l’ingegnere Leonardo Mustilli a Sant’Agata dei Goti e l’enologo Gennaro Martusciello nei Campi Flegrei con il progetto Grotte del Sole. Da allora è stato un crescendo rimasto sottotraccia rispetto alla critica ufficiale, ma una pattuglia di giovani produttori ne ha cambiato le sorti: cito soprattutto Vincenzo Di Meo de La Sibilla, Giuseppe Fortunato di Contrada Salandra e Gerardo Vernazzaro di Cantine Astroni. Ed è lui che l’enologo che ha determinato la svolta di una delle cantine storiche di vinificazione che da sempre hanno prodotto il vino per la città, la famiglia Varchetta.
Gerardo, dopo aver completato gli studi di Enologia a Udine ha di fatto cambiato in modo radicale l’impostazione dell’azienda a cominciare dal nome, Cantine Astroni nel 1999. Insieme alla moglie Emanuela e ai cugini Vincenzo (anche lui enologo) e Cristina Varchetta ha portato avanti con decisione un progetto di riqualificazione dei vigneti in quest’area di Napoli, ben 25 ettari.

Siamo a pochi passi dal centro di Napoli, a due chilometri dall’uscita della tangenziale di Agnano, a ridosso della Riserva naturale e Oasi WWF Cratere degli Astroni: ossia il cratere di un vulcano spento che fa parte del complesso di Agnano, inserito nell’estesa area vulcanica dei Campi Flegrei. Oggi riserva naturale, è un anello di tufo formatosi nell’area nord-occidentale della piana di Agnano, in seguito ad almeno sette eruzioni avvenute in passato.

La famiglia Varchetta, originaria del quartiere di Pianura a Napoli, affonda radici e memoria nella terra. Nel 1891 Vincenzo Varchetta, bisnonno di Cristina e dopo di lui, suo figlio Giovanni, decisero di trasformare la gioia di produrre vino in una vera e propria attività commerciale. In quegli anni era molto comune fare vino per poi venderlo a Napoli. Giovanni ebbe dieci figli che dopo scuola lo accompagnavano in città con la botte issata sul carrettino a vendere il vino sfuso, quando la città, enorme, tra le più grandi al mondo all’epoca, doveva dissetare i clienti di centinaia di osterie, taverne e trattorie. Giovanni fondò la vinicola Varchetta a Pianura.
Oggi il vecchio casolare di Campania è un’oasi agricola attrezzata per l’enoturismo, accoglie tantissimi visitatori anche grazie al boom turistico di Napoli ed è un riferimento per le due grandi uve che caratterizzano la viticultura partenopea, la falanghina e, appunto, il piedirosso.

Colle Rotondella è una delle due versioni aziendali di questo vitigno, l’altro è Tenuta Camaldoli che ha l’ambizione di evolversi nel tempo per essere stappato qualche anno dopo la vendemmia. Ma con questo caldo noi puntiamo più decisi su Colle Rotondella, lavorato solo in acciaio, fresco, profumato. il Piedirosso ha saputo attraversare il tempo mantenendo una propria autenticità espressiva, ed è proprio questo che oggi si ricerca nel vino.

Così lo descriveva Hervé Lorin, antiquario di vini: «Perfettamente originale, totalmente dimenticato e meravigliosamente decadente, non è solamente un grande vino, ma un autentico cru della maniera antica».

Colle Rotondella nasce dalle uve provenienti dalla Tenuta Camaldoli e rappresenta una delle interpretazioni più fedeli e raffinate di questa uva caratteristica dei Campi Flegrei. Dunque, stappatelo sena formalità, in allegria, è il miglior abbinamento possibile con l’allegria dei piatti della nostra tradizione.

Articolo pubblicato sabato 4 luglio 2026 sul Mattino


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