I vini flegrei di Piscina Mirabile, un tuffo nel passato

Pubblicato in: Giro di vite

di Mimmo Gagliardi

Ma che meraviglia sono i Campi Flegrei a primavera inoltrata!

I terreni profumano di mare, di essenze arboree e, a passare in un agrumeto, c’è il rischio di farsi inebriare dai fiori d’arancio.

Se poi hai la fortuna di trovare un luogo dove poter girovagare tra le vigne in piena fase vegetativa, raccogliere la frutta matura direttamente dall’albero, bere un buon vino, non puoi fare altro che fermarti e godere di questa opportunità unica.

Ecco come ho trovato l’Azienda Agricola Piscina Mirabile.

Come già si può intuire dal nome, questa piccola realtà produttiva flegrea di Bacoli (NA) è situata a Miseno, proprio accanto alla monumentale opera di origine romana. La Piscina Mirabilis, infatti, è l’antica cisterna destinata a contenere le acque convogliate verso la città di Misenum dall’acquedotto proveniente dalle lontane sorgenti irpine del Serino ed occorrente ad approvvigionare il più importante porto militare dell’impero romano dell’epoca. Un’opera ingegneristica senza tempo, denominata “la cattedrale” per via della sua particolare architettura e che merita una visita per chi giunge fin qui a Miseno.

Potete chiedere anche ai fratelli Scotto di Vetta, Fabrizio e Rosario, titolari dell’Azienda Agricola Piscina Mirabile, di poterla visitare e loro, sull’istante, ti scovano il custode per farti aprire il cancello e condurti in un esaltante viaggio nel tempo.

Dopo l’interessante visita archeologica, una passeggiata nei terreni dell’Azienda rappresenta un altro tuffo nel passato, questa volta di tipo agricolo.

Girovagare nei quasi due ettari di sabbia vulcanica e rocce sciolte che è l’Azienda Agricola Piscina Mirabile, equivale a ritrovarsi in un’oasi perché i rumori del traffico e la confusione delle strade principali ci giungono molto attutiti o, addirittura, impercettibili. Eppure il mondo moderno è lì, dietro il muro di cinta che circonda l’appezzamento e lo divide dai tanti, troppi edifici, frutto della cementificazione selvaggia dei luoghi avvenuta negli ultimi quarant’anni.

La famiglia Scotto di Vetta, di cui Fabrizio e Rosario, non ancora trentenni, rappresentano l’ultima generazione, produce da sempre in questi luoghi vino, frutta, legumi (tra cui la rinomata Cicerchia dei Campi Flegrei, presidio Slow Food), ortaggi e agrumi. L’unica traccia di contatto con il mondo moderno è rappresentato dai pali di sostegno dei filari che sono in cemento. L’Azienda ospita anche molti piccoli orti didattici per la sensibilizzazione e l’insegnamento della cultura agricola ai bambini e ragazzi delle scuole inferiori.

Mentre mi spiegano questo, noi tutti, comprese le mie figlie, ci siamo riforniti di nespole mature raccolte direttamente dai rami assolati e mangiate senza lavarle.

Tutta la produzione agricola avviene con metodi biologici e biodinamici, con la totale assenza di chimica. Il mancato apporto di componenti chimici nell’agricoltura, infatti, fa si che il terreno preservi le proprie caratteristiche naturali e non causi un “apparente” stato di salute delle piante.

Infatti la totale assenza di determinati insetti e altri animali, debellati da anticrittogamici e antiparassitari chimici (nel terreno, come attorno alle piante) è un danno per l’ecosistema. Ai vegetali, benchè preservati da malattie, non viene garantita la corretta impollinazione e quindi il loro naturale ciclo vitale.

Tutti gli anni, nel mese di maggio, in questi terreni c’è un notevole afflusso di persone attratte dallo spettacolo delle lucciole in amore che solo in questo determinato periodo dell’anno si illuminano per convincere le femmine ed accoppiarsi. Questo simpatico insetto, oltre a nutrirsi di lumache, dannose per alcune piante, è in grado di vivere solo in ambienti in cui l’inquinamento luminoso e del terreno sono pressoché assenti; quindi il fatto che qui ne ce ne siano in gran quantità è indicativo del regime naturale di conduzione dei suoli.

Visito i filari delle viti di falanghina e piedirosso, ormai nel pieno della fase vegetativa, dove il vigoroso nonno ultraottantenne sta effettuando la potatura verde, da lui definita “’a putatella ‘e Maggio” e con le sue sapienti mani seleziona cosa va sfoltito nella vite per garantire la resa quantitativa e qualitativa dalla frutta, secondo quanto desiderato dall’Azienda per i propri vini.

La cantina dove avviene il processo di vinificazione è piccola ma organizzatissima e comprende anche una parete sulla quale c’è una raccolta di oggetti a testimonianza del retaggio antico dell’arte contadina della famiglia.

La Falanghina dei Campi Flegrei DOC 2011, solo inox, 12%, appena imbottigliata, è dello splendido colore del sole flegreo. Ha una concentrazione olfattiva di aromi minerali, sulfurei, di frutta bianca fresca. Gli aromi ti lasciano immaginare come il sorso che seguirà sarà un’esaltazione del contenuto salino e della freschezza propri di questo vino e innegabilmente legati a questi terreni di origine vulcanica. Notevole beva e bella persistenza in bocca per la falanghina che ha bisogno di un po’ più di tempo in bottiglia; sarò curioso di saggiarla anche tra un paio d’anni.

 

Il Piedirosso dei Campi Flegrei DOC 2011, solo inox, 12,5%, anch’esso appena imbottigliato, ha ancora riflessi purpurei tra le pieghe del rosso rubino. Al naso è un bel rincorrersi di frutta a bacca rossa fresca, croccante e note minerali, lievemente erbacee. In bocca il tannino è ancora non risolto; anche questa bottiglia ha bisogno di tempo in cantina ma dimostra una discreta rotondità e una freschezza che promettono splendide bevute estive con fritture e zuppe a base di pescato locale.

Terminata la visita, visto che il cielo volge all’imbrunire, ci tratteniamo a chiacchierare con i fratelli Scotto di Vetta finchè l’oscurità non fa accendere di vita i cespugli di cicerchia flegrea. Le piante, dove prima dominavano i fiori viola, ora sono uno scintillare di lucciole che si illuminano ad intermittenza come in una sorta di albero di Natale fuori stagione. Il colpo d’occhio è emozionante e, come avevano preannunciato Fabrizio e Rosario, ecco arrivare i numerosi osservatori delle lucciole.

 

Salutiamo gli Scotto di Vetta lasciandoci alle spalle l’immagine di questo luogo profumato, immerso nell’oscurità ed illuminato a tratti dalle lucciole.


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