Il Greco di Tufo 2011 e le due sponde del fiume Sabato

Pubblicato in: Verticali e orizzontali

di Lello Tornatore

E anche quest’anno, nel corso del Tufo Greco Festival, abbiamo organizzato un laboratorio di degustazione incentrato su alcune zone ben specifiche della denominazione. Stavolta, sempre nella splendida cornice della Cantina Di Marzo, la più antica della Campania,  abbiamo messo sotto i riflettori la sponda destra e quella sinistra del corso del fiume Sabato.

Presenti otto aziende, tre della sponda sinistra( Contea di Altavilla e Petilia situate nel comune di Altavilla e Calafè nel comune di Prata P.U.) e cinque di quella destra (Di Marzo, Cantine dell’Angelo, D’Aione, Benito Ferrara e Torricino, tutte situate nel comune di Tufo).

La scelta dell’annata è ricaduta sulla 2011 per dare modo agli intervenuti di percepire anche le potenzialità evolutive del vino. Il Greco di Tufo è senza alcun dubbio il più antico vitigno dell’Irpinia. Fu importato dalla Grecia dai Pelasgi, la prova è nel ritrovamento di un affresco risalente al I° secolo A.C.  a Pompei. E’ anche un vitigno difficile da coltivare, Il grappolo è molto compatto, la buccia sottile, e quindi particolarmente esposto alle muffe e alle crittogame. L’altra caratteristica è l’elevata acidità, molto più alta del Fiano, ed inoltre presenta un certo numero di componenti (ad es. le catechine) facili all’ossidazione. Per quanto riguarda il territorio, si tratta di 800 ettari che si sviluppano lungo la valle del Sabato e nei territori di Santa Paolina e Montefusco dove si registrano le altimetrie più importanti (anche 650 mt slm).

Le zone più vicine al fiume (sponda destra) presentano versanti più ripidi, mentre le zone interne territori più aperti ed arieggiati. Il sistema di allevamento moderno è a guyot, mentre anticamente si praticava il sistema a raggiera, riscontrabile quasi esclusivamente nell’areale di Tufo, naturalmente perché il più antico della denominazione. Un’altra particolarità del vitigno è che porta diverse gemme cieche, e quindi per raccogliere una quantità di uva accettabile, ma che è sempre al di sotto dei quantitativi previsti dal disciplinare, occorre portare sul primo filo di ferro almeno due o tre tralci, qualche volta anche quattro!!! Il vino che si ottiene da questo vitigno, non ha un profilo olfattivo molto complesso, ma una struttura ed un corpo che lo portano ad essere definito “un rosso travestito da bianco”.

Infatti, il suo estratto secco arriva a far segnare punte intorno ai 30 gr/lt, per voler fare un paragone, come e forse più di un piedirosso. E proprio per questo viene definito un vino operaio, infatti lavora molto bene negli abbinamenti cibo-vino, arrivando a sostenere abbinamenti impegnativi ed impensabili per un bianco qualsiasi. Per esempio, nelle zone di produzione, è classico  l’abbinamento del Greco di Tufo alla carne di maiale e qualche volta, in preparazioni non particolarmente complesse, addirittura a quella di agnello. Ma veniamo alle note di degustazione dei vini oggetto del laboratorio.

I Greco di Tufo 2011

di Serena De Vita

1.  CALAFE’: tra i tre rappresentanti della “riva sinistra” in questo Greco di Tufo si ritrova, all’esame olfattivo, il naso più articolato, fragrante: in primo piano note fruttate e floreali. Al gusto è intenso e particolarmente fresco.

2.  CONTEA D’ALTAVILLA: seppure al primo naso si percepissero note evolute, l’ossigenazione ha permesso di cogliere sentori di frutta e fiori, comunque lievi e non particolarmente marcati. Un po’ corto al gusto.

3.  PETILIA: un vino che non si conforma ai sentori tipici della zona di Altavilla. Il naso è spinto prevalentemente sul fruttato, pera matura.

4.  DI MARZO: il vino apre la successiva serie, “riva destra”, anticipando i sentori olfattivi di mineralità che si rinverranno, in modo più o meno espresso, nei successivi quattro assaggi. Al gusto colpisce la spiccata sapidità, che permette di apprezzarne poi la persistenza gusto-olfattiva.

5. CANTINE DELL’ANGELO: tra i colleghi del versante destro emerge innanzitutto per l’aspetto, paglierino carico. Il quadro aromatico poi è peculiare: descrittori minerali e tostati, piacevole la nota di mandorla sul fondo. Gusto pieno e scattante.

6.  D’AIONE: tra tutti ed otto gli assaggi, senza dubbio il vino con l’ “approccio” più intenso, all’olfatto e al gusto. Verticale, quasi pungente al naso: una mineralità che comunque non soffoca i sentori di frutta, mela innanzitutto. La piacevole “irruenza” è confermata all’assaggio: pieno e fresco, quasi citrino.

7.  BENITO FERRARA: naso davvero elegante, dove le note minerali non sovrastano affatto il fondo fruttato ed erbaceo. Tutto ben equilibrato, anche al gusto.

8.  TORRICINO: nella definizione del bouquet odoroso, tra i cinque assaggi “di destra” questo mette un po’ da parte le fragranze minerali per lasciare spazio all’evidente nota fruttata, inizialmente pesca, e poi agrumi. Al gusto è opulento, quasi grasso; non particolarmente fresco, se paragonato ai due che lo hanno preceduto.

Conclusioni
Indubbiamente i vini delle due sponde si caratterizzano per l’elevata acidità e per il netto profilo verticale dei sentori, accompagnato da una struttura ed un corpo particolarmente pronunciati in tutti i vini. La differenziazione invece, si concretizza nelle evidenti prevalenze dei sentori fruttati e fragranti su quelli minerali, nei vini della sponda sinistra (Altavilla e Prata P.U.), mentre in quelli della sponda destra (Tufo) la mineralità, evidenziatasi soprattutto sotto la forma solfurea, prevale sulla frutta, che a differenza dell’altra sponda, assume aspetti più citrici e agrumati.
Ringrazio l’amico Alessandro Marra, irpino di nascita e milanese d’adozione, titolare del blog di vino “Stralci di Vite” e l’amico Franco De Luca, responsabile regionale della didattica A.I.S. che ci hanno dato una mano, il primo nella degustazione ed il secondo soprattutto nell’abbinamento dei vini ai piatti che sono stati serviti.


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