
di Ilaria Oliva
È mancato lo scorso 23 agosto Fabrizio Plessi, artista che ha attraversato la scena contemporanea per oltre cinquant’anni, utilizzando come base dei suoi lavori elementi naturali quali acqua, fuoco, pietra, terra, trasformati attraverso monitor e led in “immagini concrete”, spaziando dalla videoarte al teatro e cinema.
Uno dei suoi ultimi lavori è stato inaugurato lo scorso settembre 2025 nella nuovissima sede di Masi in Valpolicella, Monteleone21, spazio polivalente dall’architettura quasi “futuristica”, inizialmente concepito dall’architetto Libero Cecchini, poi reinterpretato e realizzato dall’architetto Giovanna Mar e dal suo studio Veneziano, emblematico della forte relazione di simbiosi fra Masi e il suo territorio. Monteleone21, ideato per integrarsi perfettamente nel paesaggio della Valpolicella, è per due terzi ipogeo, e all’esterno appare come una collina ricoperta da viti e vegetazione.
Il lavoro del Maestro Plessi è stato realizzato per l’imponente Fruttaio di Monteleone21, luogo simbolo della tecnica dell’appassimento delle uve, dalle dimensioni eccezionali, 12 metri d’altezza, 30 di profondità e una pianta di 300 mq, destinato ad ospitare colonne di graticci colmi d’uva, e concepito inoltre per accogliere il “fermento creativo” di prestigiosi artisti in un ambiente per sua natura evocativo.
L’installazione site-specific, dal titolo “L’Anima dell’Amarone”, agli elementi ancestrali del suo percorso artistico – l’acqua, il fuoco, la lava, il vento – aggiunge un altro elemento ancestrale: il vino. “Per me l’Amarone è il simbolo del vino vero, quello che amo profondamente. Il vino non sporca mai l’anima, ma la eleva: l’anima vive insieme al vino. Amo il movimento e la monumentalità, e in questa opera l’acqua e il vino dialogano come elementi essenziali, ricordando sempre che l’uva è la nostra origine” aveva dichiarato il maestro Fabrizio Plessi.
Plessi ha utilizzato 4 grandi barche, che rappresentano un altro tema ricorrente nella sua produzione artistica: la barca è simbolo di Venezia, del viaggio, del commercio, ma è anche una metafora. “La barca è una metafora della nostra vita e io sono un navigatore solitario” raccontava Plessi, “le mie installazioni sono monumentali, dentro però c’è la leggerezza della tecnologia”. In quest’opera Plessi va oltre l’utilizzo che ha fatto in passato della tecnologia, approdando all’intelligenza artificiale, utilizzata per la realizzazione delle cascate di vino che scendono dall’alto in quattro grandi archi, quasi come un dono divino, e poi proseguono in un flusso tumultuoso negli schermi all’interno delle barche, dunque un ulteriore livello di innovazione nel percorso dell’artista. Anche l’elemento sonoro contribuisce ad aggiungere straordinarietà ed emozione all’esperienza, grazie al contributo del compositore Michael Nyman. Agli elementi digitali, fanno da contrappunto 4 arele di bambù che nell’installazione accolgono le uve in appassimento e, come radici, ancorano le barche alla tradizione e al processo naturale della nascita dell’Amarone, che prende vita negli schermi e diventa, appunto, anima delle barche, del vino.
Non era la prima volta che Plessi interagiva con il mondo del vino: era già accaduto per l’azienda Casanuova di Nittardi nel Chianti Classico, per la quale aveva realizzato l’etichetta d’artista dell’annata 2019 del Vigna Doghessa, dal titolo “L’oro di Venezia”, mentre l’opera della carta seta portava il nome di “The Golden Age”.
Anche per Masi è riuscito a realizzare in tempo l’etichetta dell’Amarone, continuando nella tessitura del progetto Costasera Contemporary Art: Sandro Boscaini, vicepresidente della Fondazione Masi e presidente di Masi Agricola, esprime lo sconcerto e il rimpianto suo e dei suoi collaboratori: “Il mio legame con Fabrizio è affettuoso e di lunga data e, nel 2025, ci ha portati ad affrontare il tema dell’Amarone. Da grande artista ed estimatore ha catturato il senso profondo e l’unicità di questo nettare della Valpolicella traducendolo in un’opera monumentale che rimarrà a testimoniare il nostro comune amore per il territorio e le genti venete di cui è simbolo. Solo due mesi fa siamo stati entrambi protagonisti di un dibattito presso i palazzi delle Procuratie in Piazza San Marco moderato dal vicedirettore del Corriere della Sera Luciano Ferraro. È stato presentato infatti il ricco catalogo edito da Marsilio Arte, che racconta l’ideazione e illustra L’Anima dell’Amarone con disegni preparatori e ampia rassegna fotografica. A sorpresa, il maestro ha voluto anticipare la sua idea di Amarone tradotta in bottiglia e Masi la proporrà ora nella sua preziosa collezione Costasera Contemporary Art”.