Colazione da Luigi Tecce, i suoi ultimi straordinari vini e i bianchi segreti

Pubblicato in: Giro di vite

di Lello Tornatore

Siamo, come al solito, in giro per cantine e ci troviamo nell’area di Taurasi-Paternopoli assorbiti tra un’ottimizzazione e l’altra, eh si che bisogna sudarsela la pagnotta!!! Quel mostro di sadismo lavorativo, che si fa chiamare giornalista, dopo l’ennesima visita quotidiana in una cantina dell’area, mi fa: ” Lello, siamo a quattro passi da Luigi Tecce, perchè non andiamo a salutarlo, visto che già siamo qui?” Come dire, assaggiamoci ventriquattromila vini, incominciamo a dissertare sulle diverse concezioni filosofiche di fare il vino, passando poi a quelle tecniche e per finire concentriamoci sul rapporto uomo-vino in relazione alle esperienze della tradizione che incrociano la tecnologia moderna. Lo so già…così andrà a finire, penso tra me e me!!! Nòo, da Tecce si deve andare con la mente riposata, dopo almeno una settimana di preparazione fisica e psicologica.

Non si può concludere il solito stressante giro di “tutte le cantine dell’Irpinia” con…Luigi Tecce!!! Il personaggio, perchè proprio di personaggio si tratta, è sempre un fiume in piena costante. Sempre in tiro, verso nuove sperimentazioni, verso nuove tecniche ma intrise di antico. E ti racconta, ti racconta…ma non per puro gusto di compiacimento, bensì per confrontarsi, per acquisire il tuo punto di vista e farne tesoro. Ma …ci siamo, siamo arrivati a via Trinità per chi viene da Paternopoli e in c/da Braiole, per chi viene da Castelfranci, si così bisogna impostare il navigatore per andare da Tecce! Lo troviamo più in forma che mai, un rapido giro nella bottaia per mostrarci con orgolio gli ultimi tonneaux acquistati, un altro nella sala vinificazione ed un altro ancora nel magazzino di stoccaggio delle bottiglie (non ce ne sono, tutto venduto), dove in un angolo noto un telescopio semi-professionale che Luigi usa per scrutare le stelle, essì…le stelle!

E subito seduti nella cucina-cantinola di servizio alle degustazioni…ah se questa cucina potesse parlare… “Allora – dice il Pigna, tanto per ottimizzare i tempi – ci fai assaggiare un po’ di rossi?” “Veramente, volevo farvi sentire prima alcune sperimentazioni che sto facendo sui bianchi” Eccolo là…che vi dicevo? E si inizia con un vino dal colore eccezionale, giallo oro zecchino, “si tratta di un uvaggio – ci dice Luigi – al 50% di Coda di Volpe e al 50% di Greco.

Una vendemmia fatta ai primi di novembre del 2006, macerazione sulle bucce per due settimane e poi solo acciaio e vetro. A parte il colore molto particolare, ci colpisce anche per il carattere secco ma tendenzialmente aromatico con un finale asciutto e morbido. Insomma una premuta di uva che ti prende letteralmente tutta la bocca.

Passiamo all’altro bianco, che è il medesimo vino ma che ha fatto 12 mesi di barrique di ennesimo passaggio. Qui il colore è ancora più accentuato: oro antico tendente al rame. Sempre secco, il profilo aromatico è più intenso, la micro ossigenazione del legno ha esaltato i sentori già presenti nel primo vino rendendoli più leggibili e pronunciati.

Ma perchè due vini quasi uguali? La risposta sta nel nome del primo vino: “il testimone”, chiamato così per testimoniare le caratteristiche del prodotto di partenza…in sintesi si tratta di un esperimento per verificare di quanto e come incidono i legni sul vino. Che sia una ricerca didattica ce ne rendiamo conto quando ci dice il numero delle bottiglie prodotte: ventiquattro…

Passiamo ai rossi: sentiamo il Satyricon 2010 Irpinia Campi Taurasini. Di questo vino ne sono state prodotte 5200 bottiglie. Rosso rubino carico, al naso ci da subito il ricordo di quei vini tirati fuori nelle feste contadine, quando si ammazzava il maiale per esempio, o quando si trebbiava. In evidenza la frutta, ciliegie e more soprattutto, ma successivamente anche prugna. E la violetta dei campi primaverili in fiore. In bocca è potente, ma facile da bere. I tannini si avvertono, eccome, per svolgere la funzione di ripulitura di bocca dopo un cibo strutturato. Beh, se ci fosse ancora “la catella” (recipiente in legno col manico di circa 5 litri) di mio nonno Raffaele, mi ci attaccherei senza paura di non finirlo!
Come è giusto che sia, si va in progressione…Taurasi Poliphemo 2009, l’ultima annata di Taurasi, appena presentata.

L’avevo già testato a Flumeri in occasione dellla “Disfida del soffritto”, ma l’ho voluto riprovare, non si sa mai, l’età incomincia a farsi sentire…mi scappasse mai qualche volatile rapace ;-)
Un colore rosso rubino con nuances granata, al naso molto complesso, frutta rossa a go-go, ma anche carruba e liquerizia. In bocca scattante ma lungo, retronasale che rimanda ancora alla frutta, chiusura elegantissima. Ho riprovato le stesse sensazioni di Flumeri, anche se qui l’ho “appoggiato” su un magistrale cotechino affumicato dei fratelli Freda di Prata P.U.

 

 

Non c’è niente da fare, il risultato finale di un vino è funzione di tante variabili, ma le variabili fondamentali sono l’uomo e la vigna!!! La vigna è sempre quella, l’uomo anche, e per fortuna che Luigi c’è, insieme alle sue capacità di plasmare ogni annata a seconda delle naturali predisposizioni dell’uva ottenuta.

E chiudiamo con il Taurasi Poliphemo 2008. Già dal colore e dalla trama, poco incline alla trasparenza, notiamo una maggiore concrentrazione. La sniffata ci riconduce agli odori di cantina, ma non quelli che si avvertono durante la vendemmia, bensì quelli del periodo dei travasi. Frutta rossa grassa, evoluta ma non cotta, sentori terragni di radici, china e una punta di rabarbaro. In bocca potente e rotondo, ma non dolce.

Il Pigna, che evidentemente ha fatto full-immersion da Bersani ;-)), si inerpica nell’ennesima figura retorica per comparare il vino : “Luigi, a parte i caratteri comuni delle due annate, oserei dire che tu potresti rappresentare il fisico asciutto della 2009 ed io quello opulento della 2008! ”

Ma una bevuta normale no? Una di quelle senza pensieri, senza dover stare lì ad individuare colori, sentori, tannini verdi o blù, acidità taglienti, volatili (non sono uccelli) varie, ossidazioni, riduzioni, sudori di cavalli…sentenziando solo: mi è piaciuto o non mi è piaciuto…a quando? Scordiamocelo!!!

Mi rinfranco solo son la meravigliosa crostata di marmellata di coda di volpe, preparata con grande maestria dalla mamma di Luigi, offertaci in chiusura insieme ad un meraviglioso passito realizzato da un uvaggio al 50% di moscato, ed il restante 50% da Fiano, Greco, Coda di Volpe e…Dio solo sa da cos’altro!!!


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