Ristorante Aromi a Praga
Náměstí Míru 1234/6, Vinohrady
Tel.+420 222 713 222
aromi.lacollezione.cz
Sempre aperto, il sabato solo la sera

Riccardo Lucque, marchigiano di Fano, ha creato con i suoi sette ristoranti nella capitale boema un piccolo impero gastronomico senza rincorrere i cliscé di cui è pieno il mondo e che vede gli “spaghetti alla bolognese” proposti con fettuccine all’Alfredo . Gli oltre vent’anni di vita in giro per il mondo lavorando come cuoco gli hanno consentito di elaborare una idea moderna di made in Italy e questo locale a due passi da Piazza San Venceslao, teatro di tutti i principali avvenimenti politici di questo paese asburgico che parla slavo ne è la dimostrazione.
Elegante ma non affettato ben diretto da Petr Joska, con una cucina di mare tipicamente italiana, un segmento gastronomico nel quale sicuramente abbiamo superato i francesi come qualità medio alta della proposta grazie alla nostra ossessione per la materia di mare che ci avvicina più ai giapponesi senza scendere però nel rituale mistico-religioso che zittisce il commensale durante gli omakase togliendo la gioia della convivialità.
Oggi questo locale fondato nel 2005, il primo di Lucque, è affidato allo chef Marco Giampaoli che dirige una brigata perfettamente sincronizzata con la sala: non ti porta fretta se vuoi dilungarti, ma in poco più di un’ora di ha sbrigato e questo per me ormai non ha prezzo. Funziona in due ambienti a un piano rialzato (caratteristica di molti locali di questa città le cui temperature invernali stazionano dallo zero in giu), il bistrot dominato da un banco bar degno dei migliori locali di Manhattan e poi il ristorante vero e proprio. La proposta è orientata sul mare, puoi andare su un percorso degustazione oppure muoverti liberamente alla carta: quando ti siedi oltre all’acqua arriva il responsabile di sala con una spasella di pescato e tu puoi scegliere quello che vuoi e come vuoi. Dalla libertà dello chef tanto sbandierata durante il marinismo gastronomico dell’era pre covid si torna alla libertà del cliente di scegliere, ed è questo il segreto del successo. Anzi per essere più precisi, in una buona sala le cose devono funzionare come nelle democrazie occidentali: il cliente deve avere la sensazione di scegliere quello che la sala ha già deciso di fargli mangiare. E l’abilità di un grand emaitre è farlo credere anche ai bastian contrari :-)
Detto questo abbiamo goduto alla grande, anche il tocco di foie gras sugli scampi, che ho provato per capire se due cose di cui vado pazzo messe insieme diventavano orribili è stato risolto alla grande preservando la freschezza del crudo aggiungendo uel pizzico nem dosato di golosità.
Per quanto riguarda il vino siamo nelle mani di Pavel Dvoracek dal sorriso pronto che ti porta una carta dove persino i vini di Gaja hanno un approccio umano che non necessita di un mutuo bancario: si può scegliere al bicchiere con una proposta molto ben selezionale che abbraccia tutto l’aspetto palatale e ideologico del mondo del vino contemporaneo. Insomma, per tutti i gusti e tutte le tasche.
Insomma, un bel posto dove passare una serata in questa magnifica città.
Per quello che vede abbiamo pagato di 182 euro in due per quello che vedete in foto ma attenzione: Praga è molto più economica dell’Italia e sul vino siamo andati al bicchiere. In ogni caso difficilmente superate i 130-150 euro per un pasto completo (non abbiamo preso il primo e neanche il dessert)