Tre annate del Taurasi Riserva “Stilema” raccontate da Piero Mastroberardino, nella sede di AIS Campania

Pubblicato in: Verticali e orizzontali

di Luca Matarazzo 

Quando si pensa all’Irpinia, la mente viaggia subito verso la storia della famiglia Mastroberardino, custode del territorio e delle sue preziose varietà d’uva. Durante una sessione formativa per i sommelier della scuola concorsi “Training Lab” di AIS Campania, guidata dal presidente Tommaso Luongo, si è parlato di Fiano, Greco e Aglianico con la preziosa presenza di Piero Mastroberardino. L’occasione ideale per poter degustare una bella verticale di tre annate del Taurasi Riserva Stilema, che ha rivoluzionato gli schemi precostituiti della tipologia, compresa la celebre e premiatissima 2018 e per fare un punto complessivo sull’areale.

La famiglia

Tra Atripalda e Santo Stefano del sole, secondo i carteggi del 1735, nacquero dal punto di vista imprenditoriale i Mastroberadino. Nella proprietà appartenuta a Don Nicolò Gesualdo e consegnata loro in gestione, erano già presenti le viti di Fiano – o apianae latine – come venivano indicate all’epoca. Nel 1851 il primo fondo acquistato da Michele sempre in agro del comune di Santo Stefano del Sole; pochi sanno, infatti, che i Mastroberardino erano cresciuti agli inizi nell’amore assoluto per i vini bianchi e per questa varietà, che riesce a dare espressioni pazzesche con gli anni in bottiglia. Gli unici ad avere nel proprio albero genealogico tre cavalieri al merito del lavoro: Angelo, Antonio e Piero. E proprio il primo dei tre, Angelo Mastroberardino, decise nel 1910 di partecipare fuori concorso alla mostra europea di Parigi ottenendo un inaspettato consenso generale. Fondata ufficialmente nel 1878, anno d’iscrizione in Camera di Commercio, la cantina ha subito puntato ai rapporti commerciali con l’estero, coprendo i mercati delle colonie d’Africa e sbarcando prima in America del Nord e poi in quella del Sud durante gli anni duri del proibizionismo. C’era già una forte competizione di prezzi e nazioni nel mondo del vino: Francia Italia Spagna Algeria la facevano da padrone principalmente sui bianchi.

Passato, presente e futuro di Mastroberardino

Le tappe moderne gloriose della Mastroberardino recitano il 1986 quale prima annata del “Radici”, il 1995 invece per il More Maiorum, primo Fiano di Avellino affinato in legno, il 1996 il ritorno a Pompei con il progetto Villa dei Misteri voluto fortemente dal padre di Piero e l’anno successivo, il 1997, il Naturalis Historia dedicato ad un vecchio vigneto di Aglianico posizionato a Mirabella Eclano con rese bassissime. E poi ancora la selezione clonale del 2000 da vigne prefillossera per il Redimore e l’inaugurazione del Radici Resort nel 2008. A gennaio 2014 la scomparsa del Cavaliere Antonio spinge il figlio, sull’onda dell’emozione, a immaginare la versione Riserva anche per il Fiano ed il Greco, non soltanto per il Taurasi. Arriva nel 2015 il primo anno di Stilema e continua con le nuove leve nel 2024 con il progetto “Vibra – naturally low alcohol”.

La degustazione dei vini

Proprio dal Vibra bianco 2024 inizia il percorso: etichetta fashion che richiama il ballo dei fiori con un logo a fumetti e gradazione di appena 10,50 Vol. ottenuta con una raccolta anticipata ben lontana quindi dalla categoria vini dealcolati. Blend di tre varietà, l’assaggio en primeur (uscirà a fine mese in commercio) dimostra buona tensione agrumata accompagnata da un sorso goloso e gastronomico. Il giusto viatico per i tre campioni di Taurasi Riserva Docg Stilema, partendo dalla 2018 premiata da Wine Enthusiast “miglior vino al mondo del 2025”. «Bisogna far comprendere al consumatore finale che l’anima del Taurasi è quella di vino di montagna, agile e vibrante come era un tempo e che non deve stancare – afferma Piero Mastroberardino – Il ricordo dei miei Taurasi anni dagli anni ‘60 fino ai primi anni ‘90 erano così: bassa concentrazione e grande freschezza». Si è preferito ricorrere solo ad 8 giorni di macerazione, con piccola parte in presenza di raspo e macerazione carbonica. Tre gli appezzamenti vitati compresi tra Paternopoli, Castelfranci e Montemarano. Vibrazioni di frutti di bosco e spezie bianche quasi cremose. Chiosa su scie iodate appaganti e lunghissime. La 2017 è, per certi versi, più radica agli stili classici del territorio, complice un’annata molto calda che ha livellato le caratteristiche principali. Potenza, note balsamiche e tocchi di torrefazione lo rendono quasi un vino da meditazione. Perfetta la 2016 ancora agrumata e tonica come appena uscita dalla cantina. Coerente dall’inizio alla fine del sorso che resta succoso e appetitoso adattabile alle numerose pietanze tradizionali della cucina irpina.


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