Verticale del Montepulciano d’Abruzzo di Emidio Pepe a Vini Naturali

Pubblicato in: Verticali e orizzontali

 

di Mimmo Gagliardi

Vini Naturali? Ma il vino non è un prodotto ottenuto dalla lavorazione di un materia naturale, che è l’uva? Mi sono documentato sul web e ho letto un bel po’ ma, come sempre mi succede, vengo preso dall’ansia di San Tommaso e decido che solo la prova sul campo possa avvalorare tutte le nozioni che ho appreso leggendo. Quindi, quale migliore occasione se non quella della manifestazione organizzata a Roma da Tiziana Gallo sabato 11 e domenica 12 febbraio? Così allungo il mio periodo di pendolarismo giornaliero al week end e così, sia sabato che domenica mattina, varco l’androne del cinquecentesco palazzo Della Rovere sede dell’Hotel Columbus di Roma, ad un tiro di schioppo da Piazza San Pietro.

La kermesse propone un’ottantina di produttori di vino, olio, birra, formaggi e salumi che allevano le materie prime e le lavorano mediante l’utilizzo di tecniche biologiche e biodinamiche.

I produttori che ho intervistato, anche se non sono sottoposti ad alcuna certificazione, non fanno uso di prodotti chimici e/o di sintesi per intervenire, nel caso dei vini, sia in vigna che in cantina con pratiche enologiche invasive. Tale concetto è da intendersi esteso anche alla produzione di formaggi e salumi, ma anche a tutti gli altri risultati della trasformazione dei prodotti agricoli.

Il rispetto della naturalezza del prodotto e della sua identità territoriale e culturale, è l’intento dei produttori biologici e biodinamici. Alcuni di loro, ad esempio, hanno accettato il declassamento dei loro vini da DOC a IGT o, in taluni casi, a VINO da tavola, pur di mantenere viva la loro idea di gusto, colore e caratteristiche olfattive del loro prodotti.

Tra gli eventi a corollario della manifestazione c’erano numerose degustazioni a tema, io ho scelto di partecipare alla verticale del montepulciano d’Abruzzo D.O.C. di Emidio Pepe annate dalla 1982 alla 1985.

I vini di Emidio Pepe sono particolari già dalla metodologia produttiva: i bianchi vengono pigiati con i piedi in grossi tini in legno, mentre i grappoli di uva rossa vengono diraspati a mano su reti a maglie strette disposte su tini in legno per poi essere torchiati. L’uva fermenta senza l’apporto di lieviti selezionati in vasche di cemento vetrificato e poi viene travasata a mano in bottiglia dove riposerà per il tempo occorrente all’affinamento. Prima della messa in commercio le bottiglie vengono stappate, il vino decantato e travasato in bottiglie nuove che sono poi ritappate ed etichettate. Nessuna filtratura, nessuna chiarifica, minimo trattamento delle vigne, apporto minimo dell’uomo.

Nella filosofia di Emidio Pepe c’è tutto lo spirito dei vini naturali, associato ad una strategia di vendita particolare che oggi consente a qualunque cliente di acquistare bottiglie dagli anni ’60 del secolo scorso ad oggi.

La verticale è condotta da Sofia Pepe, figlia di Emidio, che ci introduce alla sua azienda ed alle caratteristiche dei vini e delle relative annate di produzione.

1982 – annata non molto calda, a tratti piovosa. Colore granato molto scarico con riflessi aranciati, trasparente ma cristallino e cangiante. Naso elegante e fine di note accennate di frutta candita e fiori secchi con sottofondo erbaceo di fieno. In bocca è fresco, con tannini forti anche se arrotondati e definiti ma dominati da una forte componente sapida. E’ caldo, morbido, persistente, lungo. Delicato.

1983 – annata calda. Colore granato con unghia aranciata, leggermente più carico dell’annata precedente ma anch’esso cristallino e cangiante. Naso complesso dominato dal sottobosco con note forti e predominanti di funghi porcini secchi, con note fruttate di ciliegia sotto spirito e caramello. Fresco, con tannini forti sebbene levigati e definiti. Sapido. Bel corpo deciso. Caldo, morbido, persistente e lungo. Aromatico.

1984 – annata non molto calda, a tratti piovosa. Colore granato con unghia aranciata, leggermente più carico dell’annata precedente ma anch’esso cristallino e cangiante. Naso complesso con note di idrocarburo, the verde, aromi fruttati di confettura di ciliegia. In bocca è fresco, con tannini forti anche se arrotondati e definiti ma dominati da una forte componente sapida. Corposo, caldo, morbido, persistente e lungo. Equilibrato.

1985 – annata calda. Colore granato con unghia aranciata, leggermente più carico dell’annata precedente ma anch’esso cristallino e cangiante. Naso dominato da sentori di smalto e ceralacca. In bocca si presenta fresco con tannini fortemente astringenti ma levigati, sapido. Caldo, morbido, persistente. Da risentire.

Dovendo scegliere, la platea si è divisa tra la 1983 e la 1984. Io, nel mio piccolo, ho optato per la 1983.

Durante i due giorni della manifestazione ho avuto modo di poter approcciare anche criticamente ai prodotti proposti. Vista la partecipazione di aziende di tutta l’Italia e anche dall’estero ho confrontato ideologie, stili, metodologie e filosofie produttive, ricavando informazioni interessantissime per soddisfare la mia sete di conoscenza. Devo dire che le idee non sono ancora chiarissime (e ci credo, dopo un congruo numero di assaggi didattici non può essere altrimenti) ma occorre essere aperti e disponibili verso i vini naturali così definiti, non fosse altro che per il loro fascino vagamente anarchico. Continuo a studiare…

Ah, giusto a titolo informativo, visto che non ho potuto provare tutti i vini, volevo segnalare per la loro caratterizzazione:

Spumanti: Podere Pradarolo, Vej Metodo Classico 2010

Bianchi: Paolo Bea, Arboreus 2008

Rosati: Bonavita Rosato 2010 (campione di vasca)

Rossi: Monte dall’Ora – Amarone Stropa 2004

Passiti: Punta dell’Ufala – Azienda Agricola di Paola Lantieri,  Passito di Malvasia delle Lipari 2008


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