Viaggio nel tempo: il Greco di Tufo del 1982 di Di Marzo e Mastroberardino insieme a Rita e Ciro Picariello

Pubblicato in: Verticali e orizzontali

Trovandomi a parlare con Ciro Picariello del separietto-coda di Radici Wines, a base di prosciutto di montone, e non essendo il Ciro di Summonte-Montefredane insensibile all’argomento, mi lascio strappare una serata a quattro da me a Tenuta Montelaura . Presenti, anche Santa Rita, sempre da Summonte, moglie del vignaiolo fianista, e Santa Flavia da Forino, moglie dello scrivente fancazzista (tranquilli Maffi e Pigna, non ho bisogno del vostro aiuto, me lo scrivo da solo). Ci siamo divisi i compiti, io e mia moglie, allora le ho detto, tu cucini i mugliatielli, io i cardilli all’aringa affumicata. Non vi dico la risposta…o meglio, vi faccio la traduzione ” e ti pareva! Ti scegli sempre le cose meno impegnative”. Pazienza, ecchèdevofare…ormai il mio destino è subìre.

Mi arrovello il cervello per abbinare i vini (mamma che stanchezza!) e spulciando nel “mio caveau”, mi balena in testa un’idea : devo costringere, per una sorta di contrappasso, Ciro Picariello, fianista per eccellenza, a bere il greco, e non un greco dei nostri tempi, ma i classici degli anni ottanta, Di Marzo e Mastroberardino, ambedue annata 1982 (a vista, sotto la polvere, mi sembrano le più in forma). Si inizia con i cardilli saltati all’aringa affumicata ed è lì che “ci piazzo” i due greco.

Ma andiamo con ordine…

Greco di Tufo doc 1982 Di Marzo

Lo verso dalla classica bottiglia renana d’antan, mi appare con un colore giallo dorato carico, tendente all’ambrato. Classica roteata nel bicchiere, mi esce abbastanza consistente(vol. alcolometrico 12%). Al naso è “strano”, a parte l’evidente ossido-maderizzazione del vino, noto un altro sentore non molto piacevole che molto francamente non riusciamo a descrivere, nè io, nè Rita…Ciro non ci degna di attenzione, tutto preso com’è dai cardilli, sui quali ha riversato una generosa dose di peperoncino. Ad ogni buon conto, i circa trent’anni di questo vino, anche a suo giudizio, si sentono tutti, e di comune accordo con gli altri commensali, decidiamo di fermarci qui.

Greco di Tufo doc 1982 Mastroberardino

Stessa bottiglia renana di prassi per tutti i bianchi degli anni ’80, almeno qui in Irpinia. Il colore è simile al precedente, ma con due differenze : questo possiede ancora vivacità, ed inoltre,il giallo dorato carico è pieno e non tendente all’ambrato.Gira facilmente nel bicchiere (alcool dichiarato in etichetta 11,50%), qualche frutto residuo ci arriva all’olfatto, ma insieme a un sentore ferroso. Alcune lievi note di ossidazione che dopo un pò si attenuano fino a quasi scomparire. Con queste premesse, siamo rimasti sbalorditi nel percepire in bocca, a dispetto dell’età, ancora una tagliente acidità accompagnata anche da una discreta mineralità( ferrosa). Più che potabile.

Allora, sia chiaro che non intendo dare nessun giudizio a questi vini fatti circa trent’anni fa, ma per essere bevuti subito. La storia vitivinicola dell’Irpinia ci consegna abitudini di quei tempi che grazie a Dio abbiamo perso : si usciva con la nuova annata entro l’Immacolata. Espressioni e parole quali batonnage, affinamento sulle fecce fini, che ora rappresentano la Bibbia dei migliori produttori, a quei tempi erano praticamente ignorate, a vantaggio della messa in commercio della nuova annata quanto prima possibile. Si ottenevano quindi, dei vini magri, scarichi e che perciò non avevano la capacità di migliorarsi e di reggere nel tempo.

Per la cronaca : abbiamo sentito anche il Fiano di Ciro e, chiariamoci, senza nessun intento di giocare partite straperse in partenza…il mio (quello del contadino, fatto “con i piedi”, in tutti i sensi). Sui mugliatielli e sul prosciutto di montone, abbiamo tentato con l'”Aglianico di Baal” 2009, bel vino ma sui nostri piatti un tantino in affanno…forse Tecce..

di Lello Tornatore – Tenuta Montelaura


Dai un'occhiata anche a:

Exit mobile version